L'INCHIESTA SUI CLAN

Arzano, 2 morti e un ferito: ecco i retroscena della faida scoppiata tra i nuovi camorristi

Le indagini dell'Antimafia svelano la mappa del potere. Da un'unica cosca sotto l'egida degli Amato-Pagano alla spaccatura armata: ecco i nomi e i ruoli dei nuovi ras.
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Arzano 2 Morti E Un Ferito Ecco I Retroscena Della Faida Scoppiata Tra I Nuovi Camorristi 2026 04 22
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Arzano – Due morti e un ferito: ecco i retroscena della faida scoppiata tra i nuovi camorristi di Arzano. Dopo il blitz di ieri l’altro ad opera dei carabinieri di Castello di Cisterna che ha portato in stato di fermo ben 11 soggetti tutti legati al clan della 167 e Amato-Pagano, iniziano ad emergere le prime indiscrezioni su come lo scacchiere criminale fosse mutato e di come due gruppi contrapposti, prima sotto l’egida di una sola bandiera si fossero divisi tentando di annientarsi a suon di omicidi e sparatorie.

Le radici del clan e la “benedizione” dei vecchi boss

Alcuni degli arrestati, giovanissimi, “nascono” militarmente al servizio del ras Renato Napoleone passato indenne attraverso faide ed epurazioni criminali. Pezzo da 90 e fedelissimo di Rosaria Pagano, aveva prima “investito” sui collaboratori di giustizia Pasquale e Pietro Cristiano quali reggenti del clan ad Arzano e poi, stante il pentimento dei Cristiano, su Giuseppe Monfregolo e i suoi familiari oggi tutti in carcere.

Secondo le indagini dell’Antimafia, Salvatore Romano (detto sasy), Raffaele Silvestro, Antonio Caiazza, Davide Pescatore alias pal e fierr, Vittorio Scognamiglio, Mattia Rea, Francesco Attrice o ferrar (arrestato per armi alcuni mesi fa), Salvatore Lupoli o’ trombone (cugino di Armano Lupoli ed estorsore unitamente a Pescatore), Antonio Alterio o’sceriff, Umberto Lupoli o’nano e Pietroangelo Leotta o’chiatt; si sarebbero associati tra loro e con altri soggetti già giudicati separatamente e con altri ancora in corso di identificazione, per costituire nella reciproca consapevolezza, un’associazione di stampo camorristico operante in Arzano e comuni limitrofi denominata clan della 167 di Arzano.

Gruppo di diretta derivazione dalla consorteria camorristica Amato-Pagano operativa nella zona nord di Napoli, che avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà, finalizzate al controllo del territorio, commettevano una pluralità di omicidi, di ulteriori delitti contro la persona, di estorsioni, di delitti in materia di armi e di traffico illecito di sostanze stupefacenti altresì conseguendo altri profitti e vantaggi ingiusti connessi all’acquisizione del controllo, diretto e indiretto, di tutte le attività illecite anche in ragione del consolidamento della propria egemonia criminale.

Le direttive dal carcere e la leadership sul territorio

Le attività di indagine hanno consentito anche di analizzare la posizione di Angelo Antonio Gambino, già citato anche nell’ordinanza del clan Puca e Verde di Sant’Antimo quale uomo di punta anche sul territorio di Grumo Nevano per conto di Napoleone, in qualità di promotore ed organizzatore quale incaricato di assicurare sul territorio di pertinenza del sodalizio l’esecuzione da parte degli affiliati degli ordini e delle direttive impartite dal carcere dagli esponenti di vertice.

L’analisi impietosa dei magistrati e degli investigatori dell’Arma, ha anche consentito di scindere ruoli di vertice e responsabilità. Salvatore Romano, sarebbe stato individuato quale capo e promotore, referente libero sul territorio dei capi e fondatori detenuti; coordinava tutte le attività del clan e i ruoli attribuiti agli altri affiliati, procedeva alle nuove affiliazioni, delineava le linee strategiche del clan, anche partecipando alle riunioni con gli esponenti delle altre consorterie criminali.

A partire dal mese di novembre 2025, dopo essere stato allontanato da Arzano su ordine di Giuseppe Monfregolo, con l’appoggio di Renato Napoleone e Angelo Antonio Gambino, ingaggiava una lotta armata contro la fazione guidata da Davide Pescatore al fine di riconquistare la posizione di comando fino ad allora ricoperta.

La scissione, la “cassa” e l’esercito degli affiliati

Ad associarsi ai due ormai in conflitto, secondo le indagini, Antonio Caiazza, in qualità di funzione di tesoriere del clan, braccio destro e uomo di fiducia dapprima di Romano, e dopo il suo allontanamento, di Davide Pescatore. Tutti gli altri, in qualità di partecipi, fornivano stabile e rilevante contributo alla consorteria camorristica, contribuendo in particolare – a vario titolo – a porre în essere numerose attività delittuose, in particolare: Francesco Attrice, uomo di fiducia di Monfregolo, aveva il compito di occuparsi dell’imposizione delle estorsioni e di custodire le armi.

E poi Mattia rea, con compiti di scorta e vigilanza di Salvatore Romano, del quale era uomo di fiducia, nonché con il compito della imposizione e riscossione delle estorsioni, assisteva Romano nella lotta armata contro la fazione di Davide Pescatore, Raffaele Silvestro. Coadiuvava, inoltre, Romano nella faida contro la fazione di Pescatore; Salvatore Lupoli, Antonio Alterio. Inoltre, Pietroangelo Leotta, con il compito dell’organizzazione e imposizione delle estorsioni, diveniva, uomo di fiducia di Antonio Caiazza; Umberto Lupoli, stabilmente a disposizione del clan, con compiti di supporto allo svolgimento delle attività illecite del clan, assisteva Romano nella lotta armata contro la fazione di Pescatore.

Poi il giovane Vittorio Scognamiglio, affiliato al clan su intercessione di Giuseppe Monfregolo, forniva il proprio contributo occupandosi del noleggio dei veicoli da utilizzare per le attività del clan, provvedendo a fere intestare Î relativi contratti a soggetti ignari.
P.B.

Nella foto da sinistra in alto Salvatore “Sasy Romano, Davide Pescatore pale e fierr, Antonio Alterio, Salvatore Alterio e una delle due vittime Armando Lupoli; in basso da sinistra Giuseppe Monfregolo, Renato Napoleone, Angelo Antonio Gambino, Antonio Caiazza e Francesco Attrice detto francuccio ‘o ferraro)

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