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Napoli, il supermarket del crack nelle Case Gialle: 3 arresti nel fortino di Barra

Smantellata la holding attiva 24 ore su 24 tra scale e citofoni: in manette il nipote del killer degli Aprea e lo zio dell’omicida di Mergellina
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Una catena di montaggio che non conosceva domeniche, festivi né cambi di stagione. Nel labirinto di cemento delle Case Gialle di via Mastellone, cuore grigio del quartiere Barra, la saracinesca della droga non si abbassava mai. Sette giorni su sette, ventiquattr’ore su ventiquattro, l’androne dell’Isolato B2 funzionava come una succursale industriale dello smercio al dettaglio.

Per i consumatori bastava comporre un numero di telefono, un rapido accordo a mezza voce, e in manciata di minuti lo scambio era consumato: contante alla mano, involucro in tasca. Da gennaio 2025 fino a oggi, quell’angolo di periferia orientale è stato inondato da fiumi di cocaina e crack, alimentando un business redditizio e spietato gestito da una paranza emergente legata a doppio filo con la camorra locale.

Un ingranaggio che sembrava perfetto, ma che si è inceppato contro il lavoro silenzioso della Squadra investigativa del commissariato San Giovanni-Barra. Mesi di pedinamenti, microspie nascoste e ore di filmati hanno infine chiuso il cerchio: l’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice per le indagini preliminari Valentina Giovanniello, ha fatto scattare i sigilli sulla piazza e blindato i vertici del sodalizio.

Dinastie di camorra

Il provvedimento cautelare delinea un quadro genealogico che a Napoli Est racconta decenni di cronaca nera. Dietro le sbarre di Poggioreale è finito Salvatore Ambrosanio, 33 anni, noto nei vicoli con l’alias di ’o nonnetto. L’indagato non è un nome qualunque: è il figlio di Gennaro Ambrosanio, figura apicale e braccio armato del clan Aprea, condannato per fatti di sangue che hanno segnato la storia criminale dell’area vesuviana.

Insieme a lui, raggiunto dalla custodia in carcere, c’è lo zio materno Ferdinando Liccardi, 52 anni, considerato il fidato luogotenente operativo del nipote. Ai domiciliari è andato invece il trentacinquenne Antonio De Rosa, zio di Francesco Pio Valda, il giovane detenuto e a processo per il brutale omicidio di Francesco Pio Maimone agli chalet di Mergellina.

La richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura è stata invece rigettata per altri tre indagati: Filippo Ciscognetti, 47 anni, Cosimo Loffredo, 28 anni, e Francesco Argentato, 30 anni, che restano a piede libero pur figurando nel fascicolo d’inchiesta.

L’accusa complessiva, mossa dal pool antimafia, resta gravissima: associazione per delinquere finalizzata al traffico continuato di sostanze stupefacenti, puntellata da decine di singoli episodi di cessione.

Il centralino e i turnisti dello sballo

La centrale operativa, come ha anticipato Il Roma,  risiedeva a ridosso dell’appartamento di Ambrosanio, all’Isolato B2. Lì, tra i pianerottoli e l’asfalto sbrecciato del rione popolare, la rete garantiva due canali di vendita: quello statico, con acquirenti che salivano direttamente le rampe di scale fino alla porta della base, e quello dinamico, con brevi appuntamenti fissati lungo via Mastellone.

A scandire i ritmi della vendita erano turni pianificati con precisione chirurgica. Durante la fascia mattutina e fino alle prime ore del pomeriggio, a gestire le consegne e a presidiare il cortile era quasi sempre il cinquantaduenne Liccardi. Poi, dal tramonto fino all’alba successiva, prendevano servizio i pusher ausiliari, garantendo copertura continua per la clientela notturna.

Gli atti dell’inchiesta restituiscono la normalità quasi burocratica con cui gli indagati gestivano il traffico. Il 14 febbraio 2025, senza sospettare che le cimici della Polizia stessero registrando ogni frequenza, Liccardi descriveva apertamente la propria quotidianità a un interlocutore: «Sto dando una mano a mio nipote. Vendo la cocaina!». Una confessione limpida, priva di allusioni, finita dritta nelle carte del magistrato.

I codici del crack e l’occhio elettronico

Le telefonate intercettate raccontano anche le dinamiche commerciali e le fluttuazioni del mercato rionale. Il giorno seguente, un sabato pomeriggio di metà febbraio, lo zio manifestava al nipote un momento di apprensione per il calo delle vendite: «Oggi la vedo un po’ lenta». Ambrosanio, da navigato capopiazza, rassicurava il parente con tono spiccio: «Non ti preoccupare, è presto… oggi si riprende la sera… lo sai il sabato si svegliano tardi».

Nelle richieste dei tossicodipendenti, invece, entravano in gioco linguaggi in codice e metafore sartoriali. Gli inquirenti hanno intercettato richieste esplicite dove crack e cocaina venivano catalogati per fornitura e tipologia: «Mi vuoi portare un’altra maglietta se la tieni, di quella là del compagno… una della tua e un’altra del compagno».

La trappola decisiva è scattata quando i poliziotti di San Giovanni-Barra sono riusciti a piazzare un obiettivo ad alta risoluzione a ridosso dell’ingresso dell’immobile. Per settimane, la telecamera ha immortalato decine di scambi al minuto, documentando volti, passaggi di banconote e la fisionomia dei clienti abituali. Frame nitidi che hanno blindato la ricostruzione accusatoria.
La partita giudiziaria si sposta ora davanti al Tribunale del Riesame. Spetterà ai legali difensori, i penalisti Onofrio Annunziata e Salvatore Operetto, tentare di smontare un impianto indiziario composto da registrazioni ambientali, intercettazioni e riscontri visivi inoppugnabili.

Cosa sapere

Punti chiave sull'operazione contro il traffico di droga a Barra

Ecco una sintesi dei principali aspetti emersi dall'operazione che ha portato agli arresti nel quartiere Barra di Napoli.

  • Luogo dell'operazione: L'operazione si è concentrata nelle Case Gialle di via Mastellone, nel quartiere Barra.
  • Tipologia di reato: Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.
  • Arrestati: Tra gli arrestati ci sono Salvatore Ambrosanio, Ferdinando Liccardi e Antonio De Rosa.
  • Tecniche investigative: L'inchiesta ha utilizzato pedinamenti, intercettazioni e video sorveglianza per raccogliere prove.
  • Prossimi passi: Il caso sarà ora esaminato dal Tribunale del Riesame per valutare le misure cautelari.
Articolo modificato il 25/09/2026 alle 09:53 per revisione testo.
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