Domani Maddaloni dal gip

Omicidio Grivano, la Brunetti si difende: «Non sapevo niente della pistola»

La coppia Maddaloni-Brunetti dopo l'omicidio di Alessandro Grivano è scappata a Roma in bus
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Domani Ernesto Maddaloni comparirà davanti al gip Carla Sarno per l’interrogatorio di convalida del fermo. Il 32enne, che si è costituito sabato scorso in Questura accompagnato dai suoi difensori, gli avvocati Simone Grossi e Leopoldo Perone, è indagato per l’omicidio volontario aggravato di Alessandro Grivano, ucciso nella notte tra il 3 e il 4 luglio nel cuore di Porta Capuana.

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Con lui, per la Procura e per la Squadra Mobile, avrebbe agito la moglie Immacolata Brunetti, detta Eliana, 30 anni, già destinataria di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Gabriella Ambrosino.

La contestazione è pesantissima: concorso nell’omicidio volontario, con le aggravanti della premeditazione e del rapporto affettivo che in passato aveva legato la vittima a Brunetti. A Maddaloni e Brunetti viene contestata anche la detenzione e il porto dell’arma utilizzata per l’agguato, una pistola che, allo stato, non è stata ancora recuperata.

L’ordinanza che ha portato Brunetti dal regime dei domiciliari al carcere ricostruisce una notte scandita da immagini di videosorveglianza, transiti stradali, dichiarazioni dei testimoni e dal racconto della stessa indagata. Un mosaico nel quale, secondo il giudice, non c’è spazio per un incontro casuale degenerato in pochi secondi, ma emergono i contorni di una spedizione punitiva maturata sullo sfondo di una relazione finita, del ritorno di Grivano accanto alla sua compagna e di un conflitto che sarebbe andato avanti per mesi.

La corsa ferita verso Sant’Anna

Erano circa le 00.45 del 4 luglio quando il 118 intervenne in piazza Sant’Anna a Capuana. Alessandro Grivano arrivò in scooter, un Honda SH bianco, già ferito e con il sangue che gli usciva dalla schiena. Chiese aiuto, riuscì a percorrere ancora qualche decina di metri, poi si accasciò.

Una testimone lo vide arrivare e cadere. Un altro residente, ha riferito di avere visto quell’uomo, conosciuto soltanto di vista, «visibilmente ferito e con gli indumenti sporchi di sangue», mentre cercava soccorso prima di collassare su un tavolo all’esterno di un’abitazione.

Poco prima, al 113 era giunta la segnalazione di alcuni spari tra piazza Volturno e vico Pergole. In quel tratto di strada gli investigatori hanno repertato due bossoli calibro 7,65 e un’ogiva esplosa finita all’interno di una vettura parcheggiata. Sulla carena sinistra dell’Honda SH di Grivano, sotto la sella, c’era un foro di proiettile.

All’ospedale dei Pellegrini Grivano arrivò alle 01.11 in codice rosso, ma senza parametri vitali. I sanitari hanno rilevato ferite d’arma da fuoco nella regione toracica anteriore sinistra e in quella dorsale sottoscapolare. Per il gip, un dato compatibile con un’azione condotta da dietro o da una posizione latero-posteriore.

Il T-Max e le telecamere

Il veicolo chiave dell’indagine è uno Yamaha T-Max nero. Era stato noleggiato il primo luglio da Ernesto Maddaloni presso una società di via Arenaccia. Le telecamere lo registrano per ore in città, con in sella due persone: un uomo alla guida e una donna come passeggera, entrambi con casco nero.

Alle 22.47 del 3 luglio il T-Max viene ripreso in via Depretis, poi alle 22.54 in piazza Sannazzaro, alle 00.04 in piazza Vittoria e, poco più tardi, nella zona tra piazza Carlo III e via Foria. Gli inquirenti hanno incrociato quelle immagini con un reel pubblicato sul profilo TikTok attribuito a Brunetti: la donna e Maddaloni, secondo gli atti, indossavano abiti compatibili con quelli immortalati dai sistemi di controllo.

