IL DOSSIER PREFETTIZIO

Castellammare, comune colonizzato dai clan: ecco come la giunta Vicinanza si è arresa alle cosche

Dai consiglieri eletti con i voti dei clan D'Alessandro e Cesarano alle credenziali informatiche cedute dai dirigenti per far operare i tecnici dei boss: le quasi 400 pagine della relazione d'indagine svelano il totale condizionamento di Palazzo Farnese
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Castellammare Comune Colonizzato Dai Clan Ecco Come La Giunta Vicinanza Si E Arresa Alle Cosche 2026 07 22
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Un’amministrazione che proclamava la svolta e la tolleranza zero contro la camorra si è ritrovata, nel giro di soli dodici mesi, impantanata nelle medesime sabbie mobili del condizionamento criminale, strozzata da un reticolo imprevedibile ma sistematico di parentele ingombranti, silenzi compiacenti e falle burocratiche colossali.

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È questo il quadro desolante che emerge dalle quasi quattrocento pagine della Relazione Finale d’Indagine sul Comune di Castellammare di Stabia, redatta nel gennaio 2026 dalla Commissione d’Accesso, e che ha poi portato allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche.

Un documento d’accusa di rara durezza che, capitolo dopo capitolo, radiografa il fallimento del ripristino della legalità nella Stalingrado del Sud, disvelando come i clan storici del territorio — i D’Alessandro di Scanzano e i Cesarano di Ponte Persica — abbiano continuato a muovere le fila della vita politica ed economica cittadina con sconcertante disinvoltura.

L’illusione della legalità e la trappola del civismo

Quando nel giugno del 2024 il giornalista Luigi Vicinanza si insediava come sindaco alla guida di Palazzo Farnese, sostenuto da una vasta coalizione di centrosinistra e civica, lo slogan risuonava roboante: “Sarò il sindaco di tutti, tranne che dei camorristi”. La città veniva dall’esperienza di un biennio di commissariamento straordinario, seguito allo scioglimento del consiglio comunale nel febbraio 2022 sotto la giunta di centrodestra guidata da Gaetano Cimmino.

Le premesse per un’autentica cesura con il passato sembravano esserci tutte: il vaglio preventivo delle liste annunciato di fronte alla Commissione Antimafia, l’appoggio di persone simbolo dell’anticamorra come il giornalista Sandro Ruotolo ed un rigido codice di autoregolamentazione.

Ma la realtà documentata dagli 007 della Prefettura e dalle Forze dell’Ordine ha mostrato un volto diametralmente opposto. Sotto il mantello delle liste civiche floride e improvvisate — il cosiddetto “civismo di comodo” — si sono incuneati gli stessi bacini elettorali ed i medesimi volti contigui alle consorterie criminali. L’analisi statistica e quantitativa sul voto condotta con l’Indice di Gini ha mostrato picchi spaventosi di concentrazione del consenso in sezioni elettorali chiave: a Ponte Persica, roccaforte dei Cesarano, l’indice ha toccato la cifra record di 0,593 (rispetto ad una media cittadina di 0,207), mentre a Scanzano, feudo incontrastato dei D’Alessandro, ha raggiunto lo 0,363.

 La geometria del consenso

Nel quadrante di Ponte Persica, il consigliere Pasquale D’Apice (fratello del defunto Luigi D’Apice detto ‘o Ministro, condannato per mafia in seno al clan Cesarano) ha drenato il 57,3% dei suoi 702 voti totali in appena 5 sezioni elettorali su 65. Dopo le sue dimissioni a fine 2025, la nipote subentrante Gisella D’Amora (entrambi all’opposizione con Progetto Stabia) aveva replicato al millimetro lo stesso identico pattern nelle medesime sezioni (fino ad un incredibile 56,3% di voti concentrati).

“Uno di famiglia”: le intercettazioni che incastrano la politica

Le risultanze investigative condotte dalla DDA di Napoli e compendiate nelle maxi-ordinanze cautelari “Domino Ter” e “Cerbero” dipingono un’assise cittadina costellata da inquietanti figure di connessione con la criminalità.

