Napoli – Un’autovettura utilitaria scambiata per una manciata di dosi di stupefacente, una bambina che compie undici anni mentre le scaricano addosso il peso del lutto, e la voce gelida della periferia orientale di Napoli che rimbalza nelle microspie della Procura. C’è tutto questo, e molto altro, nelle ventisette pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Francesco Guerra del Tribunale di Napoli, un documento che squarcia il velo sulla quotidianità criminale di San Giovanni a Teduccio.
Al centro dell’inchiesta c’è lui, Raffaele Busiello, ventinovenne noto nei vicoli con l’alias di “Spighetto”, ritenuto dagli inquirenti un tassello cruciale del clan D’Amico-Mazzarella e oggi dietro le sbarre con l’accusa di aver pianificato, organizzato ed eseguito l’omicidio di Salvatore De Marco, spentosi sull’asfalto il 2 marzo 2026.
Festa di sangue in via Sorrento
La ricostruzione del delitto inizia alle 11:50 di una mattina apparentemente come tante, in via Sorrento. Salvatore De Marco è seduto al posto di guida della sua Fiat Panda grigia. Pochi metri più in là, la moglie si trova all’interno di un negozio. È una giornata speciale per la famiglia, o almeno avrebbe dovuto esserlo. I verbali delle dichiarazioni della donna restituiscono la drammaticità dei secondi in cui la violenza della camorra interrompe la normalità:
“Sono scesa dall’autovettura e sono entrata per acquistare dei piatti e dei bicchieri perché oggi è il compleanno di mia figlia, che compie 11 anni. Nell’uscire dal negozio, ho visto una Panda di colore grigio… con tre persone a bordo… quello seduto la passeggero aggiustandosi un passamontagna che aveva sul capo, ha iniziato a sparare nei confronti di mio marito”.
Cinque colpi calibro da accertare squarciano il silenzio del quartiere. La sequenza è rapida, spietata. la donna assiste alla fine del coniuge senza poter fare nulla: “Sono riuscita solo ad urlare: ‘Savio’… e lui mi ha chiamato come se mi volesse chiedere aiuto e poi lui, aprendo la portiera, è rovinato in terra”.
A soccorrere l’uomo, ormai in fin di vita, è arrivato un parente, ma la corsa verso il pronto soccorso si rivelerà inutile. De Marco muore, lasciando dietro di sé i cocci di una festa mai celebrata e una scia di interrogativi a cui le forze dell’ordine hanno dovuto dare risposta setacciando il territorio.
Il presagio di Piazza Capri
L’omicidio di via Sorrento, tuttavia, non è stato un fulmine a ciel sereno. Le indagini hanno infatti svelato che la vittima camminava con un bersaglio sulla schiena già da diverse settimane. All’inizio di febbraio 2026, intorno alle ore 16:00, in Piazza Capri, all’altezza del civico 11, si era consumato quello che a Napoli definiscono un “avviso di terra”.
Una Volkswagen T-Roc grigio scuro aveva sbarrato la strada a De Marco. A bordo c’erano personaggi di spessore della mala locale: ovvero colui che viene indicato come l’attuale reggente del clan D’Amico “gennarella” del rione Villa,m, un suo fidato guardaspalle e Raffaele Busiello. Era stato lo stesso Salvatore De Marco a raccontare alla moglie i dettagli di quel faccia a faccia ravvicinato. Il boss aveva abbassato il finestrino chiedendo con finta cortesia:
“Tutto a posto?”.
Al cenno affermativo di De Marco, l’atmosfera si era fatta subito incandescente:
“Fai il bravo, perché dobbiamo scendere e ti dobbiamo schiattare la testa?”.
Un insulto alla logica del controllo del territorio a cui De Marco aveva risposto con un moto d’orgoglio: “Ma tu? E va, se devi andare”. Una replica che aveva scatenato l’ira del guardaspalle, il quale — secondo i racconti della vittima — era uscito col busto dal finestrino sbattezzando le mani sul tettuccio dell’auto e urlando:
“Oh, ma che rispondi a fare?”.
