I re dei cunicoli: i fratelli Chiariello a capo della «banda del buco»
Dalle viscere della terra al cuore del quadrilatero dello shopping di Aversa: la ricostruzione giudiziaria del colpo che fruttò un bottino da trecentomila euro
Un foro nel pavimento di appena quaranta centimetri, pistole a salve pronte a fare fuoco, e una regia impeccabile tra vedette in bicicletta elettrica e staffette sul Beverly. Le carte dell’inchiesta di Napoli Nord svelano la logistica militare dei professionisti del “buco”.
Il risveglio nel terrore
Il silenzio di via Roma, ad Aversa, si è frantumato nel primo pomeriggio di un torrido 20 luglio 2022. Non è stato un rumore di vetrate infrante dall’esterno a dare l’allarme, bensì un suono sordo, sinistro, proveniente dal basso. Le carte dell’ordinanza cautelare firmata dal G.I.P. del Tribunale di Napoli Nord, dott. Fabrizio Forte, restituiscono oggi la fredda e millimetrica precisione con cui la cosiddetta “Banda del Buco” ha svaligiato la nota gioielleria “Marotta”.
Un’azione fulminea, pianificata per settimane nei dettagli sotterranei, capace di fruttare un bottino monstre di circa 300.000 euro tra gioielli, preziosi e un preziosissimo orologio Rolex modello “Airking” sfilato direttamente dal polso di un cliente.
L’irruzione dalle fogne e il sequestro dei clienti
La tecnica è quella classica, letale, della criminalità dell’hinterland giuglianese: la penetrazione attraverso i cunicoli dei sottoservizi fognari. Gli autori materiali del colpo – tra cui figurano Giuseppe Palumbo e Ferdinando Russo, già condannati in primo grado in un procedimento parallelo – sono sbucati all’improvviso da un foro praticato sotto il pavimento del locale.
Indossavano tute protettive integrali di colore bianco, complete di cappuccio, salopette da lavoro e guanti per non lasciare alcuna traccia epidermica o impronta. In pugno, due pistole a salve ma identiche alle armi reali, usate per azzerare sul nascere ogni reazione. In pochi istanti, il titolare Gabriele Marotta, il figlio Alfredo e un cliente, Sergio Fabozzi, si sono trovati sotto la minaccia dei cani delle pistole sollevati. La violenza non si è fermata alle minacce verbali: le vittime sono state immobilizzate con delle fascette stringicavo in plastica e rinchiuse nel bagno della gioielleria, private di ogni possibilità di movimento mentre i banditi ripulivano le casseforti e le vetrine espositive.
I “pali” in superficie: la regia wireless
Se dentro il negozio si consumava il dramma delle vittime, all’esterno la complessa macchina logistica dell’organizzazione presidiava la strada. Le indagini dei magistrati hanno acceso i riflettori sul ruolo fondamentale di Francesco Russo. Il giovane, secondo l’impianto accusatorio, non solo aveva partecipato attivamente nei giorni precedenti alle massacranti operazioni di scavo nel sottosuolo, ma quel giorno era la “mente esterna” del colpo.
Dotato di un micro-auricolare invisibile, Russo era costantemente collegato via radio con i complici che strisciavano nei cunicoli, monitorando l’attività della strada per dare il via libera all’uscita dal tunnel. Per non destare sospetti, si era posizionato dinanzi alla porta d’ingresso della gioielleria. La sua non era una semplice presenza: bloccava fisicamente il battente della porta dall’esterno per impedire a chiunque di scappare verso la strada e attirare l’attenzione delle pattuglie delle forze dell’ordine.
La fuga coordinata verso Giugliano
Una volta riempite le borse con i preziosi, è scattato il piano di evacuazione. Francesco Russo, ricevuto il segnale d’uscita via radio dall’interno del locale, è salito a bordo di una bicicletta elettrica di colore nero, allontanandosi rapidamente in direzione di Giugliano in Campania. Ma una bicicletta, per quanto rapida nel traffico cittadino, non basta a garantire l’impunità su un tragitto intercomunale.
Ed è qui che entra in gioco la staffetta. A poca distanza, in via Selicelle, lo attendeva Domenico Chiariello a bordo di un potente scooter Piaggio Beverly di colore scuro, formalmente intestato al fratello Antonio. Le telecamere di videosorveglianza analizzate dagli inquirenti hanno catturato la scena: lo scooter affianca la bicicletta elettrica di Russo, Chiariello si volta accertandosi che il complice mantenga un’andatura sicura e serrata, facendogli da scudo e da battistrada fino al rientro nel quartier generale di via San Carlo Borromeo a Giugliano.
Il covo degli attrezzi e i colpi falliti
Il quadro emerso dalle indagini della Procura non si ferma alla rapina di Aversa. Quella mappata dagli inquirenti è un’autentica holding del crimine sotterraneo, capace di muoversi tra falsificazioni di targhe e arsenali da scasso professionali. Nel novembre dello stesso anno, i carabinieri faranno irruzione proprio nell’abitazione dei Russo, rinvenendo un furgone Fiat Ducato bianco a cui erano state apposte targhe contraffatte (serie BP694IN).