Uno degli episodi più clamorosi riguarda l’ex consigliere Gennaro Oscurato (lista Stabia Rialzati), travolto dalle intercettazioni ambientali mentre dialogava con Michele Abbruzzese, alias ‘o Paciariello, cugino del defunto padrino Michele D’Alessandro nonchè cassiere ed esponente di spicco del clan D’Alessandro. Dagli ascolti emerge che Abbruzzese e i suoi sodali consideravano Oscurato come “uno di famiglia” che “si mette a disposizione” per carte al Comune e posti di lavoro, festeggiandone l’elezione e rammaricandosi soltanto che non avesse ottenuto un assessorato.

Non meno grave la posizione dell’ormai ex consigliere Nino Di Maio (Noi per Stabia), il cui figlio Vincenzo (detto Zaccagnini) ed il nipote Nino Jr. sono stati identificati come gli autisti e basisti del reggente del clan Pasquale D’Alessandro. L’attività commerciale della famiglia Di Maio in via Roma era divenuta il punto di ritrovo quotidiano e la base logistica del boss per incontrare imprenditori e affiliati, ponendosi come un vero e proprio anello di congiunzione tra la società civile ed il tessuto camorristico.

E l’elenco si allunga: dal Presidente del Consiglio Comunale Roberto Elefante, socio in affari in società chiave con Catello Cacace (arrestato dalla Procura di Palermo per un comitato d’affari nella sanità), alla consigliera Rosanna De Simone, (eletta con la lista Mario D’Apuzzo sindaco) strettamente legata per via materna alla famiglia Scannapieco (con il cugino Biagio Maiello arrestato nel novembre 2025 in quanto ritenuto l’esattore del pizzo per il clan D’Alessandro), fino ai passaggi di testimone familiare con i referenti storici delle cosche nei quartieri critici.

Il fantasma del geometra Schettino e le password condivise

Se la politica si è dimostrata permeabile, a causa dei consiglieri eletti nelle fila della coalizione del sindaco Luigi Vicinanza, la macchina burocratica dell’Ente si è rivelata una fortezza senza porte né guardiani. L’indagine della Commissione d’Accesso ha portato alla luce una prassi tanto sconcertante quanto generalizzata: i dirigenti dei settori chiave (Lavori Pubblici, Urbanistica, Ambiente, Finanze) cedevano sistematicamente le proprie password di accesso al protocollo informatico “Civilia” ed i codici OTP per le firme digitali al personale di segreteria o ai collaboratori. Un’abitudine giustificata di fronte agli ispettori con la “necessità di velocizzare il lavoro”, ma che di fatto ha impedito la tracciabilità degli atti, rendendo impossibile attribuire la paternità formale ai provvedimenti. Ma anche se vi siano state manomissioni da parte di qualcuno che aveva accesso ai codici.

Anarchia negli Uffici Tecnici: Le audizioni dei dirigenti hanno confermato che negli Uffici Tecnici non esisteva alcun registro dei visitatori né filtro all’ingresso. Consiglieri comunali, assessori e professionisti privati alcuni dei quali potrebbero essere stati legati ai clan entravano liberamente, interpellando i funzionari istruttori per sollecitare o visionare pratiche coperte da segreto, spesso accompagnati da tecnici già condannati o sospesi.

L’esempio emblematico di questo corto circuito è rappresentato dalla vicenda del geometra Angelo Schettino. Indicato dai collaboratori di giustizia come il tecnico “a disposizione” del clan D’Alessandro — capace di passare al clan i documenti segreti sugli appalti pubblici e di gestire le pratiche edilizie della cosca — Schettino era stato ufficialmente sospeso a tempo indeterminato dall’Albo dei Geometri il 1° marzo 2024.

La relativa notifica dell’Ordine professionale era giunta al protocollo del Comune lo stesso giorno. Ebbene, per oltre quattordici mesi, quella nota è rimasta giacente nella “scrivania virtuale” del dirigente senza mai essere smistata o registrata. Risultato? Schettino ha continuato a frequentare liberamente i corridoi del Comune, a firmare e a presentare decine di pratiche edilizie, venendo bloccato solo nel maggio 2025, quando è stato arrestato dai Carabinieri nell’operazione “Domino Ter”. E persino dopo il suo arresto, alcune sue pratiche hanno continuato ad ‘viaggiare’ negli uffici comunali per l’approvazione.

