Camorra e social

Arrestato il 17enne di Volla coinvolto nella sparatoria che poi portò alla morte dell’innocente Fabio Ascione

Il giovane, coinvolto nella sparatoria che poi portò alla morte dell'innocente Fabio Ascione, Il padre lo blinda su TikTok: «Ti amerò per sempre, farò di tutto per riportarti a casa». Sullo sfondo l'ombra di una taglia dei rivali.
Ascolta questo articolo ora...
Caricamento in corso...

Napoli  – Tre giorni dietro le sbarre del carcere minorile di Nisida. È qui che si trova A.A., il diciassettenne di Volla (prossimo alla maggiore età) considerato dagli investigatori uno dei protagonisti della violenta sparatoria avvenuta la notte del 7 aprile scorso in via Carlo Miranda a Ponticelli. Uno scontro a fuoco feroce, che poco dopo costò la vita a un innocente: il diciannovenne Fabio Ascione.

Aggiungi Cronache della Campania come Fonte preferita su Google

Il video su TikTok: la promessa del padre boss

A confermare il clima di sfida e la totale assenza di sottomissione alle leggi dello Stato è un video apparso su TikTok nelle scorse ore. A pubblicarlo è stato il padre del ragazzo, elemento di spicco del clan Veneruso-Rea di Volla. L’uomo ha ripreso con lo smartphone le gazzelle dei Carabinieri che avevano appena prelevato il figlio, accompagnando le immagini con una didascalia inequivocabile: «Figlio mio ti amerò per tutta la vita, sbagliato o no sei il mio sangue. La cosa che mi ha dato fastidio? Otto di loro per accompagnarti in carcere, è il colmo. Ma stai sereno, farò di tutto per portarti a casa, te lo prometto… te la dovevi aspettare la cattiveria». Un manifesto di fedeltà familiare e criminale dato in pasto alla rete.

Le accuse e i legami con l’omicidio Ascione

L’arresto del giovane è scattato sabato scorso per coinvolto in un episodio insieme con altri complici ( di cui uno già in carcere) lo scorso 19 giugno a Volla, dopo che il diciassettenne e gli amici non si erano fermati all’alt dei Carabinieri. Le accuse per lui, in concorso con altre persone, sono pesanti: porto e detenzione illegale di armi, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale.

Ma il suo nome pesa soprattutto nelle carte dell’ordinanza cautelare per l’omicidio di Fabio Ascione. Le generalità di A.A. compaiono infatti sia nei provvedimenti a carico di Francesco Pio Autiero (ritenuto l’esecutore materiale del delitto), sia in quelli che hanno colpito i complici di quest’ultimo: Eugenio Ascione (cugino della vittima innocente) e Emanuele Loquercio.

La ricostruzione della notte di sangue

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la notte del 7 aprile il giovane di Volla si trovava a bordo di una Volkswagen Tiguan scura insieme con tre compplici di cui uno minorenne. L’auto si addentrò nel cuore di Ponticelli, scatenando un inseguimento da Far West e il successivo conflitto a fuoco con il gruppo di Autiero e di un complice minorenne, K.V.

Non si trattò di un incontro casuale: le due fazioni di “baby criminali” si stavano cercando per un regolamento di conti. Al centro della disputa, stando alle indagini, c’erano vecchi e nuovi attriti legati alla spartizione del territorio per il business dei furti d’auto.

Una taglia sul diciassettenne: l’arresto che salva la vita

La faida, tuttavia, non si è fermata con le armi da fuoco. Nei giorni successivi allo scontro, le minacce sono proseguite senza sosta sui canali social delle rispettive fazioni. Le voci che corrono tra i vicoli di Ponticelli raccontano uno scenario ancora più inquietante: il potente clan De Micco avrebbe addirittura messo una taglia sulla testa del diciassettenne di Volla. In quest’ottica di vendetta imminente, l’arresto da parte dei militari potrebbe avergli paradossalmente salvato la vita. Ma la partita, a giudicare dai commenti che continuano a piovere sui social network, sembra tutt’altro che chiusa.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Primo piano