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LA PARABOLA DELL'IMPRENDITORE

Napolitano Store, dalla ribalta di TikTok all’udienza preliminare: l’imprenditore verso il processo

Il gip di Nola Gemma Sicoli ha fissato l’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio dei pm Francesco Riccio e Anna Musso. Al centro dell’inchiesta le contestazioni fiscali relative alla gestione della Am Distribution
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Napolitano Store Dalla Ribalta Di Tiktok Alludienza Preliminare Limprenditore Verso Il Processo 2026 08 31
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È il passaggio che porta l’inchiesta dalla fase investigativa a quella processuale. Per Angelo Napolitano, 47 anni, imprenditore di Casalnuovo diventato popolarissimo sui social con il marchio Napolitano Store, è arrivata la fissazione dell’udienza preliminare davanti al Tribunale di Nola.

Il gip Gemma Sicoli ha infatti emesso il decreto dopo la richiesta di rinvio a giudizio formulata dai sostituti procuratori Francesco Riccio e Anna Musso. Sullo sfondo ci sono i due filoni investigativi sviluppati dalla Guardia di Finanza e concentrati sulla gestione della Am Distribution Srl, società attiva nel commercio all’ingrosso di telefoni cellulari ed elettrodomestici.

L’accusa, va ricordato, resta allo stato una contestazione della Procura e dovrà essere verificata nelle successive fasi del procedimento. Napolitano è quindi da considerarsi non colpevole fino a eventuale sentenza definitiva.

Nel frattempo da alcuni mesi l’imprenditore e ela sua famiglia vivono nel “buen retiro” di Sharm El Sheik insieme con la sua amica e discussa influencer social Rita De Crecsenzo, dove ha messo in piedi un ristorante e da dove continua la sua attività di titk toker.

Il meccanismo contestato dalla Procura

Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema commerciale sarebbe stato costruito su una distinzione tra vendite formalmente contabilizzate e cessioni al dettaglio che, secondo gli inquirenti, sarebbero state schermate attraverso un articolato meccanismo fiscale.

Il nodo dell’inchiesta riguarda le contestazioni di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, riferite agli anni d’imposta 2023 e 2024.

La società, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe fatto apparire alcune vendite come operazioni all’ingrosso soggette a un differente trattamento fiscale, utilizzando fatture emesse nei confronti di società considerate dagli investigatori prive di una reale operatività. Le vendite effettive ai privati sarebbero invece state realizzate a prezzi particolarmente competitivi, con la richiesta del pagamento in contanti.

Un sistema che, secondo la Procura, avrebbe consentito di movimentare la merce e contabilizzarne l’uscita dai magazzini senza registrare fiscalmente l’intero incasso.

Le “magliette dell’Avellino” e il doppio listino

Uno degli elementi più caratteristici emersi nell’indagine è il linguaggio utilizzato per indicare il denaro contante.

Nelle conversazioni finite all’attenzione degli investigatori, le banconote da cento euro sarebbero state indicate come “magliette dell’Avellino”, mentre sui social dello stesso Napolitano erano diventati ricorrenti i riferimenti alle “patatine”, altro termine utilizzato per alludere al pagamento in contanti.

La vicenda aveva già trovato una vasta eco mediatica nel febbraio 2025, quando Striscia la Notizia dedicò un servizio al cosiddetto “doppio listino” di Napolitano Store. Secondo quanto documentato dalla trasmissione, alcuni prodotti venivano proposti a un prezzo più basso in caso di pagamento cash rispetto al pagamento con strumenti tracciabili.

È proprio questo elemento che, successivamente, sarebbe diventato uno dei punti centrali della ricostruzione investigativa.

Cinque milioni e 7 di Iva contestata

Le cifre dell’inchiesta sono imponenti. Per il 2023 gli investigatori contestano un’Iva a debito non versata pari a 1.777.976 euro; per il 2024 la cifra indicata è di 3.962.585 euro.
Complessivamente si arriva a circa 5,7 milioni di euro.

Una ricostruzione, come ricostruisce il quotidiano Il Roma in edicola,  che si inserisce in un quadro di crescita molto significativa dell’attività commerciale: secondo quanto riferito dall’Ansa, il fatturato della società sarebbe passato dai 2,2 milioni di euro del 2017 ai 20,8 milioni del 2023.

Il primo maxi-sequestro: 5,74 milioni di euro

La prima clamorosa svolta giudiziaria arriva il 17 settembre 2025.
La Guardia di Finanza esegue un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per 5.740.561 euro nei confronti della società e del suo legale rappresentante. Tra i beni sottoposti a vincolo finiscono un immobile a Napoli e uno yacht di 16,5 metri, risultati formalmente intestati a terzi ma, secondo gli investigatori, nella disponibilità dell’imprenditore. Il provvedimento viene successivamente confermato dal Tribunale del Riesame.

