Napoli, «Pronto, mi servono trenta minuti»: la catena di montaggio dello spaccio tra i vicoli del Cavone
Dietro il paravento di un linguaggio cifrato fatto di "ore" e "minuti", Salvatore Casertano e Rosa Troise muovevano fiumi di stupefacenti tra Piazza Dante, i Tribunali e la Sanità. A incastrare la coppia del Cavone, le intercettazioni telefoniche
Napoli – Non c’è sosta tra i vicoli del Cavone. Non c’è sosta per quel telefono, l’utenza monitorata , che squilla a ritmi da call center aziendale nelle mani di Salvatore Casertano. Dall’altro capo del filo non ci sono clienti ordinari, ma un’umanità variegata di acquirenti, professionisti, habitué della notte e persino gestori di altre piazze di spaccio che chiedono frazioni di tempo. “Minuti”, “ore”, appuntamenti telegrafici fissati nei nodi nevralgici della mappa urbana di Napoli: Piazza Dante, il Corso Vittorio Emanuele, la Sanità, i Tribunali, Forcella.
L’inchiesta della Dda di Napoli e confluita nelle oltre 300 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Ambra Cerabona e che tre settimana fa ha portato in carcere 11 esponenti del clan Lepre, ha svelato la struttura molecolare, eppure solidissima, di una micro-organizzazione capace di muovere decine di dosi al giorno di cocaina, marijuana e hashish.
Una catena di montaggio perfetta. Da un lato Salvatore Casertano, alias ‘a caciotta la “mente” logistica, il terminale telefonico che raccoglie l’ordine, tratta sul prezzo, rassicura il cliente e calcola i tempi di consegna. Dall’altro lato Rosa Troise, per tutti semplicemente “Rosetta”, il corriere instancabile, colei che materialmente si sposta a bordo di uno scooter, preleva i pacchetti dai nascondigli stradali e incassa i contanti.
Un’attività così frenetica da non tollerare ritardi, tanto che nei progressivi delle intercettazioni ambientali si sente lo stesso Casertano esortare la donna con toni perentori ad arrivare presto a lavoro. Un’azienda a conduzione familiare del crimine, attiva dalle prime ore del mattino fino a tarda sera.
Il codice dei “minuti”
È il 13 gennaio 2020 quando le attività tecniche della polizia giudiziaria iniziano a registrare i primi movimenti significativi. Il linguaggio utilizzato dai sodali è apparentemente criptico, ma i magistrati della Procura non impiegheranno molto a decodificarlo: la misura del tempo corrisponde al prezzo o alla caratura della dose. Un “quindici minuti” è una dose da 15 euro; “trenta minuti” equivale a una pallina da 30 euro; “un’ora” rappresenta il pezzo grosso, il grammo intero da 60 euro.
Le lancette dell’orologio segnano le 14:21 quando un cliente chiama Casertano: “Tutto a posto, mi senti? Sto andando a Carlo Terzo, un trenta minuti…”
Casertano recepisce l’ordine all’istante, verifica la posizione del cliente e appena un minuto dopo, alle 14:22, devia la commessa sulla linea interna di “Rosetta”. Il dialogo è stringato, privo di convenevoli: “Due da 15 minuti a piazza Carlo terzo …”
La macchina si mette in moto. Alle 14:28 il cliente richiama per dire che è quasi sul posto. Casertano lo rassicura: “Lei già sta là…”
Ma qualcosa si inceppa nel traffico o nel punto d’incontro. Alle 14:31 è Rosa Troise a chiamare il quartier generale, innervosita dall’attesa: “L’acquirente non è ancora arrivato!” “Sta per arrivare” taglia corto Casertano.
Pochi minuti dopo, il sospiro di sollievo che chiude la transazione: “Sto tornando perché ora è venuto…”
Il flusso di spaccio dal centralino al cliente
La giornata del 13 gennaio è appena iniziata. Nemmeno un quarto d’ora dopo, alle 14:49, squilla di nuovo il telefono di Casertano. È un cliente abituale che chiede il servizio a domicilio:”Uè senti, ci possiamo vedere tra venti minuti?…”
Nel gergo della piazza, quel “ci vediamo tra venti minuti” significa una cosa sola: una dose di cocaina da venti euro da portare direttamente sotto il portone di casa. Casertano attiva immediatamente la Troise. Alle 15:13 il centralinista richiama l’acquirente per confermare la consegna: “…omissis…, sta giù al palazzo…”
Da Materdei ai Tribunali: i corrieri della notte
Il pomeriggio prosegue seguendo una geografia criminale che stringe in un imbuto l’intera città. Alle 15:38 un acquirente anonimo telefona a Casertano chiedendo una consegna all’esterno di un bar all’incrocio tra via Salvator Rosa e via Imbriani.
