L'inchiesta

Il giallo di Valerio Gentile: lo sfregio con l’acido della ex, la fuga dalle cure e una morte avvolta nel mistero

Il 37enne è deceduto ai Castelli Romani dopo essere stato ritrovato in stato alterato. I rilievi medico-legali escluderebbero un nesso diretto con le ustioni: si indaga su un'ipotesi di overdose o su un gesto estremo.
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Il Giallo Di Valerio Gentile Lo Sfregio Con Lacido Della Ex La Fuga Dalle Cure E Una Morte Avvolta Nel Mistero 2026 08 04
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C’è un dettaglio che trasforma una storia di brutale violenza domestica in un enigma di cronaca nera: il tempo non si è fermato al momento dei soccorsi. La vicenda di Valerio Gentile, 37 anni, sfregiato con l’acido sul pianerottolo di casa, non si è conclusa con il ricovero in codice rosso né con le manette ai polsi della sua ex compagna.

Si è trascinata in una zona d’ombra fatta di rifiuto delle terapie, scomparere improvvise e uno stato di alterazione psicofisica, fino all’epilogo più drammatico.

L’aggressione sul pianerottolo e la sostanza chimica

Tutto ha inizio il 9 luglio 2026 a Pomezia. Al culmine di una lite scoppiata per futili motivi, la compagna di Gentile, una 29enne, gli scaglia contro un flacone di acido professionale disostruente. Le urla della vittima mettono in allarme i vicini; i soccorsi del 118 trasportano d’urgenza l’uomo al centro ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma.

I medici riscontrano lesioni gravissime e permanenti di terzo grado su volto e collo. Per la donna scatta l’arresto con l’accusa di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (art. 583-quinquies c.p.), reato introdotto per punire chi mira a cancellare l’identità della vittima.

La scelta di fuggire e il rifiuto dei medici

È dopo le prime cure che il racconto deraglia. Quando il quadro clinico sembra stabilizzato, Gentile compie una scelta drastica: rifiuta i successivi interventi chirurgici di ricostruzione già programmati e lascia volontariamente la struttura ospedaliera.

Nelle ore successive, l’uomo fa perdere le proprie tracce, scivolando in una condizione di forte fragilità e abbandono. Far parte di un percorso di cura avrebbe garantito protezione clinica e psicologica; la decisione di interromperlo proietta il 37enne in una spirale di solitudine culminata nei comuni dei Castelli Romani.

Il ritrovamento a Santa Maria delle Mole e il decesso

Gentile viene riavvistato e soccorso per le strade di Santa Maria delle Mole, frazione di Marino, in forte stato di alterazione psycho-fisica. Trasportato d’urgenza all’Ospedale dei Castelli ad Ariccia, l’uomo muore poco dopo il ricovero.

Ma è qui che la linea investigativa si sdoppia. Secondo i primi riscontri, la morte non sarebbe stata causata direttamente dalle lesioni o dalle infezioni dell’acido. Gli inquirenti concentrano le verifiche su un possibile abuso di sostanze stupefacenti oppure su un gesto volontario maturato nel drammatico contesto emotivo seguito all’aggressione.

Due binari per una sola inchiesta

La Procura e i Carabinieri si trovano ora a gestire un fascicolo a doppio binario:
Il fronte aggressivo: L’impianto accusatorio contro la 29enne ex compagna per lo sfregio e le lesioni gravissime resta solido e confermato.

Il fronte del decesso: Gli esami tossicologici e l’autopsia dovranno stabilire con certezza se esista o meno un nesso causale — anche indiretto — tra la violenza subita e il crollo psicofisico che ha condotto Gentile alla morte.
Un quadro complesso in cui la cronaca impone rigore: mentre la giustizia farà il suo corso sul piano penale per l’attacco con l’acido, la medicina legale dovrà dare risposte sull’ultimo, drammatico precipizio in cui è caduto Valerio Gentile.

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