Verbali inediti dei pentiti

Napoli, ecco chi sono gli esattori del pizzo del clan Giannelli a Bagnoli

Dalle bacheche dei parcheggiatori abusivi ai tavoli dei ristoranti di Bagnoli. i canali di esazione e le minacce dirette ai commercianti della movida flegrea. Il sistema del controllo territoriale
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Il sistema del controllo territoriale: la tassa sulla quotidianità. E’ stata questa per anni la fotografia  di una capillare e asfissiante attività estorsiva usata come principale strumento di affermazione del clan Giannelli sul territorio di Bagnoli e delle aree limitrofe, come Agnano e Cavalleggeri.

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Il controllo non si limitava alle grandi imprese o ai cantieri edili, ma si estendeva in forma molecolare a qualsiasi attività economica, compreso l’indotto dei parcheggi abusivi e i piccoli esercizi commerciali.

La gestione dei canali di esazione vedeva una forte sinergia tra i promotori del sodalizio e i bracci esecutivi incaricati del contatto diretto con le vittime. Figure come Luigi Pappalardo, Marco Battipaglia e Roberto Pinto emergevano come i principali esattori, muovendosi sistematicamente dietro le direttive impartite dal vertice, rappresentato da Alessandro Giannelli.

Le richieste venivano calibrate non solo sulla capacità economica del bersaglio, ma assumevano scadenze fisse in coincidenza delle principali festività dell’anno (Natale, Pasqua e Ferragosto), storicamente destinate al sostentamento dei membri detenuti e delle loro famiglie.

La voce dei collaboratori: i verbali nell’immediatezza del racconto

I meccanismi interni, le spartizioni delle quote e le modalità di intimidazione trovano un riscontro determinante nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia prima ancora del pentimento dello stesso boss Alessandro Gianelli avvenuto nei mesi scorsi.

I loro racconti, resi nel corso degli interrogatori dinanzi ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, aprono uno squarcio sulle dinamiche quotidiane del racket.
Il collaboratore di giustizia Romano Salvatore detto muoll muoll ex ras di Pinaura, descrivendo l’assetto e la spartizione dei proventi illegittimi derivanti dalle estorsioni sul territorio, ha dichiarato:

“Alessandro Giannelli mi disse chiaramente che sul territorio di Bagnoli e Agnano comandava lui e che ogni singola attività doveva versare la quota nella cassa comune. Mi spiegò che i soldi delle estorsioni, specialmente quelli raccolti nei periodi di Natale e Pasqua, servivano in primo luogo per pagare le mesate ai detenuti e per garantire la fedeltà dei ragazzi di strada. Chi si rifiutava o cercava scuse doveva essere affrontato subito, senza aspettare, perché tollerare un mancato pagamento avrebbe significato perdere il controllo del quartiere di fronte agli Esposito.”

A confermare la capillarità delle imposizioni e il ruolo centrale degli emissari del clan nelle attività quotidiane di esazione è il collaboratore Esposito Pasquale Junior, il quale ha messo a verbale dettagli precisi sui ruoli e sulle singole vicende: “Luigi Pappalardo e Marco ‘o cinese’ erano quelli che materialmente andavano a bussare ai negozi e ai cantieri. Ricordo perfettamente che quando c’era da raccogliere il pizzo per i ristoranti della zona di Bagnoli e per le sale scommesse, Alessandro dava disposizione a loro due perché erano i più decisi e non si facevano scrupoli.

“Nessuno poteva lavorare senza che il clan ne fosse a conoscenza”

Andavano a nome del clan, e se il proprietario faceva storie, la volta successiva si presentavano in tre o quattro sui motorini per far capire che l’aria era cambiata. I soldi venivano poi portati direttamente ai capi per la spartizione.”

Un ulteriore tassello riguardante i canali di approvvigionamento e il controllo delle bacheche dei parcheggiatori abusivi, spesso utilizzate come base logistica e di esazione immediata, viene fornito dalle dichiarazioni di Stanica Mihai Lucian:”Ho visto più volte come gestivano il giro delle estorsioni nella zona dei locali notturni e della movida. I ragazzi del clan controllavano ogni singola bacheca dei parcheggiatori ad Agnano e vicino alle discoteche. Pretendevano una percentuale fissa su ogni macchina.

Se un commerciante o un gestore di un’attività provava a lamentarsi, intervenivano subito i Pinto o i De Falco per rimetterlo in riga. Il sistema era organizzato in modo che nessuno potesse lavorare senza che il clan ne fosse a conoscenza.”

Le incursioni mirate

I pentiti hanno anche raccontato dell’estorsione consumata ai danni del punto vendita di Bagnoli, dove una tangente di 1.000 euro venne imposta come condizione necessaria per la prosecuzione dell’attività commerciale. L’azione vide il coinvolgimento sinergico di Luigi Pappalardo e Marco Battipaglia come esecutori materiali, supportati dall’attività di localizzazione e intermediazione di Diego Iuliano e Alessandro De Falco.

Di analoga gravità la tentata estorsione ai danni di una attività di Agnano . In questo caso, la richiesta ammontava a una somma fissa di 3.500 euro, esplicitamente richiesta per le festività pasquali e destinata al fondo per i detenuti. Le pressioni esercitate da Pappalardo, Marrazzo e Battipaglia dimostrano come il gruppo non mostrasse alcuna remora nel colpire i presidi culturali e di intrattenimento del quartiere, considerati meri centri di profitto da tassare per mantenere la stabilità economica del clan.

Approfondimento

Il pizzo non è solo un costo nascosto, è un vero e proprio freno allo sviluppo di Bagnoli e delle sue attività.
Il clan Giannelli ha imposto una tassa sulla quotidianità, soffocando negozi, parcheggi e
imprese con un controllo capillare e asfissiante.
Dietro ogni estorsione, ci sono famiglie e commercianti intrappolati in un sistema che

mina il futuro della comunità.

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