“Fuori al bar frà, eh uno… vengo solo io.” “Vengo solo io”, tradotto dagli inquirenti, significa una dose singola, in questo caso di marijuana. Casertano gira la disposizione a Rosa Troise: “Sto solo io vicino al bar adesso viene però sta venendo da sopra Materdei…”
Anche qui l’appuntamento rischia di sfumare. Il cliente chiama lamentandosi di non vedere nessuno, Casertano lo tranquillizza: “Sta venendo vedi sta venendo la ragazza…”La Troise arriva sul posto, ma non intercetta subito il contatto. Telefona al partner: “Sono al bar ma non vedo nessuno.” “Vedi che adesso mi ha chiamato, mi ha detto sono fuori al bar …” replica Casertano.
La consegna va a buon fine, ma con una sorpresa che la Troise riferisce: “Totore e stavano due di loro, chi doveva avere il 5 e chi doveva avere il 10…” Le dosi di marijuana erano due, frazionate per i due ragazzi in attesa.
Non c’è respiro. Alle 16:22:51 una cliente ordina “trenta minuti” (una dose di cocaina da 30 euro) da consegnare al Corso Vittorio Emanuele, nei pressi di un pub. Contemporaneamente, un altro cliente chiede un “dieci” di marijuana da ricevere nel vico Bagnara, davanti a una rosticceria Casertano ottimizza i viaggi del suo corriere e in una sola telefonata, al progressivo 57, traccia l’itinerario per la Troise: “Sì, allora, sto solo io nel vico e trenta minuti fuori al sombrero ai giardinetti, viene …omissis…”.
Il retrobottega dello spaccio: gli errori di calcolo in diretta
L’efficienza del gruppo viene messa a dura prova quando le richieste superano le scorte che la Troise porta con sé nelle tasche. Nel tardo pomeriggio del 13 gennaio, un acquirente ordina quattro dosi. Qualcosa però va storto. La Troise, impegnata in un vorticoso giro tra il “vico di sopra” e il Borgo Orefici, vende quelle quattro dosi ad altri clienti rimasti anonimi.
Quando il cliente richiama furioso Casertano dicendo: “Ancora non è venuto, non perché…”
Il capo chiama immediatamente la donna per chiederle conto del disservizio. La giustificazione di “Rosetta” svela la frenesia del momento: “Ah.. l’ho venduta a quelli là tutte e quattro, va bene adesso vado un attimo…”
La donna si è dovuta fermare per rifornirsi. Al telefono con Casertano, mentre l’intercettazione registra i rumori di fondo dei sacchetti di plastica, inizia a contare i pezzi in diretta per non sbagliare il nuovo carico: “Ah, tre e due, sono cinque, sei e sette…”.”Prendine sette in tutto” ordina Casertano, calcolando i vecchi e i nuovi ordini da smaltire.
Il giorno successivo, il 14 gennaio, gli investigatori documentano la straordinaria flessibilità della piazza. Rosa Troise deve andare dal medico e viene temporaneamente sostituita da Carmine Forte. Ma prima di staccare dal “turno”, la donna fa il bilancio con Casertano alle 13:38:”Sto lavorando da mezzogiorno ed ho provveduto a tutto… Tre venticinque ho venduto…”. Tre dosi di cocaina da 25 euro l’una piazzate in meno di due ore.
Poco dopo, alle 14:01, Casertano le detta le nuove consegne prima che lei si allontani: “Un 15 minuti nel bar a Piazza Dante… e poi prendi i tre, 30 minuti…”; “E..o..ti sto sentendo, tre 30 minuti e una da 15 minuti…” ripete la Troise per sicurezza; “Fai il quindici in una busta unica” conclude lui.
Mezz’ora dopo, la Troise è bloccata. C’è tensione nell’aria, forse il passaggio di una gazzella dei Carabinieri o di una volante della Polizia. Rimane asserragliata in casa della madre. Casertano la pressa: “Hai fatto il quindici a Piazza Dante?…”. “Il quindici a piazza dante, i tre venticinque ed un quindici in una busta, ora vado!…” si giustifica la donna.
Casertano aggiunge carico al carico: “Si deve andare anche a piazza medaglie d’oro per un cinquanta minuti, si deve andare nella Sanità che sta da solo…”. Dalla Sanità al Vomero, la ditta non rifiuta nessun cliente.—
Le orecchie delle telecamere e il “fondaco san Potito e i canali di scolo
Se le intercettazioni telefoniche rappresentano l’ossatura dell’accusa, i frame della videosorveglianza “Cavone 1″, installata dagli inquirenti nel Fondaco San Potito e in via Correra, costituiscono la prova visiva ravvicinata e inconfutabile.
