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LA SENTENZA

Napoli, omicidio di Arcangelo Correra: ‘solo’ 5 anni all’amico Renato Caiafa

Il tribunale esclude la volontà di uccidere. Per i PM era omicidio volontario, ora si valuta il ricorso in Appello.
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Napoli Omicidio Di Arcangelo Correra Solo 5 Anni Allamico Renato Caiafa 2026 10 23
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Napoli – Un gioco sconsiderato, una tragedia assurda consumata all’alba, l’ennesima vita spezzata nel cuore del centro antico. Si è chiuso con una condanna a cinque anni e otto mesi di reclusione il processo di primo grado con rito abbreviato per la morte di Arcangelo Correra, il diciottenne ucciso il 9 novembre 2024 in piazzetta Sedil Capuano.

A pronunciare la sentenza è stato il gup Bove, che ha accolto solo in parte l’impianto accusatorio, ridimensionando drasticamente la posizione dell’imputato, il diciannovenne Renato Caiafa.

La svolta giudiziaria: cade il dolo eventuale

Il verdetto ha ribaltato la linea della Procura di Napoli. I PM Ciro Capasso e Luigi Santulli avevano infatti sollecitato una pesante condanna a 20 anni di carcere, contestando l’omicidio volontario sostenuto dal dolo eventuale: per l’accusa, Caiafa era consapevole del rischio di impugnare e maneggiare un’arma letale e lo aveva accettato.

Il giudice ha invece sposato la tesi della difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe De Gregorio, derubricando il reato in omicidio colposo per grave negligenza e imperizia. Non c’era la volontà di uccidere, né la coscienza della tragedia imminente: solo la fredda, drammatica stupidità di chi si atteggiava a pistolero davanti agli amici di sempre.

La folle corsa in ospedale e le ombre sull’arma

Nessun elemento emerso dalle indagini ha dimostrato che Caiafa sapesse che la semiautomatica calibro 9×21 avesse il colpo in canna. Anzi, la dinamica immediatamente successiva allo sparo ha mostrato la disperazione del giovane: subito dopo la deflagrazione, l’imputato ha adagiato l’amico ferito a morte sullo scooter, trasportandolo di corsa in ospedale nel disperato tentativo di salvargli la vita prima che perdesse conoscenza.

Resta tuttavia fitto il mistero sulla provenienza della pistola. La versione fornita da Caiafa — secondo cui l’arma sarebbe stata notata per caso appoggiata sulla ruota di un’auto in sosta — era già stata liquidata come poco credibile dal gip Maria Gabriella Iagulli: impossibile avvistare per caso una pistola nera adagiata su uno pneumatico scuro nel buio della notte.

Una famiglia segnata dai lutti e l’attesa dell’Appello

Sullo sfondo della vicenda resta il contesto sociale e familiare dell’imputato, segnato da una scia di sangue e violenza: Renato è infatti il fratello di Luigi Caiafa, il baby rapinatore ucciso nel 2020 durante un colpo in via Duomo, e figlio di Ciro Caiafa, assassinato pochi mesi dopo in un agguato nel suo “basso”.

Con il verdetto di primo grado, per la morte di Arcangelo Correra si chiude così un capitolo giudiziario con una condanna a meno di sei anni, decisamente inferiore alle aspettative della Procura. I magistrati attendono ora il deposito delle motivazioni entro novanta giorni per valutare se impugnare la sentenza ed evidenziare le proprie ragioni in Corte d’Appello.

Articolo modificato il 23/10/2026 alle 09:22 per revisione testo.
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