Napoli – Oggi il Decumano più famoso del mondo si sveglierà in silenzio. A San Gregorio Armeno, il vicolo che nell’immaginario collettivo incarna la napoletanità fatta di terracotta, misticismo e mestiere tramandato di padre in figlio, le botteghe dei maestri presepiali terranno le saracinesche abbassate fino alle 14.
Non è uno sciopero economico. È una serrata simbolica per lanciare un S.O.S. sulla progressiva perdita d’identità di un luogo unico.
Una protesta contro lo svuotamento del vicolo
La mobilitazione è guidata dal presidente dell’associazione «Le Botteghe di San Gregorio Armeno», Vincenzo Capuano, e dal portavoce Gabriele Casillo. Il punto di rottura è un fenomeno ormai visibile a occhio nudo: le storiche officine d’arte cedono spazio ad attività commerciali estranee alla tradizione presepiale.
A riaccendere lo scontro è stato il recente contratto di affitto di un ramo d’azienda a una nuova realtà imprenditoriale lontana dall’artigianato locale. Un’operazione legittima sul piano formale, dicono gli artigiani, ma anche il segnale di una tendenza che, lasciata alle sole dinamiche di mercato, rischia di diventare irreversibile.
«Non vogliamo fermare lo sviluppo, vogliamo governarlo»
I maestri presepiali rifiutano l’accusa di chiusura. Non chiedono muri né protezionismi anacronistici. Chiedono un tavolo permanente con Comune e Regione, vincoli di tutela e strumenti di sostegno capaci di proteggere il patrimonio immateriale della città.Lo spettro, per loro, ha già un nome e un precedente: via Chiaia, trasformata in vetrina omologata, lucida e priva di memoria. San Gregorio Armeno, temono, possa fare la stessa fine: da laboratorio vivo a corridoio commerciale.
La cartolina che le istituzioni vendono e non proteggono
La contraddizione è lampante. Nei saloni del turismo di tutto il mondo le istituzioni usano botteghe e pastori come prima cartolina di Napoli. Sul terreno, però, overtourism sregolato e speculazione immobiliare comprimono proprio chi quella fama l’ha costruita.
Senza una pianificazione pubblica che difenda le maestranze residenti dalle logiche del profitto rapido, San Gregorio Armeno rischia di restare il guscio vuoto di se stesso: un luna park di souvenir per visitatori di passaggio, senza la passione, la storia e le mani che ne hanno fatto il cuore pulsante della città.
Il valore culturale di San Gregorio Armeno
La protesta degli artigiani di San Gregorio Armeno mette in luce l'importanza culturale e storica di questo luogo emblematico di Napoli.
- Tradizione artigianale: San Gregorio Armeno è noto per la sua tradizione presepiale, con botteghe che tramandano tecniche artigianali uniche.
- Rischi di commercializzazione: La crescente presenza di attività commerciali estranee minaccia l'autenticità e l'identità del vicolo.
- Richiesta di tutela: Gli artigiani chiedono un tavolo di confronto con le istituzioni per proteggere il patrimonio culturale.
- Impatto del turismo: Il turismo, se non regolato, può trasformare San Gregorio Armeno in un'attrazione commerciale a scapito della tradizione.
- Esempi di degrado: Via Chiaia è citata come esempio di come la commercializzazione possa svuotare di significato un luogo storico.



