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L'inchiesta sull'attentato

Lavitola scrive alla compagna dal carcere: ‘Ho fatto errori, avrei dovuto ascoltarti’

Il faccendiere tace su Ranucci e racconta di essere stato 'abbandonato' da Silvio Berlusconi e di aver provato sofferenze e frustrazioni
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Lavitola Scrive Alla Compagna Dal Carcere Ho Fatto Errori Avrei Dovuto Ascoltarti 2026 08 21
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Roma – “Non sono lucidissimo anche se sto bene”. Valter Lavitola, il faccendiere accusato di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report Sigfrido Ranucci, rompe il silenzio da carcere di Rebibbia con una lunga lettera inviata alla compagna italo argentina.

Gli stralci di quella che sembra un amaro sfogo sono stati rivelati da un servizio del Tg1 che ne riprende i passaggi più pubblici.

“Spero di avere i domiciliari, comunque ho chiesto di poter lavorare, qui in carcere ti assicuro è molto più pesante l’impotente attesa” scrive Lavitola e poi ammette i suoi errori: “avrei dovuto ascoltarti – dice alla compagna – ma oramai è tardi”.

In un passaggio l’imprenditore sostiene di “essere stato abbandonato” dall’ex premier Silvio Berlusconi. In un altro passaggio scrive: “Ho provato sofferenze e frustrazioni”.

Ranucci durante il tour per il libro: “Non ho mai definito Lavitola un caso psichiatrico”

Mentre Valter Lavitola, in carcere fa ‘mea culpa’ e esprime il suo sconforto per essere finito nuovamente in carcere, Sigfrido Ranucci – in giro per l’Italia per la presentazione del suo libro – smentisce di aver definito Valter Lavitola un ‘caso psichiatrico’. Si infrange tra le parole dette e non dette quella che sembrava una presa di distanza dall’amico-faccendiere e mandante del suo attentato.

Un rapporto ‘indecifrabile’ quello tra i due fatto di silenzi anche a distanza. Lo stesso silenzio che Lavitola riserva a Ranucci nella sua lunga lettera dal carcere, nella quale non cita il conduttore, in attesa di comparire davanti ai giudici del Tribunale del Riesame per chiarire ulteriormente la sua posizione e spiegare meglio quel movente a ‘fin di bene’ e le modalità dell’attentato commissionato attraverso il suo factotum Gomez Clesio Tavares.

Ma la vicenda attentato non è l’unico ‘grattacapo’ giudiziario che pende sull’ex editore de L’Avanti e titolare della risto pescheria Cefalù bistrò. Lavitola si porta dietro anche vecchie condanne. In autunno il Tribunale di Sorveglianza dovrà esprimersi su una sentenza di due anni e un mese di reclusione.

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