L'INCHIESTA

Omicidio Fabio Ascione: ci sono anche le dichiarazioni del pentito Mammoliti

Il decreto di ferma della Dda incastra il 23enne Francescopio Autiero. Decisive le rivelazioni del collaboratore Mammoliti: «Mostrava l'arma per raccontare lo scontro con i ragazzi di Volla».
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Napoli – Ci sono anche le dichiarazioni del pentito Eduardo Fiorentino Mammoliti nel decreto di fermo che il pm Sergio Raimondi della Dda ha firmato con  il procuratore aggiunto Sergio Amato nei confronti di Francescopio Autieri, il 23enne ritenuto l’autore dell’omicidio di Fabio Ascione avvenuto nei pressi del parco Topolino a Ponticelli la notte del 7 aprile scorso.

E’ stato lo stesso pentito il 10 aprile a voler parlare in video conferenza e alla presenza del suo avvocato con il pm Raimondi per raccontare quello di cui era venuto a conoscenza a proposito dell’omicidio.

Mammoliti: “Mostrava l’arma per raccontare lo scontro con i ragazzi di Volla”

«Ascione è morto nella mattinata del 7 aprile – ha messo a verbale il pentito –. … mi ha raccontato ciò che ha saputo da …-, che era andato subito a chiedere notizie sul posto». Secondo il racconto, lo scontro a colpi di pistola non è avvenuto davanti al “Bar Lively”, come inizialmente ipotizzato, ma nelle palazzine “Topolino”, nei pressi del campo sportivo di via Rossi Doria.

La dinamica: dal conflitto a fuoco alla tragedia

Poco prima del delitto, Autiero e un complice, K.V., avrebbero avuto uno scontro a fuoco con alcuni ragazzi di Volla, giunti sul posto a bordo di una T-Roc scura. Tra questi ci sarebbe stato A. A., figlio di un esponente della camorra del clan Rea -Veneruso. Dopo lo scontro, i due avrebbero incontrato Fabio Ascione e un altro ragazzo, nei pressi del campo sportivo.

Qui, la tragedia. Autiero, in preda all’adrenalina per lo scontro appena avvenuto, avrebbe iniziato a mimare l’azione: «Si vantavano di aver sparato poco prima – spiega Mammoliti – e Autiero agitava la pistola che aveva in mano. Accidentalmente è partito un proiettile che ha colpito Fabio, uccidendolo».

La fuga e le foto della cattura

Il racconto del collaboratore si spinge oltre, toccando i tentativi di copertura della famiglia dell’indagato. Il patrigno di Autiero avrebbe inizialmente confidato a … di aver “perso” il figliastro, per poi rincarare la dose il giorno successivo, assicurando che il ragazzo non sarebbe mai stato preso. Una latitanza interrotta però dalle indagini lampo della Procura.

Poi ci sono state le dichiarazioni di due ragazzi presenti al momento dello sparo che hanno confermato tutto quanto raccontato dal pentito. Lo stesso giorno delle dichiarazioni del pentito i carabinieri erano andati a casa di Francescopio Autieri cercar-
lo, non trovandolo. La madre disse ai carabinieri che era “fuori casa già da qualche giorno”. Naturalmente con il telefono spento.

Elementi che, uniti alle altre testimonianze raccolte sul campo e alle confessioni inconsapevoli registrate, grazie alle intercettazioni, in caserma e nelle auto dei ragazzi convocati, hanno permesso di chiudere il cerchio attorno al presunto killer di un ragazzo che con le logiche dei clan non aveva nulla a che fare.

(nella foto il pentito Mammoliti, Francescopio Autiueri, il complice K.V e la vittima innocente Fabio Ascione)

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