OPERAZIONE N.I.L. A GIUGLIANO

Giugliano, l’inferno dei campi a tre euro all’ora: arrestati due imprenditori per caporalato

Pesticidi senza protezioni, turni fino a 14 ore e paghe da fame per i braccianti indiani irregolari. L'intervento dei Carabinieri e dell'Ispettorato del Lavoro riaccende i riflettori sullo sfruttamento agricolo.
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Giugliano Linferno Dei Campi A Tre Euro Allora Arrestati Due Imprenditori Per Caporalato 2026 07 21
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Giugliano – Reclutati all’alba sul ciglio della strada, stipati su un furgone e spediti nei campi ad azzannare la terra per 10, talvolta 14 ore di fila. Il tutto per una paga da miseria: appena tre euro all’ora. Nessun riposo settimanale, divieto assoluto di assentarsi anche se malati, persino il telefono confiscato per impedire qualsiasi contatto con l’esterno.

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È la fotografia dell’orrore quotidiano emersa dall’ennesimo blitz del Nucleo Ispettorato del Lavoro (N.I.L.) dei Carabinieri di Caserta, condotto con il supporto del Comando Provinciale di Napoli. L’ispezione, scattata nell’ambito della campagna straordinaria nazionale del Ministero del Lavoro, ha portato all’arresto in flagranza di due imprenditori dell’Agro Aversano attivi nel settore ortofrutticolo e dell’allevamento. Le accuse per loro sono pesanti: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato.

Tra pesticidi e canicola: la merce umana nei campi

Le condizioni a cui erano sottoposti i braccianti — prevalentemente cittadini di origine indiana e sprovvisti di regolare permesso di soggiorno — sono da capogiro. I militari hanno accertato violazioni sistematiche di ogni norma sulla sicurezza e sulla dignità umana.

I lavoratori erano costretti a spezzarsi la schiena sotto il sole cocente della canicola estiva così come sotto la pioggia battente, senza alcuna protezione. L’apice del degrado si toccava durante le fasi di bonifica del terreno: i braccianti venivano obbligati a restare nelle piantagioni persino durante lo spargimento di pesticidi e sostanze tossiche, senza maschere, guanti o dispositivi individuali di protezione (DPI).

Dopo l’udienza di convalida, il Tribunale di Napoli Nord ha disposto per entrambi gli indagati la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

La rete dei controlli e la tutela dei vulnerabili

L’operazione non è frutto del caso, ma della cooperazione tra diverse istituzioni. Alle verifiche sul campo hanno lavorato in sinergia l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Caserta e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).

L’intervento si inserisce all’interno del progetto A.L.T. Caporalato T.R.E. (finanziato dal Fondo FAMI 2021-2027), una task force accesa nei territori più a rischio per intercettare e sottrarre alla morsa del ricatto i lavoratori migranti in condizioni di estrema vulnerabilità.

(Si precisa che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le misure adottate hanno natura cautelare e gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna).

Il prezzo invisibile del cibo che mangiamo

L’operazione di Giugliano non è un caso isolato, ma uno squarcio sulla realtà di una piaga strutturale che continua a consumare i territori del nostro Paese.

Il caporalato e lo sfruttamento del lavoro agricolo non sono semplicemente “mele marce” in un sistema sano: sono la manifestazione estrema di una filiera agroalimentare spesso schiacciata al ribasso, dove l’ultimo anello della catena paga il prezzo più alto.

La condizione di irregolarità dei migranti si trasforma nel miglior alleato dei caporali. Chi non possiede un permesso di soggiorno vive nel terrore costante della denuncia o dell’espulsione, diventando ricattabile e disposto ad accettare condizioni disumane pur di sopravvivere. Non si tratta solo di stipendi da fame (3 euro all’ora non coprono neppure le spese primarie di sussistenza), ma di un vero e proprio annullamento della persona: togliere il telefono, negare la cura nelle malattie e costrivere a respirare veleni significa privare l’individuo della propria dignità.

Combattere questa piaga richiede un cambio di passo a più livelli:

Controlli sul territorio: Progetti come A.L.T. Caporalato e le ispezioni congiunte sono indispensabili, ma occorre continuità.

Canali d’accesso regolari: Finché l’irregolarità sarà la norma per chi cerca lavoro nei campi, il mercato nero delle braccia continuerà a prosperare.

Trasparenza di filiera: È essenziale promuovere un’etica del consumo e una catena della distribuzione che premi i prodotti liberi dallo sfruttamento, dando il giusto valore economico al lavoro della terra.

Cosa sapere

Punti chiave sul caporalato e sfruttamento del lavoro agricolo

Ecco una sintesi dei principali aspetti emersi dall'operazione di Giugliano e dal contesto del caporalato in Italia.

  • Condizioni di lavoro: I braccianti sono costretti a lavorare fino a 14 ore al giorno per soli 3 euro all'ora, senza diritti e protezioni.
  • Popolazione coinvolta: La maggior parte dei lavoratori è composta da migranti, spesso privi di permesso di soggiorno, rendendoli vulnerabili al ricatto.
  • Violazioni della sicurezza: I lavoratori sono esposti a sostanze tossiche senza alcuna protezione, compromettendo la loro salute.
  • Interventi istituzionali: L'operazione è il risultato della cooperazione tra diverse istituzioni, inclusi l'Ispettorato del Lavoro e l'OIM.
  • Necessità di cambiamento: È fondamentale promuovere controlli regolari, canali d'accesso legali al lavoro e trasparenza nella filiera agroalimentare.
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Commenti (1)

Sto leggendo e pare tutto brutto,ma non capisco benissimo come si poteva intervenire prima; i controlli era necessari ma non stava facuto bene,le persone migranti era costritt’ a lavoare come macchine,senza diritti, il telefon gli è statu tolto e nessuno li difendavano,servirebbe piu continuitàe programi seri.

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