In quell’occasione, solo il passaggio fortuito di una pattuglia dei Carabinieri aveva evitato che la discussione si trasformasse in tragedia. Ma l’appuntamento con i killer era stato solo rimandato.
Il panico nella piazza di spaccio
La svolta nelle indagini che ha condotto all’arresto di “Spighetto” è arrivata seguendo la traccia dell’auto usata dal commando: una Fiat Panda Quella macchina apparteneva di fatto a una nota piazza di spaccio del Corso San Giovanni, gestita da una donna e utilizzata quotidianamente dal pusher. Quando l’auto sparisce a fine febbraio, l’uomo racconta alla titolare che è stata “rimossa dai Vigili Urbani”. Una bugia misera per coprire una realtà ben più pesante: la vettura era stata ceduta ai killer legati al gruppo del “Vico” (il feudo dei D’Amico).
Le intercettazioni ambientali disposte dagli inquirenti catturano il terrore della donna non appena comprende che la propria vettura è stata impiegata nel sangue di via Sorrento. Parlando con il compagno detenuto,, la donna si sfoga violentemente contro i vertici del clan:
“Ve lo siete comprato voi a …omissis… con la macchina mia. Io facevo la droga, non i morti”.
È una linea di demarcazione netta quella che la donna traccia tra il business dei narcotici e le faide di sangue che attirano i riflettori della Polizia e della Direzione Distrettuale Antimafia. Il trojan installato nello smartphone della donna registra anche il momento in cui la donna affronta direttamente l’intermediario che ha consegnato le chiavi ai killer:
“E glielo dissi anche all’uomo che ha fatto utilizzare questa macchina, dissi io: ‘figlio di bucchinara… ma tu qua sopra venivi accomodato?… Perché io faccio la droga… e tu lo sai bene… chi fa i morti sei tu’… e sai cosa mi disse quello scemo? … eh… ma pagalo con le cose tue…”.
Dalle retrovie del carcere, il compagno della donna commenta con amarezza e cinismo il valore irrisorio per cui l’auto è stata sacrificata sull’altare dell’omicidio De Marco: “…per 10 grammi di roba secondo me erano d’accordo tutti quanti là…”.
Una vita umana barattata per una manciata di polvere, una costante tragica nelle dinamiche della camorra di terza generazione.
Lo scudo protettivo di “Spighetto”
Le carte dell’inchiesta non illuminano solo la dinamica dell’omicidio, ma offrono una radiografia nitida della mappa geopolitica dei clan dell’area est di Napoli, perennemente in bilico tra l’area di San Giovanni e le incursioni provenienti dalla vicina Ponticelli. Le piazze di spaccio della donna sono ambite, e i tentativi di estorsione o di “stesa” sono all’ordine del giorno. In questo contesto, il nome di Raffaele Busiello, alias “Spighetto”, diventa un vero e proprio brand criminale da esibire come scudo protettivo contro i clan rivali, in particolare contro i “Bodo” (il clan De Micco di Ponticelli).
Con l’ordinanza eseguita nelle scorse ore, la parabola di Raffaele Busiello subisce una brusca battuta d’arresto. Ma tra le palazzine di via Sorrento, l’eco di quelle intercettazioni continua a raccontare la storia di un rione dove la droga è un mestiere e i morti sono solo una variabile economica da calcolare.
Punti chiave sull'omicidio di Salvatore De Marco
Ecco una sintesi dei principali aspetti emersi dall'inchiesta sull'omicidio di Salvatore De Marco.
- Data dell'omicidio: Salvatore De Marco è stato ucciso il 2 marzo 2026.
- Autore del delitto: Raffaele Busiello, alias 'Spighetto', è accusato di aver pianificato e eseguito l'omicidio.
- Motivazione: L'omicidio è legato a dinamiche di controllo territoriale tra clan rivali.
- Circostanze: De Marco è stato colpito mentre si trovava in auto, in un giorno che avrebbe dovuto essere festivo per la sua famiglia.
- Contesto criminale: L'omicidio si inserisce in un quadro di violenza e spaccio di droga nella periferia orientale di Napoli.






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