LIVE
IL SISTEMA CASTEL VOLTURNO

«Ci disarmiamo»: cellulari spenti come i narcos ed euro contati in auto. Tutti i dettagli del mercimonio politico a Castel Volturno

Microspie, telecamere nascoste nelle auto e messaggi "Self-Destruct": così l'ex sindaco Pasquale Marrandino e i suoi fedelissimi truccavano appalti, distribuivano nomine ed erogavano tangenti persino per pagare la retta dell'asilo
Ascolta questo articolo ora...
Caricamento in corso...
Podcast Audio
Ci Disarmiamo Cellulari Spenti Come I Narcos Ed Euro Contati In Auto Tutti I Dettagli Del Mercimonio Politico A Castel Volturno 2026 08 05
Ascolta altri Podcast

Castel Volturno – Un sistema capillare, pervasivo e sfrontato, dove la cosa pubblica è stata trasformata in una “res privata” da gestire secondo logiche puramente clientelari, corruttive e intimidatorie. È questo il quadro devastante tracciato dai pm di Santa Maria Capua Vetere, Giacomo Urbano e Anna Ida Capone, nell’articolata richiesta di misura cautelare che ha investito come un terremoto il Comune di Castel Volturno, portando alle dimissioni immediate del Sindaco Pasquale Marrandino.

Nelle 174 pagine di atti giudiziari emerge l’immagine di un’amministrazione piegata al servizio di una cerchia ristretta di politici, imprenditori amici e grandi elettori. Un patto scellerato partito fin dalla campagna elettorale per le amministrative dell’8 e 9 giugno 2024 (e successivo ballottaggio del 24 giugno) e proseguito senza soluzione di continuità nella gestione ordinaria di appalti, proroghe e incarichi professionali.

La genesi: il “banco del voto” al Bar Quattro Stagioni e la coercizione ai seggi

Tutto ha inizio con una vera e propria associazione finalizzata alla corruzione elettorale. Le indagini – nate dalle denunce dell’ex sindaco uscente Luigi Umberto Petrella e del consigliere Antonio Luise – hanno scoperchiato una rete promozionale di compravendita dei voti.

Il centro nevralgico dell’operazione era un bar ad Ischitella. Qui era allestito un vero e proprio “banco” dove Michele Cantone e i suoi complici consegnavano sistematicamente banconote da 50 o 70 euro a una fila continua di elettori. In cambio del contante, ai cittadini veniva fornito il facsimile della scheda elettorale con le indicazioni di voto per la lista “Marrandino – Natale”, specificando persino la sezione elettorale in cui recarsi.

Ma l’accaparramento delle preferenze non avveniva soltanto con il contante. Gli inquirenti mostrano scenari surreali e intimidatori:

Il “maiale” in cambio di voti: L’indagato Attilio Morrone (nonno della candidata Silvana Morrone) riceveva da Pasquale Marrandino un suino allevato abusivamente e sprovvisto di documentazione sanitaria, con la promessa di un posto di lavoro, al solo fine di dirottare tutti i voti della propria famiglia sul candidato sindaco.

Elettrodomestici e promesse: Ingressi in campo con offerte di televisori LED, lavatrici e frigoriferi erogati tramite esercizi commerciali compiacenti per condizionare gli elettori indecisi.

Intimidazioni di piazza e squadrismo elettorale: Presso il seggio della scuola elementare “San Rocco”, la moglie di un pregiudicato legato al clan dei Casalesi insieme a due pregiudicati affiancava, pedinava e bloccava gli elettori all’ingresso delle urne, arrivando a minacciare fisicamente chi rifiutava le buste di denaro o l’affiancamento forzato.

Minacce alla comunità evangelica: Il ricatto sfrontato perpetrato nei confronti del pastore evangelico  o il sostegno della comunità a Marrandino, oppure la mancata concessione del parco comunale “Parco Oasi” gestito dalla chiesa.

La “turnazione” degli appalti e il dossieramento dei contrari

Una volta conquistata la fascia tricolore, la “politica del favore” si è trasformata in un ingranaggio istituzionale ben collaudato. Attraverso la manipolazione delle short-list comunali dei tecnici e dei professionisti, la giunta Marrandino assicurava una rigida “turnazione” degli affidamenti diretti per ricompensare quanti avevano finanziato o sostenuto la campagna elettorale.

Nelle intercettazioni ambientali nell’ufficio del Sindaco, catturate dalle microspie, si ascoltano accesi diverbi con chi contestava la ripartizione dei profitti. Emblematico il confronto con la Presidente del Consiglio Comunale Raffaela Baiano, che accusava Marrandino di gestire in totale solitudine ed arroganza le nomine. Alla protesta della Baiano (“Ma quale regolamento?… chi decide chi sceglie?”), Marrandino rispondeva secco: “Io! Solo io!… Mandatemi a casa!”, ventilando persino di avere già pronta la revoca per i dissidenti.

Tra le vicende più eclatanti della spartizione

L’incarico al fotografo: Un affidamento da 5.000 euro per lo “shooting video per l’utilizzo dei social” approvato dal dirigente Gennaro Campoli. L’incarico serviva in realtà a ripianare e azzerare i debiti personali che Marrandino e l’assessore Andrea Maria Scalzone avevano contratto con il fotografo per i video promozionali girati in campagna elettorale.