Nel cassone del veicolo è stata trovata la “cassetta degli attrezzi” della banda: mazzuole di ogni dimensione, scalpelli da muratore, piedi di porco, crick idraulici, un flex a batteria con decine di dischi da taglio, trapani e persino un sofisticato utensile artigianale in metallo con barre di ferro, studiato appositamente per scardinare il cemento armato e le pareti dei caveau. Un kit completo da carpentiere del crimine che, unito al sequestro di munizioni calibro 7,65 e cartucce da caccia , dimostra come la “Banda del Buco” non avesse alcuna intenzione di fermarsi, prima che le manette della giustizia stringessero i loro polsi, interrompendo i loro affari nelle viscere della Campania.
Persone coinvolte e ruoli:
RUSSO Francesco (indagato): Ruolo operativo e di coordinamento. Nei giorni precedenti partecipava agli scavi e ai sopralluoghi. Durante la rapina, munito di auricolare, fungeva da vedetta/palo indicando ai complici il momento per uscire dal tunnel; presidiava la porta d’ingresso bloccandola dall’esterno per impedire alle vittime di uscire, scappando poi su una bicicletta elettrica nera.
CHIARIELLO Domenico (indagato): Ruolo di supporto alla fuga. A bordo di un motoveicolo Piaggio Beverly (intestato al fratello Antonio) raggiungeva Russo Francesco in via Selicelle per scortarlo e assicurarne la fuga verso via San Carlo Borromeo.
PALUMBO Giuseppe & RUSSO Ferdinando: Complici co-autori materiali (già giudicati e condannati separatamente in primo grado).
Altri due complici rimasti non identificati: Autori materiali introdottisi nel locale.
Elenco dei 17 indagati
1) BELFIORE Beniamino, nato ad Aversa (CE) il 29.11.1976, residente a Giugliano CARCERE
2) CANNELLA Teodoro, nato a Napoli il 09.04.1970, residente a Giugliano INDAGATO
3) CHIARIELLO Antonio, nato a Villaricca (NA) il 19.10.1992, residente a Giugliano CARCERE
4) CHIARIELLO Domenico, nato a Napoli il 21.07.1983, residente a Giugliano CARCERE
5) D’ALTERIO Giuseppe, nato a Giugliano in Campania (NA) il 21.06.1976, ivi residente INDAGATO
6) DI MATTEO Antimo, nato a Napoli il 25.04.1976, residente a Giugliano in Campania CARCERE
7) FOLINIELLO Antonio, nato a Mugnano di Napoli (NA) il 06.10.1988, residente a
Giugliano in Campania ARRESTI DOMICILIARI
8) GIAPPONE Giuseppe, nato a Napoli il 25.08. 1976. residente a Giugliano CARCERE
9) GIGANTE Simone, nato a Napoli il 03.12.2001 ARRESTI DOMICILIARI
10) ACHROUN Giuseppe, nato a Napoli il 30.11.1992, residente a Giugliano CARCERE
11) MARTORI Antonio, nato a Pozzuoli (NA) il 17.05.1983, residente a Giugliano CARCERE
12) PALUMBO Francesco, nato a Mugnano di Napoli (NA) il 21.10.1988, residente a
Giugliano in Campania INDAGATO
13) PALUMBO Giuseppe, nato a Mugnano di Napoli (NA) il 12.08. 1989. residente a Giugliano INDAGATO
14) SAULINO Giaseppe, nato a Napoli il 23.07.1998. residente a Giugliano ARRESTI DOMICILIARI
15) STAPPA Salvatore, nato a Napoli il 21.10.1996. residente a Giugliano INDAGATO
16) STATERINI Francesco Pio, nato ad Ancona il 03.07.2004, residente a Giugliano ARRESTI DOMICILIARI
17) RUSSO Francesco, nato a Villaricca (NA) il 02.01.2000, residente a Giugliano ARRESTI DOMICILIARI
(nella foto da sinistra Domenico Chiariello, Antonio Chiariello, Giuseppe Hachroun, Giuseppe Giappone e Giuseppe Pio Saulino)
Approfondimento
La «banda del buco» non è un gruppo improvvisato, ma una vera e propria macchina da guerra criminale.
Con vedette in bici elettrica, staffette su Beverly e un foro di appena 40 cm, hanno
orchestrato un colpo perfetto alla gioielleria Marotta di Aversa.
Una logistica militare che fa riflettere: la precisione e l’organizzazione di questa
banda mostrano quanto sia alta la posta in gioco nella lotta alla criminalità.
Articolo interessante, ma certe frasi pareno troppo sensazionaliste e con termini giuridici mescolati male; magari il giornalista ha voluto rendere piu drammatco il racconto. Sarebbe utile avere i verbali integrali o almeno una timeline precisa per capir megliò la sequenza.
Concordo in parte con quella lettura; però vorrei aggiungere che la dinamica della fuga pare avvenuta con piu mezzi e qualche incongruenza sulle targhe. I dettagli tecnici sui attrezzi sono ripetitivi e alcune frasi si interrompevano senza senso, quindi va verificato ancora.
Leggendo l’articolo, sembra ben ricostruito, ma ci son molti parti confuse: la cronologia non èsempre lineare e alcuni nomi son mescolati; la descrizzione dei pali e del tunnel sembra poco chiara, e manca un chiarimento su come i testimoni ère stati assistiti dopo. Non giudico, solo osservò.
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