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La vendetta del clan

Si rifiuta di spacciare e gli incendiano l’auto: ‘Guardati le spalle’. Tre fermi

Un 52enne si rifiuta di spacciare e di pagare il pizzo: tre auto date alle fiamme per ritorsione. Il boss impartiva ordini dai domiciliari via social e ha pagato il piromane con 5 grammi di crack. 2A Battipaglia decido io"
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Si Rifiuta Di Spacciare E Gli Incendiano Lauto Guardati Le Spalle Tre Fermi 2026 08 20
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Battipaglia – Aveva detto no prima allo spaccio, poi al racket. Un rifiuto pagato a caro prezzo, trasformato in un incubo di fuoco e minacce di morte.

I Carabinieri della Compagnia di Battipaglia hanno eseguito un decreto di fermo d’urgenza — emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Salerno — nei confronti di tre uomini di 35, 40 e 48 anni, tutti originari della Piana del Sele. Le accuse sono pesantissime: estorsione consumata, tentata estorsione e incendio, tutte reati commessi in concorso e blindati dall’aggravante del metodo mafioso.

Dalle richieste di pizzo al rogo nella notte

L’indagine è scattata all’alba dello scorso 4 agosto in via Carmine Turco, a Battipaglia, a seguito di un devastante incendio nel piazzale di un condominio. Le fiamme avevano distrutto tre autovetture appartenenti a un 52enne di Eboli e a un suo familiare. Quello che sembrava un comune rogo doloso ha subito svelato una matrice ben più complessa e violenta.

Gli accertamenti della Dda hanno infatti ricostruito mesi di pressioni asfissianti: da gennaio la vittima era stata messa sotto torchio affinché diventasse uno pusher per conto del gruppo criminale. Di fronte al suo fermo no, la pretesa della gang si era trasformata in estorsione pura: 500 euro a settimana come “risarcimento”.

La vittima, spaventata, aveva ceduto solo in parte versando 450 euro in tre tranche, per poi interrompere ogni pagamento a giugno. Una scelta di dignità che ha innescato la ritorsione incendiaria ad agosto.

Dal braccialetto elettronico al compenso in crack

A tirare i fili dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, era il promotore del gruppo dedito al narcotraffico. L’uomo, pur trovandosi agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in provincia di Campobasso, continuava a gestire il territorio e a lanciare intimidazioni attraverso profili social fake. Sarebbe stato lui a commissionare il rogo ai due complici materiali. Particolare sconcertante emerso dalle indagini: l’esecutore materiale che ha appiccato il fuoco alle vetture è stato reclutato e pagato con soli 5 grammi di crack.

Le minacce via WhatsApp e il delirio del “coprifuoco”

La violenza del gruppo non si è fermata dopo le fiamme. Il 7 agosto la vittima ha ricevuto messaggi agghiaccianti: «Da oggi in poi guardati bene bene perché all’improvviso arrivo…». Poi, dopo una lite fisica tra la vittima e il piromane (smascherato involontariamente dal suo stesso fratello), il boss ha inviato un vocale su WhatsApp al fratello dell’esecutore: la minaccia esplicita di «sparargli alle gambe» e la pretesa di un controllo criminale assoluto sul territorio, arrivando a dichiarare il “coprifuoco” a Battipaglia.

Un’escalation interrotta dai fermi scattati d’urgenza per evitare che gli indagati potessero fuggire: uno di loro contava infatti su una solida rete di contatti con la criminalità in Spagna e tutti utilizzavano abitualmente canali di comunicazione criptati.

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