LIVE
LA FINE DELLA LATITANZA

Napoli, ecco come i pentiti hanno incastrato Giuseppe Prisco: arrestato in Catalogna

Dalla latitanza in Catalogna all’ergastolo in primo grado: la parabola di Giuseppe Prisco, l’uomo che bussò al citofono di “Polpetta” per consegnarlo al piombo dei Minichini.
Ascolta questo articolo Riproduci la versione audio
Ascolta
Caricamento in corso...
SEZIONE 2 DI 2
Podcast Audio
Napoli Ecco Come I Pentiti Hanno Incastrato Giuseppe Prisco Arrestato In Catalogna 2026 06 01
Ascolta altri Podcast

Il vero movente: lo schiaffo del boss per la piazza autonoma

Ma nella camorra la vendetta è spesso una scusa per coprire i soldi. Lo stesso Mammoliti confessa ai magistrati della Dda di non aver mai creduto alla tesi della “soddisfazione” familiare per la morte dello zio. Minichini voleva solo accreditarsi per avere un sostegno economico una volta fuori. La verità finanziaria emerge dalle confidenze ricevute in cella da un altro detenuto, Giulio Ceglie, fedelissimo della De Stefano:

«Io non ho mai creduto a quanto dettomi da Minichini Michele… Penso che il movente dell’omicidio fosse un altro. Nel 2018 mi trovavo in stanza insieme a Ceglie Giulio… Al Ceglie raccontai che non ero convinto che “Polpetta” avesse fatto da “filatore” nell’omicidio di mio zio e lui si diceva d’accordo con me, raccontandomi che qualche giorno prima dell’omicidio di “Polpetta”, quest’ultimo aveva ricevuto due schiaffi da De Luca Bossa Giuseppe. Ciò era avvenuto perché lo Sveglia riferì al De Luca Bossa che Orsi Salvatore aveva messo su una piazza di spaccio autonoma al Lotto Zero.»

Due schiaffi in pubblico. Il marchio del disonore e la condanna a morte per un ragazzo che aveva osato mettersi in proprio, vendendo la droga senza pagare la “quota” ai nuovi padroni di Ponticelli.

Le conclusioni dei magistrati, validate dal Gip, mettono la parola fine alle congetture: «Luisa De Stefano è colei che ha deciso l’omicidio insieme a Minichini Michele; gli esecutori materiali sono stati lo stesso Minichini Michele e Prisco Giuseppe». Prisco, l’uomo che scese dal motorino per suonare quel maledetto citofono, ha trovato in Catalogna la fine della sua fuga. Ad aspettarlo in Italia c’è una cella e un decreto di ergastolo.

(nella foto da sinistra Giuseppe Pirsco, Michele Minichini, la vittima Salvatore D’Orsi polpetta e quini i tre pentiti: luisa De Stefano, il figlio Tommaso Schisa e Eduardo Fiorentino Mammoliti)

Approfondimento

Non è solo un arresto, è un colpo al cuore della camorra di Ponticelli.
I pentiti hanno fatto il loro lavoro, ma cosa cambia davvero dentro i clan dopo la cattura di Giuseppe Prisco?
Le dinamiche interne si sgretolano, le alleanze tremano e la criminalità locale rischia un terremoto.
Il vero match ora si gioca nel silenzio delle indagini e nelle nuove strategie della DDA.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Segui Cronache della Campania Canali ufficiali
Commenti (1)

Notizia giornle,non sorpresa ma da segnalar, la cattura di Prisco sembra un colpo grosso per Ponticelli,ma non penso che subbito cambierà la vita del quartiere. I pentiti hannodetto molto,ma i risultati non si vedonofacilmente; le alleanzie si riorganizzano, i vuoti venonorimpiti da altri,la DDA faticherà a mantenere il controllo e la popolazioneresta cauta,preoccupata e spera ma con poche certezze concrete.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime Notizie

Leggi tutte le notizie

Primo piano