Napoli, 2 marzo 2024. È il giorno successivo alla sparatoria di via delle Scuole Pie. All’interno del reparto “Ionio” della Casa Circondariale di Napoli Secondigliano è appena venuto meno il divieto di incontro tra Vitale Troncone e suo figlio Giuseppe, entrambi pilastri dell’omonimo gruppo criminale egemone a Fuorigrotta.
Riuniti nella stessa cella di pernottamento, i due ignorano che la Direzione Distrettuale Antimafia abbia piazzato delle microspie ambientali
Giuseppe Troncone cammina nervosamente nello spazio ristretto della cella. Ha trascorso la notte insonne, tormentato dall’umiliazione subita all’esterno. I rivali del Rione Lauro, legati agli Iadonisi, non solo hanno sparato contro i suoi uomini, ma si sono portati via l’Honda SH 350 nero e rosso, intestato a un prestanome ma storicamente utilizzato dalla famiglia. Un affronto intollerabile per i codici della mala.
Attraverso un telefono cellulare illecitamente detenuto all’interno del carcere, i Troncone stabiliscono un contatto diretto con l’esterno. All’altro capo del filo c’è un interlocutore che Giuseppe chiama “O’ Giò”. Gli inquirenti della DDA e i Carabinieri del Nucleo Investigativo non hanno dubbi: dietro quel soprannome si cela …omissis… figura di primissimo piano e ritenuto l’attuale reggente del clan Puccinelli-Petrone, la storica cosca radicata nel confinante Rione Traiano.
La conversazione è un misto di rabbia, frustrazione e ordini perentori:
«Giò, mi vuoi bene a me… cioè mi vuoi bene, no? Siamo la famiglia. Lo sai perché sto cadendo malato? Sai perché sto cadendo malato? Si sono presi il motorino… Voglio il motorino dietro!»
L’investitura del reggente del Rione Traiano: «Prendilo malamente, fallo come se ci stessimo noi»
A quel punto, al telefono subentra il vecchio boss, Vitale Troncone. La sua voce è bassa, densa di minaccia. Non cerca un semplice favore, pretende un’azione di forza che ripristini l’onore del clan senza dover scatenare, nell’immediato, una guerra aperta in mezzo alla strada che attirerebbe troppe “guardie”. Vitale investe …omissis…del ruolo di giudice e boia della controversia flegrea:
«Giò Giò, senti a me, non ti cerco niente. Devono prendere il motorino e me lo devono portare, perché noi non le abbiamo mai fatte queste cose… Gli devi dire una cosa… io voglio avere solo un dialogo… La prima cosa si deve portare il motorino… Allora digli due parole… bravo!… Eh, loro stanno quieti… si mettono dove stanno di casa loro… quello che stanno facendo non ci interessa… Quello che… devono portarlo… fate quello che… nel Rione vostro, il resto lasciate perdere tutte cose».
Il reggente del Rione Traiano ascolta, garantisce la sua copertura. È il “fratello” all’esterno che deve gestire la transazione. Ma Vitale Troncone vuole che l’imbasciata sia dura, spietata, che i ragazzi del Rione Lauro tremino nel ricevere la richiesta:
«O’ Giò prendilo malamente. O’ Giò… O’ Giò… prendilo malamente… Io ti sto dicendo, io ti porto con me, diglielo malamente e non preoccuparti… fai finta che… prendilo malamente e non… prendilo malamente, hai capito? Come se ci stessimo noi. Prendilo malamente. Fagli quello che ritieni opportuno. Prendilo malamente dal primo momento… Tu sei la famiglia nostra? Prendilo malamente… Troncone. Hai capito? Ti do un bacio».
Il meccanismo diplomatico, oliato dalla paura della forza intimidatrice del Rione Traiano, si attiva immediatamente. Due giorni dopo, il 4 marzo 2024, le telecamere del Servizio Centralizzato Nazionale Transiti Targhe filmano lo scooter rubato mentre attraversa il varco di via Tertulliano, diretto verso viale Traiano. Il mezzo è nelle mani dei mediatori. Nei giorni successivi, l’Honda SH tornerà a circolare tra le palazzine di Fuorigrotta, a Piazza Italia e Piazzale Tecchio, segno che la paranza degli Iadonisi ha dovuto piegare la testa e restituire il bottino.
La sfuriata dello zio Luigi: «Si vogliono atteggiare a Totò Riina, piccolino»
È in questo clima di tensione permanente che si inserisce l’agguato di via delle Scuole Pie del marzo 2024. I capi storici, pur dal carcere, sanno che l’azione sconsiderata di qualche giovane affiliato rischia di far saltare la tregua armata faticosamente siglata nell’area ovest.
Il 4 marzo 2024, le microspie intercettano un’altra conversazione clandestina tra sezioni diverse del carcere di Secondigliano. Stavolta a parlare è Luigi Troncone, lo zio, che si sfoga con il nipote Giuseppe. Luigi attribuisce la colpa di tutto alla spavalderia del giovane Alessio Ferrara («Il piccolino»), colpevole di aver provocato i rivali del Rione Lauro girando per Fuorigrotta a bordo di auto di lusso:
: «Si vogliono atteggiare. Quello va… Totò Riina piccolino si vuole atteggiare… No poi, aspetta, poi la cosa bella… la RS Q3 in mezzo Fuorigrotta, la RS3 in mezzo Fuorigrotta, a mezzogiorno con la RS3. Io non… te lo giuro, mi devi morire tu!… Fratè, a noi ci fa male la testa! Ma i soldi da dove li sta pigliando? Che quello non può mangiare!»
«Come si è venduto il mezzo? Davvero si è venduto il mezzo? Cioè che figura di merda! Cioè allora tu devi fare una cosa…»
Luigi Troncone esprime tutto il disprezzo dei vecchi camorristi per le nuove generazioni di “paranza”, capaci solo di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine e di farsi umiliare in strada facendosi sottrarre persino lo scooter di famiglia. Un’umiliazione sanata solo dall’intervento del Rione Traiano, ma che le ultime ordinanze di custodia cautelare in carcere rischiano di trasformare nell’ennesimo capitolo di una guerra infinita.





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