Il passaggio decisivo è registrato da una telecamera di un esercizio commerciale  che inquadra piazza Volturno. Grivano transita sul suo SH bianco, con una maglia rossa. Dietro di lui, a velocità sostenuta, arriva uno scooter scuro con due persone in sella.

Secondo l’ordinanza, il conducente tende «il braccio destro in puntamento orizzontale». Sul sedile posteriore c’è una figura femminile vestita di nero. Subito dopo, la gente presente nella zona fugge. Un minuto più tardi, alle 00.40.32, il sistema di lettura targhe intercetta il T-Max noleggiato da Maddaloni in via Arenaccia, a circa 600 metri dal punto degli spari. Ventuno secondi dopo, una nuova telecamera lo riprende mentre svolta ad alta velocità verso piazza Carlo III.

Per il gip, la sequenza restituisce la dinamica dell’agguato: il T-Max avrebbe raggiunto Grivano alle spalle, Maddaloni avrebbe sparato e la coppia si sarebbe allontanata immediatamente dalla zona.

Il racconto di Eliana Brunetti

Brunetti si è presentata negli uffici della polizia giudiziaria l’8 luglio, dopo quattro giorni di irreperibilità. Nel suo interrogatorio ha ammesso di essere sul T-Max insieme al marito e di riconoscersi nel reel pubblicato sui social. Ha però negato di avere partecipato consapevolmente a un piano omicida.

La sua versione descrive una cena a Mergellina e due incontri ravvicinati con Grivano. Nel primo, ha riferito, l’ex compagno l’avrebbe insultata e avrebbe tentato di spingerla dal motorino. Nel secondo, in zona corso Garibaldi, Grivano avrebbe rallentato, minacciato la coppia e fatto il gesto di prendere qualcosa dalla tasca.

A quel punto, secondo Brunetti, Maddaloni avrebbe estratto una pistola di cui lei non sapeva nulla e avrebbe esploso uno o più colpi. «Io non sapevo che fosse armato», è la linea difensiva riportata negli atti. Brunetti ha sostenuto che il marito avrebbe sparato «verso il basso e lateralmente» e che lei avrebbe provato a fermarlo prendendogli il braccio.

La donna ha anche detto di non essersi resa conto che Grivano fosse stato raggiunto, perché lo avrebbe visto proseguire sullo scooter. Dopo gli spari, i due avrebbero preso un bus notturno per Roma, dove sarebbero rimasti in un bed and breakfast per alcuni giorni. Un viaggio, secondo la sua versione, già immaginato prima dell’episodio per visitare la Fontana di Trevi.

«Una versione smentita dai video»

Il gip smonta punto per punto questo racconto. Le immagini, si legge nel provvedimento, non mostrerebbero un affiancamento né un gesto di minaccia della vittima tale da giustificare una reazione improvvisa. Mostrerebbero invece Grivano davanti e il T-Max che lo raggiunge da dietro, con il braccio del conducente teso in posizione di tiro.

Né, secondo il giudice, trova riscontro il tentativo di Brunetti di deviare il braccio del marito. Nelle immagini non emergerebbe alcun gesto della passeggera in questa direzione. E le ferite al torace riportate dalla vittima, per l’ordinanza, non sarebbero compatibili con uno sparo esploso in basso, a puro scopo intimidatorio o contro lo scooter.

La ricostruzione della cena, del rientro a casa, della sosta in bagno e del secondo incontro con Grivano viene definita «implausibile» sotto il profilo dei tempi. Per il gip, quella scansione servirebbe soprattutto a collocare il presunto recupero dell’arma in un momento nel quale Brunetti non sarebbe stata presente, così da sostenere la propria inconsapevolezza.