Affidamenti “sotto soglia” e la mano del clan sulla Juve Stabia

Sotto il profilo della spesa pubblica, la Commissione ha rilevato un ricorso patologico ed incontrollato agli affidamenti diretti, mediante il frazionamento sistematico degli importi per mantenerli subito al di sotto delle soglie comunitarie e di gara aperta. Dalla fornitura dei sacchi per la raccolta differenziata — finita a ditte sprovviste dei requisiti antimafia e vicine alla criminalità — agli allestimenti per le spiagge libere estive e i servizi di pulizia, il sistema degli affidamenti “sotto soglia” è diventato il bancomat delle imprese contigue al sistema camorristico.

Ma l’ingerenza del clan D’Alessandro ha anche valicato anche i confini di Palazzo Farnese per estendersi sul simbolo della passione cittadina: la squadra di calcio S.S. Juve Stabia S.r.l.

Nel mese di ottobre 2025, il Tribunale di Napoli ha disposto la misura di prevenzione dell’Amministrazione Giudiziaria nei confronti della società calcistica. Le indagini hanno svelato un condizionamento pervasivo del clan nei settori strategici della sicurezza, del ticketing, della bouvetteria, dei trasporti della prima squadra e delle pulizie dello stadio Romeo Menti.

L’apice di questa promiscuità si è toccato il 29 maggio 2025, durante la festa pubblica in piazza per la promozione della Juve Stabia in Serie B. Di fronte a migliaia di cittadini, tre capi ultras colpiti da DASPO ed indicati dalle forze dell’ordine come vicini al clan D’Alessandro — Giovanni Imparato, Michele Lucarelli e Raffaele Di Somma — sono stati accolti sul palco delle autorità per consegnare una targa ad un calciatore, alla presenza compiaciuta di amministratori comunali e col benestare dello staff del Sindaco.

Una legittimazione pubblica da parte dell’amministrazione comunale concessa ai vertici del tifo criminale dalla quale il primo cittadino si è dissociato solo molti giorni dopo, spinto dall’ondata di sdegno mediatico quando la questione è emersa pubblicamente.

L’implosione politica e la resa della città

Travolta dall’accumularsi degli arresti, dalle perquisizioni e dalle rivelazioni delle indagini antimafia, la maggioranza guidata da Luigi Vicinanza ha iniziato a sbriciolarsi nell’autunno del 2025. Le dimissioni in serie di consiglieri chiave, l’espulsione tardiva dal gruppo dei consiglieri indagati per camorra e infine l’abbandono polemico del giornalista Sandro Ruotolo nel dicembre 2025 — che ha denunciato l’incapacità dell’amministrazione di farsi argine contro la camorra e il fallimento del civismo di facciata — hanno segnato il punto di non ritorno.

La relazione finale redatta dalla Commissione d’Accesso si chiude con una diagnosi spietata: Castellammare di Stabia ha dimostrato una “perdurante ed insuperabile permeabilità” alle ingerenze della criminalità organizzata, unita ad una totale assenza di anticorpi interni. Lo scioglimento dell’assise cittadina e l’invio della Commissione Straordinaria per la seconda volta consecutiva nel giro di quattro anni si presentano come l’unico ed inevitabile rimedio per tentare di sottrarre la città dal controllo soffocante della camorra.

 

Cosa sapere

Punti chiave sulla situazione di Castellammare di Stabia

Ecco una sintesi dei principali aspetti emersi dall'indagine sul comune di Castellammare di Stabia.

  • Scioglimento del consiglio comunale: Il consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche, come evidenziato dalla Relazione Finale d’Indagine.
  • Condizionamento criminale: L'amministrazione ha mostrato segni di condizionamento da parte dei clan storici, nonostante le promesse di legalità.
  • Civismo di comodo: Le liste civiche hanno ospitato candidati legati a consorterie criminali, compromettendo la trasparenza politica.
  • Falle burocratiche: Gravi mancanze nella gestione burocratica hanno permesso l'accesso indiscriminato a documenti e pratiche da parte di soggetti legati alla criminalità.
  • Intercettazioni compromettenti: Le indagini hanno rivelato collegamenti diretti tra politici locali e membri dei clan, evidenziando un sistema di collusione.
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