L’appalto strade alla “Edil Rao”: Affidamenti diretti per la manutenzione e la messa in sicurezza stradale concessi alla ditta di Nino Rao per oltre 66.000 euro. Rao, secondo le accuse, aveva garantito pacchetti di voti e smaltiva i materiali di risulta degli appalti comunali presso l’impianto “Ecogranto” di proprietà della famiglia del Vice Sindaco Giulio Natale.

Le tangenti sul servizio rifiuti: la scatola USB sotto il sedile della Jeep

Il capitolo più cupo e dettagliato dell’ordinanza riguarda i rapporti tra Pasquale Marrandino e il settore dell’Igiene Urbana. L’inchiesta dimostra come, fin dai tempi in cui ricopriva la carica di Assessore all’Ecologia (tra il 2020 e il 2021), Marrandino avesse asservito i propri poteri in favore della ditta Teknoservice srl.

Gli inquirenti documentano il suggerimento illecito inviato via mail ordinaria (per evitare la tracciabilità della PEC) per correggere errori nella documentazione di gara e far ottenere alla ditta l’appalto da 1,1 milioni di euro con un ribasso irrisorio dello 0,11%, oltre alla nomina “pilotata” del RUP Francesco Pirozzi. In cambio, Marrandino incassava laute tangenti consegnate in contanti nei parcheggi di centri commerciali o in bar di fiducia.

Il sistema ha trovato la sua naturale prosecuzione nell’ingegnere Daniele De Caprio. Nominato illegittimamente Direttore dell’Esecuzione del Contratto (DEC) per l’appalto rifiuti da 25,7 milioni di euro – venendo inserito in modo evidenziato e “forzato” nella short-list comunale – De Caprio ricambiava il favore versando tangenti periodiche al Sindaco.

Le telecamere nascoste dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta all’interno della Jeep Renegade in uso a Marrandino hanno immortalato scene da film poliziesco:

L’incontro dell’8 marzo 2025: Presso un bar di Mondragone, De Caprio sale a bordo della Jeep del Sindaco e, senza pronunciare alcuna parola, estrae dallo zaino una scatola bianca (di quelle utilizzate per componenti informatici o cavetti USB da 25x5x2 cm). Marrandino afferra la scatola e la nasconde sotto il proprio sedile.

La conta dei soldi per l’asilo della figlia: Nei giorni successivi (10, 11 e 12 marzo 2025), le telecamere riprendono Marrandino mentre si china sotto il sedile, estrae la scatola bianca e preleva mazzette di banconote da 20 euro per un totale di oltre 580 euro. I tracciamenti GPS confermano che, subito dopo aver contato i soldi in auto, il Sindaco si è recato presso una scuola paritaria dell’infanzia a Pescopagano per pagare in contanti l’iscrizione e la retta scolastica della figlia.

 La paranoia delle microspie, “ci disarmiamo” e le chat “Self-Destruct”

La consapevolezza di essere sotto l’attenzione della Magistratura e delle forze dell’ordine aveva generato tra gli indagati una vera e propria fobia per le intercettazioni.

Nelle stanze del Palazzo Municipale, quando si doveva parlare di affari illeciti, Marrandino e il vice sindaco Giulio Natale invitavano i propri interlocutori a uscire nei corridoi o ad allontanarsi nel cortile. Prima di mettersi a discutere all’interno dell’auto, i partecipanti consegnavano i propri cellulari lasciandoli sul cruscotto o sui sedili posteriorii.

Durante una riunione riservata a bordo della vettura per definire le nomine del servizio civile, Giulio Natale usa un’espressione gergale diventata simbolo dell’inchiesta: “Ci disarmiamo!”, invitando tutti a depositare i telefoni prima di parlare. Quando l’assessore Scalzone rischiava di farsi sfuggire frasi compromettenti, Marrandino lo azzittiva portandosi perentoriamente il dito indice al naso.

Uguale cautela veniva adottata nelle comunicazioni digitali. L’ingegnere De Caprio e la consorte Clelia Cicoria utilizzavano abitualmente la funzione “Self-Destruct” di WhatsApp (messaggi ed immagini che si autodistruggono dopo la prima visualizzazione) per inviarsi le foto delle mazzette di contanti appena incassate dagli imprenditori dell’agro aversano. Nelle chat trasposte dagli analisti, la donna, spaventata dall’enorme mole di contante tenuta in casa o in auto, commenta ironicamente le foto dei soldi esclamando: “Eh come i narcos!” e aggiungendo le emoji del grido di terrore. Un presagio di ciò che da lì a poco avrebbe spazzato via i vertici politici del Comune.

Per Pasquale Marradino la procura ha chiesto la misura cautelare degli arresti in carcere mentre sono stati chiesti gli arresti domiciliari per  Daniele De Caprio. Si tratta dell’ingegnere, nominato Direttore dell’Esecuzione del Contratto (DEC) per il servizio rifiuti e collaudatore tecnico. Accusato di corruzione per aver consegnato mazzette di denaro a Marrandino in cambio di incarichi e affidamenti.

Nell’inchiesta figurano indagate altre 14 perosne tra cui il vice sindaco Giulio Natale, Giovanni Zannini (Consigliere Regionale della Campania coinvolto in altre inchieste e colpito da misura cautelare), accusato di aver promesso appalti, sedi aziendali e incarichi in cambio di voti al turno di ballottaggio. Ma anche Vincenzo Caterino, ex Sindaco di San Cipriano d’Aversa e Presidente del GISEC.

RIPRODUZIONE RISERVATA


Leggi tutte le notizie

Primo piano