Il sequestro arriva quando il nome di Napolitano è già diventato uno dei più riconoscibili del panorama social campano.

Dal negozio a TikTok: la costruzione del personaggio

La sua notorietà non nasce però dall’inchiesta. Napolitano costruisce la propria immagine pubblica intorno alla vendita di smartphone, televisori ed elettrodomestici promossi quotidianamente attraverso i social. Video brevi, offerte, prezzi particolarmente aggressivi, battute e un linguaggio diretto diventano gli ingredienti di un format commerciale capace di trasformare il titolare del negozio in un vero e proprio personaggio.

Nel settembre 2025 Sky lo descriveva come un imprenditore con oltre 415mila follower su TikTok; altre ricostruzioni pubblicate nei giorni del sequestro riferivano di una platea complessiva che, sommando le diverse piattaforme, superava le centinaia di migliaia di utenti.

La pubblicità dell’attività commerciale finisce così per coincidere con la costruzione del personaggio: Napolitano non è soltanto il proprietario dello store, ma diventa il volto dello store.
Il caso “Striscia la Notizia”

La notorietà esplode ulteriormente nel febbraio 2025.

Un servizio di Striscia la Notizia, realizzato da Luca Abete, accende i riflettori sulle modalità di vendita di Napolitano Store e sul presunto doppio listino. Il caso dell’iPhone 16 diventa emblematico: secondo quanto documentato nel servizio, il prezzo indicato per il pagamento in contanti era di 750 euro, mentre con carta saliva a 900 euro.

La trasmissione televisiva porta dunque sul grande pubblico una dinamica che fino a quel momento era soprattutto un fenomeno social.

Napolitano replica attraverso i propri canali, rivendicando la correttezza della propria attività e annunciando di voler dimostrare la propria regolarità.

Il video con Rita De Crescenzo e la politica

Poi arriva l’episodio che trasforma definitivamente il commerciante-influencer in un personaggio di cronaca nazionale.

È l’8 agosto 2025 quando Napolitano compare insieme alla tiktoker Rita De Crescenzo negli uffici del Consiglio regionale della Campania, nella stanza dell’allora consigliere Pasquale Di Fenza.

I due cantano l’inno di Mameli sventolando il tricolore. Il video diventa rapidamente virale e scatena una forte polemica politica. Di Fenza, esponente di Azione, viene successivamente espulso dal partito.

È un passaggio decisivo nella storia mediatica di Napolitano: il volto delle offerte commerciali entra nel circuito della cronaca politica e istituzionale.

E appena poche settimane dopo, il suo nome torna sulle prime pagine, questa volta per un’inchiesta giudiziaria.

Il secondo sequestro e la stretta sui negozi

Il 14 gennaio 2026 arriva un nuovo provvedimento.La Guardia di Finanza sequestra l’intero compendio aziendale della società che gestisce i Napolitano Store. Il nuovo decreto, emesso dal gip di Nola su richiesta della Procura, arriva dopo gli sviluppi dell’inchiesta e dopo il precedente sequestro da 5,74 milioni di euro.

Secondo gli investigatori, le condotte contestate sarebbero proseguite anche dopo il primo provvedimento cautelare. Il nuovo sequestro viene quindi configurato come misura impeditiva dell’attività aziendale.

È il momento in cui l’indagine fiscale si trasforma in un colpo diretto al cuore dell’attività commerciale.

La risposta social: “Supereremo anche questa”

Anche questa volta Napolitano sceglie di rispondere attraverso i social. In un video pubblicato su TikTok, con la colonna sonora di Rocky in sottofondo, l’imprenditore comunica ai follower la chiusura dei punti vendita e assicura che l’attività avrebbe superato anche quella fase.

È un elemento che fotografa bene la parabola del personaggio: persino davanti a un provvedimento giudiziario, il principale strumento di comunicazione resta quello che lo ha reso popolare.
Ora la partita si sposta in tribunale

Con la richiesta di rinvio a giudizio e la fissazione dell’udienza preliminare, la vicenda entra ora in una fase diversa.

La Procura punta a portare a processo le contestazioni costruite attraverso accertamenti fiscali, documentazione contabile, intercettazioni e altri riscontri investigativi. La difesa, rappresentata dagli avvocati Rocco Maria Spina e Teodoro Reppucci, annuncia invece una linea senza riti alternativi: l’obiettivo è arrivare al dibattimento per contestare la ricostruzione dell’accusa e sottoporre a verifica giudiziaria l’intero impianto investigativo.

La storia del personaggio, dunque, entra in una nuova fase: quella in cui alla popolarità costruita sul web si sostituisce il confronto con le carte dell’inchiesta e, soprattutto, con un giudice.
Per Napolitano, il prossimo video non sarà girato in uno store o davanti a uno smartphone da promuovere. Sarà il procedimento giudiziario a stabilire se le accuse della Procura reggeranno al vaglio del processo.

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