L'OFFENSIVA CONTRO LA CAMORRA

Colpo al clan dei Casalesi: sequestrati beni per oltre 2 milioni di euro a tre storici affiliati

Nel mirino della Dia un imprenditore edile legato agli Schiavone e un esponente di spicco che fungeva da collante tra la cosca e la politica a Casal di Principe. Sigilli a società, immobili e conti correnti.
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La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un importante sequestro di beni, per un valore complessivo che supera i 2 milioni di euro, a carico di esponenti di elevato spessore criminale legati al clan dei Casalesi. I provvedimenti, emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nascono dalle proposte avanzate congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Napoli e dal Direttore della Dia.

L’imprenditore dei lavori pubblici

Il primo provvedimento colpisce un noto imprenditore edile, ritenuto uno storico affiliato e divenuto nel tempo una sorta di monopolista nel settore dei marmi, dei porfidi e dei materiali per la cantieristica stradale. Già condannato in via definitiva nel maxiprocesso “Spartacus” e nuovamente indagato nel 2022, l’uomo è risultato strettamente legato alla fazione Schiavone.

Attraverso un complesso sistema di società “scatole cinesi”, si aggiudicava appalti pubblici e privati, occupandosi in parallelo del riciclaggio e del reimpiego dei capitali illeciti. In queste operazioni era supportato da un parente stretto, anch’egli destinatario dell’odierna misura patrimoniale.

Il mediatore politico del clan

Un secondo filone dell’operazione ha interessato un altro storico esponente della cosca casertana, con un ruolo nevralgico nel campo delle estorsioni e del reinvestimento dei proventi illeciti. Le indagini hanno svelato come l’indagato, eseguendo gli ordini provenienti dai vertici detenuti, fungesse da vero e proprio “collante” tra l’organizzazione criminale e la politica locale.

Nello specifico, si muoveva come braccio destro di un ex assessore del Comune di Casal di Principe, spesso risultato il candidato più votato alle elezioni amministrative.

I beni finiti sotto chiave

Le complesse indagini patrimoniali hanno accertato un’evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e le reali disponibilità economiche dei soggetti coinvolti. Il Tribunale sammaritano ha quindi disposto il vincolo su 4 società, 5 beni immobili, 2 autovetture e 24 rapporti finanziari, segnando l’ennesimo duro colpo agli interessi economici della criminalità organizzata.

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