Le immagini del 31 gennaio 2020 descrivono una scena da film poliziesco. Ore 18:45: un cliente ordina due dosi da 15 euro e una da 25. Casertano non ha stupefacente pronto: *”Devi aspettare venti minuti, il tempo di preparare”*. Cinque minuti dopo, alle 18:50:41, la telecamera immortala Salvatore Casertano mentre entra nel Fondaco San Potito. L’uomo si guarda intorno, si avvicina a un’edicola votiva dedicata alla Madonna, allunga la mano dietro i marmi sacri e recupera un bilancino elettronico di precisione. Subito dopo sale nell’appartamento adibito a laboratorio di taglio e confezionamento. Lo raggiunge Rosa Troise, prende le dosi appena pesate e riscende le scale per incontrare il cliente.
Il primo febbraio 2020 la scena si ripete con modalità ancora più guardinghe. Una cliente chiede una fornitura consistente:”Amò volevo sapere 80 quanto mi dai?…”, “Uno e tre…” risponde Casertano. Un grammo e tre centigrammi di cocaina purissima.Quando la donna arriva fuori al Fondaco, ha paura di entrare e telefona:
“Amore, io mi trovo qua fuori, ma devo entrare?…”, “Aspetta, sta arrivando la ragazza e ti faccio entrare con lei. Perché lo stesso non tengo niente, hai capito?…”.
Le telecamere filmano l’arrivo di Rosa Troise. Casertano le va incontro davanti alla casa di un altro indagato, Luigi Lepre, e le dà l’ordine: “Prenditi a quella fuori e dale la roba”. I fotogrammi registrano la consegna e il passaggio di mano delle banconote. Il vero magazzino della droga, infatti, non è dentro le mura di casa, ma nella strada, nel perimetro comune. È il canale di scolo delle acque piovane della via. Alle 17:22 del primo febbraio, un cliente anonimo chiede “due ore al 24h”, ovvero due grammi di cocaina da consegnare vicino ai distributori automatici h24 di via Mezzocannone. Casertano chiede tempo per preparare il pacchetto.
La telecamera riprende la Troise che si avvicina al canale di scolo, infila le dita nella grata, recupera il blocco di cocaina grezza nascosto tra i detriti e sale nell’appartamento con Casertano. Alle 17:53:41, finita l’operazione di sfoltimento e imbustamento, la Troise esce nuovamente, nasconde la sostanza rimasta nello stesso canale di scolo e scappa via a bordo di uno scooter per raggiungere il centro storico.
Il capolinea dell’impresa: l’arresto della “vecchia di sfaccimma”
L’attività prosegue senza sosta fino ai primi giorni di febbraio. Il volume d’affari è imponente, i clienti si accalcano e i nervi iniziano a saltare. Il 4 febbraio è una giornata cruciale. Le telefonate si sovrappongono. Un cliente ordina una dose al bar di Piazza Dante. Poi chiama Antonio Macor, gestore di un’altra piazza, che usa un gergo quasi indecifrabile:
“Mi vuoi far venire a prendere tra 25 minuti… più 15…”
“Non ho capito” risponde Casertano, disorientato.> “Venticinque e quindici!” urla Macor indispettito. Due dosi di diversa caratura.
Poi chiama una donna, che chiede un incontro “sopra le Chianghe” (Via del Formale), e infine un altro cliente, che pretende quattro dosi di marijuana per il suo gruppo:”Mi vieni a prendere sul vico, siamo quattro…”
Casertano scarica tutta la pressione sulla Troise urlandole l’ordine del giorno come un caporale:”Devi fare un 15 a Piazza Dante… Poi devi fare un 25 e un 15 minuti a …omissis… Un 30 minuti a …omissis… sopra le Chianghe… E 4 di loro sopra il vico!…”
La Troise è stanca, i viaggi sono troppi e i clienti per strada tempestano il centralino di proteste.Uno richiama tre volte. A quel punto, l’intercettazione ambientale restituisce tutta la spietata lucidità e, al tempo stesso, il disprezzo di Salvatore Casertano nei confronti della sua stessa complice, stremata dalla fatica e dai chilometri: “Sta quello sopra al Vico da tre ore. Hai capito? Già mi hanno chiamato tre volte. Hai capito? Può essere che l’arrestano questa vecchia di sfaccima…”
Una frase profetica, quella pronunciata da “Totore”. Non sarà un arresto in flagranza durante una consegna a interrompere il business del Cavone, ma il lento, metodico e inesorabile lavoro di accumulo di prove della Procura. I verbali d’intercettazione, e i fotogrammi estratti dai sistemi video ravvicinati hanno offerto ai magistrati un quadro indiziario definito “granitico”. La sinergia tra il centralinista e la staffetta dei vicoli è finita agli atti. La ditta dei minuti della cocaina ha chiuso i battenti tre settimane fa.
Approfondimento
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organizzato come un call center.
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