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Il nuovo terremoto giudiziario

Unipegaso nella bufera: indagati vertici, editori e giornalisti. L’ombra delle pressioni sul ministro Bernini.

Un'inchiesta per corruzione tra privati coordinata dal pm Henry John Woodcock scuote il gruppo degli atenei digitali. Sotto lente le manovre per depotenziare le nuove norme del Ministero dell'Università e condizionare l'informazione
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Unipegaso Nella Bufera Indagati Vertici Editori E Giornalisti Lombra Delle Pressioni Sul Ministro Bernini 2026 10 07
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Napoli – Una fitta rete di pressioni, tentativi di condizionamento politico-istituzionale e manovre sul mondo dell’informazione per arginare la stretta del Governo sugli esami universitari a distanza. È questo il quadro delineato dalla Procura di Napoli che ha portato a un terremoto giudiziario di vastissime proporzioni nel settore della formazione telematica.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Dda partenopea Henry John Woodcock, ipotizza a vario titolo il reato di corruzione tra privati e vede iscritte nel registro degli indagati ben 22 persone. Nel mirino degli inquirenti – che nelle scorse ore hanno fatto scattare perquisizioni a tappeto eseguite dalla Guardia di Finanza – ci sono i vertici del gruppo UniPegaso-Multiversity, ma la lista si allarga in modo clamoroso a esponenti di primo piano della comunicazione, editori e direttori di testate giornalistiche.

I nomi eccellenti e le accuse dei magistrati

Tra gli indagati figurano il presidente del gruppo UniPegaso-Multiversity Fabio Domenico Vaccarono, l’amministratore delegato Francesco Durante, e altri manager apicali come Andrea Ferrante, Giampiero Mazza e l’ex dirigente Andrea Buonomo. Coinvolti anche i vertici di agenzie di pubbliche relazioni di primo piano, come Gianluca Comin e Gianluca Giansante di Comin & Partners, oltre ad amministratori delegati di concessionarie e colossi editoriali (tra cui Manzoni & C., Gedi, Rcs Media Group, Il Sole 24 Ore, Piemme e Seif) e direttori generali e giornalistici di importanti testate e agenzie.

Secondo l’ipotesi investigativa, il gruppo avrebbe tentato in ogni modo di fare pressioni sul ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, affinché prorogasse la disciplina “eccezionale” post-Covid che consentiva di svolgere gli esami universitari interamente a distanza. Un muro contro muro istituzionale che, nei piani degli indagati, sarebbe passato anche attraverso il condizionamento della stampa e dell’opinione pubblica.

Il pregresso: l’inchiesta sulle immatricolazioni e l’era Iervolino

Questo nuovo filone investigativo si inserisce in un quadro già fortemente compromesso per l’ateneo telematico. Le attuali attività della Guardia di Finanza, infatti, costituiscono il prolungamento naturale di quanto emerso lo scorso giugno con la discovery della prima tranche d’inchiesta sull’Università Pegaso.

Quel primo filone si concentrava sul sistema delle immatricolazioni – ritenute irregolari dalla magistratura per oltre 4.200 iscrizioni a corsi di laurea e post-laurea prive dei requisiti di legge – ideate e gestite nel periodo in cui la governance dell’università faceva capo a Danilo Iervolino, già patron della Salernitana.

Un’indagine che già contava circa quaranta indagati e che aveva fatto emergere pesanti zone d’ombra sulla gestione commerciale e accademica dei titoli di studio digitali.

Reazioni politiche infuocate e scontro istituzionale

La notizia ha immediatamente innescato un durissimo scontro nel dibattito politico nazionale.
Da un lato le opposizioni invocano interventi normativi drastici. La deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, Elisabetta Piccolotti, ha definito quella di Napoli «l’ennesima inchiesta che dimostra l’urgenza di impedire che negli statuti delle università telematiche sia prevista la possibilità di avere scopo di lucro», annunciando un’immediata interrogazione parlamentare.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Movimento 5 Stelle: per bocca del capogruppo in commissione Cultura alla Camera, Antonio Caso, i pentastellati chiedono al ministro Bernini di chiarire se il Governo intenda difendere «regole, controlli e standard di qualità uguali per tutti» o cedere a deroghe e tentativi di arretramento.

Di avviso diametralmente opposto il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che affida a un commento tranchant la sua bocciatura dell’iniziativa giudiziaria, definendola «una follia assoluta» e affondando il colpo sul magistrato inquirente: «Per Woodcock non sarebbe certo una prima volta».

FAQ

Domande frequenti sull'inchiesta UniPegaso

Ecco alcune domande comuni riguardo l'inchiesta che coinvolge UniPegaso e i suoi vertici.

Quali sono le accuse principali nei confronti di UniPegaso?

Le accuse principali riguardano tentativi di corruzione e pressioni politiche per influenzare la normativa sugli esami universitari a distanza.

Chi sono gli indagati nell'inchiesta?

Tra gli indagati ci sono il presidente Fabio Domenico Vaccarono, l'amministratore delegato Francesco Durante e altri dirigenti del gruppo UniPegaso-Multiversity.

Qual è il contesto di questa inchiesta?

L'inchiesta si inserisce in un quadro di irregolarità già emerso riguardo alle immatricolazioni presso UniPegaso, con oltre 4.200 iscrizioni ritenute irregolari.

Quali sono le reazioni politiche all'inchiesta?

Le reazioni politiche sono state forti, con richieste di interventi normativi e critiche da parte di vari partiti, mentre alcuni, come Matteo Renzi, hanno criticato l'iniziativa giudiziaria.

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