Le indagini

Attentato a Ranucci, una mail anonima indica gli autori del raid

Sarebbero 'mercenari', isolati dai clan, gli indagati arrestati per l'attentato al giornalista Sigfrido Ranucci: una missiva anonima li smaschera
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Roma – Un anonimo indica gli autori del raid dinamitardo ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci: i clan non erano informati.

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La svolta nelle indagini per scoprire gli autori dell’attentato del 25 ottobre scorso, è arrivata il 6 aprile scorso, quando alla Procura di Roma è arrivata una mail anonima.

Le cosche ‘isolano’ gli autori del raid: non ne sapevamo niente

La ‘missiva’, inviata al pm Carlo Villani, titolare delle indagini ha dato indicazioni dettagliate sull’identità di uno dei responsabili.

Cita in particolare, Antonio Passariello come colui che materialmente messo in atto l’azione. Secondo l’anonimo, Passariello non avrebbe informato delle sue intenzioni il clan Moccia al quale faceva riferimento. L’uomo, originario di Cicciano, in provincia di Napoli, sarebbe l’esecutore del piano criminale e colui che avrebbe fatto parte del clan Moccia per altre attività criminali.

La fonte ha riferito di aver ‘venduto’ Passariello per ‘dare una mano’ a individuare il responsabile e sosteneva di volerlo ‘vendere’ perchè avrebbe agito senza il consenso del clan con il quale svolgeva altre attività.

L’uomo veniva indicato come Antonio, residente al rione Gescal di Cicciano, in provincia di Napoli. L’anonimo riferiva che Antonio si sarebbe fatto accompagnare da un ragazzo di nome Luca, domiciliato presso la sua abitazione. Nel testo si affermava che i due si vantavano “dalla mattina alla sera” di avere fatto esplodere la bomba “per conto del clan Moccia”.

Esponenti del clan Moccia a Passariello: “Stiamo sott’occhio per la stupidaggine che hai fatto a Roma”

Dall’ordinanza del gip emerge il malcontento dei vertici del gruppo criminale locale per l’attentato a Ranucci compiuto e organizzato da Passariello senza avvisare nessuno.

“Sto sottocchio, ma assai assai, per mezzo della stupidaggine che hai fatto là a Roma” si legge in un messaggio indirizzato a Passariello da appartenenti al clan.

Il messaggio evidenzia, secondo il gip, che l’uomo, “punto di riferimento del gruppo capeggiato da Passariello nell’attività di cessione di sostanze stupefacenti”, non avesse gradito che a sua insaputa, l’indagato avesse preso parte” all’attentato a Ranucci. “Sei sott’occhio – scrive l’uomo in un altro messaggio – per quella cosa che hai fatto a Roma, guarda quando fai le cose di nascosto, come ti trovi nei casini…”.

A quel punto Passariello per rassicurare l’interlocutore spiega che “dalla commissione dell’evento erano trascorsi sei mesi e che comunque per lui non sarebbe stato un problema essere arrestato: ‘faccio un mese di carcere torno e mi cambio'”. Dagli atti emerge, comunque, che “allo stato, non è stata riscontrata alcuna appartenenza di Passariello al contesto criminale del clan Moccia di Afragola”.

Nel corso delle indagini sono stati estrapolati anche i dati relativi alla messaggistica whatsapp: “Dobbiamo buttare i palazzi a terra” dice uno degli arrestati per l’attentato al giornalista. Frase che risale al febbraio scorso e per il gip “non lascia alcun dubbio” sul fatto che il membro della banda “fosse in attesa di ricevere un ordigno esplosivo” anche mesi dopo l’episodio di Ranucci.

L’indagato aggiunge, senza fare riferimenti specifici, che chi gli ha procurato in passato l’esplosivo “me lo fece potente, con un bottone boom, uh mamma che abbiamo combinato”. Nelle stesse intercettazioni gli arrestati parlano dell’attentato a Ranucci assumendosene – di fatto la responsabilità. “Ti ricordi quella tarantella che ho fatto a Roma?” dice uno di loro in un dialogo.

Ecco chi sono gli indagati per l’attentato a Ranucci

I quattro arrestati con l’accusa di essere stati gli esecutori dell’attentato, su commissione, al giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto a Pomezia, in provincia di Roma, il 16 ottobre del 2025, vivono tutti in provincia di Avellino. Pellegrino D’Avino, finito nel carcere di Rebibbia; di sua moglie, Marika De Filippi, agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Avella. Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella; e Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano (Napoli).

Gli indagati, a vario titolo, sono accusati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. In corso numerose perquisizioni da parte dei carabinieri nei riguardi di persone che potrebbero aver fornito l’esplosivo e garantito il supporto logistico al commando.

Il sindaco di Avella esprime la solidarietà del paese al giornalista e tutela la sua Comunità

“Solidarietà e vicinanza” a Sigfrido Ranucci viene espressa dal sindaco di Avella, in provincia di Avellino, Vincenzo Biancardi a poche ore dall’arresto dei presunti autori dell’attentato dinamitardo: due degli indagati, marito e moglie, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippi, sono residenti da circa due anni nel piccolo comune irpino ai confini con la provincia di Napoli.

Biancardi tuttavia sottolinea che “l’immagine della comunità non può essere identificata con le vicende giudiziarie che riguardano singoli individui: Avella -sottolinea il sindaco- è una realtà composta da cittadini, associazioni, operatori economici che insieme alle istituzioni lavorano ogni giorno nel segno della legalità, della cultura e della valorizzazione del territorio: singole persone non possono offuscare il volto di un’intera comunità che crede nei valori della convivenza civile e del rispetto delle regole”.

FAQ

Domande frequenti sull'attentato a Sigfrido Ranucci

Ecco alcune domande comuni relative all'attentato e alle indagini in corso.

Chi è Sigfrido Ranucci?

Sigfrido Ranucci è un giornalista noto per il suo lavoro in ambito investigativo.

Quando è avvenuto l'attentato?

L'attentato ai danni di Ranucci è avvenuto il 16 ottobre 2025.

Chi sono gli indagati per l'attentato?

Gli indagati sono Pellegrino D'Avino, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Antonio Passariello.

Qual è la reazione della comunità locale?

Il sindaco di Avella ha espresso solidarietà a Ranucci e ha sottolineato l'impegno della comunità per la legalità.

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Commenti (1)

La notizia e grave ma andrebbe detta con cautela, perche nontutta la comunita e colpa: ci son persone arrestate ma lanostrapiccola comunita non puo esser giudicata per singoli. Pare che qualcuno abbia agito solsenz aver detto al clan, le indagini devonio chiarire ruoli e responsabilita. Importante tutelare legalita e non fare processi in piazza,aspettare fatti e prove.

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