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Napoli, embrione scambiato, nasce una bimba ma non è figlia biologica della coppia: indaga la Procura

La coppia aveva cinque embrioni congelati e ne aveva scelto uno per avere un secondo figlio. Dopo la nascita, il gruppo sanguigno ha fatto scattare i primi dubbi, poi il test del Dna ha confermato che la bambina non ha legami genetici con i due genitori.
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Napoli Embrione Scambiato Nasce Una Bimba Ma Non E Figlia Biologica Della Coppia Indaga La Procura 2026 08 13
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Napoli – Avevano deciso di affrontare nuovamente il percorso della procreazione medicalmente assistita per avere un secondo figlio. Una coppia napoletana, 41 anni lui e 36 lei, aveva a disposizione cinque embrioni crioconservati e aveva scelto di utilizzarne uno.

Il 3 giugno 2025 è nata una bambina. Una nascita che avrebbe dovuto coronare un percorso lungo e complesso, ma che poco dopo si è trasformata in un dramma familiare.

I primi dubbi sono emersi quando alla coppia è stato comunicato il gruppo sanguigno della neonata, risultato incompatibile con quello dei due genitori. Da lì sono partiti ulteriori accertamenti fino al test genetico che ha fatto emergere il dato più sconvolgente: la bambina non è biologicamente figlia della coppia.

Il test del Dna e la denuncia

La scoperta ha spinto i due genitori a rivolgersi alla magistratura. Nel luglio dello scorso anno, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, hanno presentato un esposto alla Procura di Napoli.

Nel fascicolo, secondo quanto riferito dalla coppia, viene avanzata l’ipotesi che possa essersi verificato uno scambio di embrioni durante le procedure di procreazione medicalmente assistita.
Un’ipotesi che, allo stato, dovrà essere verificata dagli investigatori attraverso la ricostruzione di tutte le fasi della procedura e dei protocolli adottati dal centro.

Gli accertamenti al centro di procreazione assistita

La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo, tuttora pendente, per l’ipotesi di lesioni colpose.
Gli accertamenti sono stati affidati ai carabinieri del Nas di Napoli, su delega della pm Stella Castaldo, della sezione Lavoro e Colpe Professionali, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci.

I militari hanno effettuato verifiche presso il centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Paolo, a Fuorigrotta, per ricostruire la gestione degli embrioni e verificare l’eventuale presenza di anomalie nelle procedure di identificazione, conservazione e trasferimento.

La domanda che tormenta i genitori

Per la coppia, però, il problema non riguarda soltanto ciò che è accaduto alla loro bambina.
«Quando abbiamo scoperto lo scambio di embrioni siamo entrati in un vortice di emozioni», racconta il padre. E aggiunge di essersi chiesto se i propri embrioni possano essere stati trasferiti a un’altra coppia.

È questo, oggi, uno degli interrogativi più dolorosi della vicenda: se effettivamente vi fosse stato uno scambio, potrebbe esistere altrove un bambino biologicamente figlio della coppia, nato e cresciuto all’interno di un’altra famiglia?

Un’ipotesi che dovrà essere verificata dagli inquirenti e che, proprio per la sua portata, rende particolarmente delicati gli accertamenti in corso.

«Vogliamo crescere questa bambina»

Nonostante la scoperta del mancato legame genetico, la coppia afferma di aver sviluppato un legame con la bambina e di voler continuare a prendersene cura.

«Abbiamo riconosciuto la bambina e intendiamo crescerla», spiegano i genitori.

Sul piano umano, dunque, la vicenda assume una dimensione ancora più complessa: da una parte la ricerca della verità sull’eventuale errore commesso durante la procedura di PMA, dall’altra il rapporto affettivo con una bambina che la coppia considera ormai propria figlia.

«Dallo scambio in culla a quello nell’utero»

L’avvocato Francesco Petruzzi parla di una vicenda dalle conseguenze psicologiche profonde.
«Siamo passati dallo scambio in culla a quello nell’utero», sostiene il legale, secondo il quale potrebbe configurarsi anche un danno psicologico da quantificare.

Ora spetterà alla Procura stabilire cosa sia realmente accaduto al San Paolo, individuare l’eventuale responsabilità e soprattutto ricostruire la catena di custodia e identificazione degli embrioni.
Perché dietro l’inchiesta non c’è soltanto la verifica di un possibile errore sanitario: potrebbe esserci la storia incrociata di più famiglie e di bambini legati biologicamente ai genitori sbagliati. Un eventuale scambio di embrioni, se confermato, aprirebbe infatti interrogativi di enorme rilevanza non soltanto giudiziaria, ma anche etica e giuridica.

Il quadro normativo

In Italia il riferimento principale è la legge 40 del 2004, che disciplina la PMA e stabilisce precise regole per la tutela dell’embrione e per l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita. Nel corso degli anni la normativa è stata profondamente incisa dagli interventi della Corte costituzionale e della giurisprudenza, con una progressiva apertura rispetto all’impianto originario della legge.

Per quanto riguarda gli embrioni crioconservati, la questione è particolarmente delicata: identificazione, conservazione, movimentazione e trasferimento devono avvenire secondo procedure che garantiscano la corrispondenza tra embrione e coppia. Nel caso di Napoli, dunque, il nodo investigativo non è soltanto stabilire se vi sia stato un errore materiale, ma ricostruire in quale fase della procedura possa essere avvenuto lo scambio, quanti embrioni possano essere stati coinvolti e, soprattutto, se l’eventuale errore abbia prodotto conseguenze anche per altre coppie.

Va inoltre evitato un equivoco importante: la nascita di una bambina geneticamente non riconducibile alla coppia che si era sottoposta alla PMA non significa automaticamente che sia già accertato uno “scambio di embrioni”. Al momento, secondo il testo fornito, si tratta dell’ipotesi prospettata nell’esposto e oggetto degli accertamenti della Procura.

Ed è proprio questo l’aspetto giornalisticamente più forte della vicenda: non una semplice anomalia di laboratorio, ma il dramma di una coppia che si trova a interrogarsi sull’eventuale esistenza di un proprio figlio biologico cresciuto da un’altra famiglia, mentre una bambina è venuta al mondo e i genitori dichiarano di volerla crescere.

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