A pesare, nella valutazione cautelare, è anche quello che sarebbe accaduto dopo l’agguato. Brunetti e Maddaloni non si sarebbero fermati a soccorrere Grivano, non avrebbero chiamato i soccorsi né le forze dell’ordine, non sarebbero rientrati dai figli e avrebbero lasciato Napoli senza bagagli per raggiungere Roma.

Per il giudice, questa condotta non coincide con quella di una persona estranea a un fatto improvviso: «Non presta soccorso alla vittima, non avvisa alcuno» e si allontana con il coindagato. La fuga viene letta come uno degli indizi della partecipazione consapevole della donna all’azione.

La relazione finita e le minacce

Al centro del movente c’è la relazione che Grivano aveva avuto con Brunetti. Un rapporto durato, secondo gli atti, circa due anni e concluso da circa un anno. Dopo quella rottura, Grivano sarebbe tornato con la madre di sua figlia.

La donna, sentita poche ore dopo l’omicidio, ha riferito agli investigatori che da settimane circolavano voci su una possibile aggressione. Grivano le avrebbe detto che Maddaloni «voleva sparargli». La donna ha raccontato anche un episodio collocato circa tre mesi prima dell’agguato: due persone su uno scooter si sarebbero fermate sotto la sua abitazione chiedendo di Grivano.

Uno dei due, da lei riconosciuto come Maddaloni, avrebbe avuto una pistola in mano e avrebbe esploso più colpi contro la finestra.
La donna ha spiegato di non avere formalizzato una denuncia per paura di ritorsioni. Negli atti viene riportato il riferimento a un messaggio attribuito al fratello di Brunetti, soprannominato “’o Chicc”: in caso di denuncia, «ci sarebbe stata guerra».

La compagna della vittima ha anche parlato di altri episodi: Brunetti che l’avrebbe seguita per strada e che avrebbe manifestato l’intenzione di accoltellarla; la figlia quattordicenne della coppia che avrebbe incrociato Maddaloni e Brunetti sul T-Max e sarebbe stata derisa. La donna ha inoltre riferito, per quanto appreso da Grivano e dal fratello della vittima, di un precedente episodio in cui Brunetti avrebbe estratto una pistola e sparato in direzione dell’ex compagno senza colpirlo.

Sono circostanze ancora tutte da verificare nel merito processuale, ma che per il gip contribuiscono a delineare un contesto di ostilità non occasionale. Anche Brunetti, durante l’interrogatorio, ha ammesso che nel corso dei litigi con Grivano le era capitato di minacciarlo di morte, pur negando di avere mai impugnato armi.

La scelta del carcere

Brunetti era stata inizialmente collocata ai domiciliari in fase di esecuzione del fermo. Dopo l’udienza, però, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il provvedimento richiama il rischio di fuga, il possibile inquinamento probatorio e il pericolo di reiterazione di condotte violente o intimidatorie.

La donna è ora nel carcere di Secondigliano. Il giudice ritiene che il rientro ai domiciliari non sarebbe stato sufficiente a neutralizzare i rischi, anche per il radicamento nel medesimo contesto familiare e territoriale nel quale, secondo l’accusa, sarebbe maturato il delitto.

Maddaloni, nel frattempo, si è costituito. Domani potrà fornire la sua versione davanti al gip. Il suo interrogatorio sarà un passaggio centrale dell’inchiesta: dovrà chiarire, tra l’altro, la disponibilità della pistola, la dinamica degli spari, il ruolo della moglie e la fuga verso Roma. Restano da completare gli accertamenti sui telefoni, sui contatti della coppia, sul percorso dopo l’omicidio e sull’arma, che continua a non essere stata trovata.

Le accuse, va ricordato, sono provvisorie e dovranno essere verificate nel contraddittorio processuale. Ma per il gip il quadro indiziario, allo stato, racconta una sequenza precisa: la ricerca della vittima, l’avvicinamento da tergo, gli spari, la fuga e un movente affondato in una relazione finita male.

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