Clan Contini, ecco come funzionava il delivery dello spaccio dell’Arenaccia
Non piazze di strada, ma un'agenzia divisa in compartimenti stagni tra cocaina e marijuana: la mappa del potere e la divisione dei ruoli smantellata dalla Dda.
Napoli– Dimenticate il vecchio modello dello spacciatore fermo all’angolo della strada, protetto dalle vedette. Quello smantellato dai carabinieri di Poggioreale è un vero e proprio franchising del crimine, un modello di business che ha trasformato le storiche roccaforti del clan Contini in una centrale logistica per il delivery della droga.
Leggendo in controluce le pagine dell’ordinanza firmata dal gip Valentina Giovanniello, emerge un organigramma aziendale a tutti gli effetti, dove i ruoli sono definiti con la precisione di una catena di montaggio e le “piazze” sono entità fluide, immateriali e spietatamente efficienti.
Il modello “Dinamico”: due piazze, due telefoni, un unico clan
Il cuore pulsante del sistema non era un luogo fisico, ma un oggetto: il telefono cellulare “dedicato”. L’inchiesta ha svelato l’esistenza di due piazze di spaccio parallele, ma strutturate in modo identico.
La piazza della cocaina: Era la vera miniera d’oro del gruppo. Attiva dalla tarda mattinata a notte fonda, copriva un territorio vastissimo: San Carlo all’Arena, Vasto, Arenaccia, spingendosi fino a Piazza Cavour, Piazza Mercato, Poggioreale e al Rione Amicizia. Il telefono della piazza funzionava come un centralino: riceveva l’ordine e il gestore indicava al pusher di turno il punto esatto di incontro per la consegna.
La piazza della marijuana: Speculare a quella della polvere bianca, aveva un suo telefono dedicato e una sua clientela, operando con le stesse logiche di rapidità e consegna a domicilio.
Nonostante l’autonomia operativa e i cambi di gestione, entrambe le piazze facevano capo a un’unica struttura organizzativa: si rifornivano dallo stesso canale e, soprattutto, versavano puntualmente la quota mensile nelle casse del clan Contini.
I vertici: il “Biondo”, i nipoti del boss e il patto del 50%
La stanza dei bottoni di questa holding criminale ha visto avvicendarsi diverse figure di spicco, in un passaggio di consegne regolato da rigide gerarchie camorristiche.
Emanuele Catena (“‘o Biond”): Il pioniere e primo promotore della piazza di cocaina. Era lui il manager operativo: rispondeva al “citofono” virtuale dell’utenza dedicata, smistava gli ordini della clientela ai pusher e partecipava in prima persona al confezionamento delle dosi.
Giovanni Scudiero (“Giannino” o “‘o zi”): L’eminenza grigia e il garante politico. Figlio di Anna Bosti e nipote diretto del boss Patrizio Bosti, a partire dal 13 febbraio 2023 prende il controllo totale della piazza della cocaina strappandola a Catena. Scudiero non si sporcava le mani solo con la strada: gestiva i rapporti con i grossisti, raccoglieva i profitti di entrambe le piazze (coca e marijuana) e garantiva il flusso di denaro verso il clan.
Alessandro Scudiero: Figlio di Giovanni, gestiva la logistica operativa. Organizzava i turni, impartiva le direttive ai “rider” della droga e nascondeva lo stupefacente.
Carmine Galiero: Il signore della marijuana. Gestiva in totale autonomia la piazza dell’erba coadiuvato dal figlio Gaetano e da Mario Serlenga. Per un breve e documentato periodo (dal 9 aprile al 14 maggio 2023), riceve in gestione anche la piazza della cocaina dagli Scudiero, stringendo un patto d’affari che prevedeva la spartizione degli utili al 50%.
Il fornitore unico
A garantire che i magazzini non fossero mai vuoti ci pensava Nicola Vecchione, identificato dagli inquirenti come il fornitore abituale e stabile di cocaina per l’intero sodalizio. Il canale d’approvvigionamento era unico e centralizzato, gestito ai massimi livelli da Giovanni Scudiero.
La logistica invisibile: le donne del clan e i depositi
Se i vertici gestivano i telefoni e i pusher macinavano chilometri, c’era un livello intermedio fondamentale per la sopravvivenza del sistema: il confezionamento e l’occultamento. Un ruolo chiave, affidato in gran parte alle figure femminili del gruppo, che trasformavano le proprie case in “caveau” insospettabili.
Mariarca Galiero e Carla Argenziano: Avevano il compito cruciale di nascondere i carichi di droga all’interno delle proprie abitazioni, lontano da occhi indiscreti e da potenziali blitz su strada.
Vincenza Esposito: Partecipava attivamente alla “catena di montaggio”, occupandosi del confezionamento chirurgico delle singole dosi di stupefacente da affidare poi ai corrieri.
La flotta dei pusher: i “rider” a stipendio fisso
L’ultimo anello della catena era rappresentato da una vera e propria flotta di corrieri motorizzati. Non “cani sciolti”, ma dipendenti inquadrati con turni di lavoro massacranti per coprire tutte le fasce orarie e retribuiti con uno stipendio settimanale fisso.
In sella a scooter del clan o mezzi propri, sfrecciavano nel traffico di Napoli per garantire consegne in tempi record. La batteria della cocaina era composta da Salvatore Attanasio (“Savio”), Ferdinando Dilillo (“‘o Foggian” o “chill ch’è lent”), Stefano Esposito e Ferdinando Russarollo (“Nanduccio”). A smistare le consegne per la piazza della marijuana c’erano invece Gaetano Galiero (“‘O Micion”) e Mario Serlenga. Un esercito di soldati veloci, anonimi e perennemente in sella, che ha garantito per anni fiumi di denaro fresco alle casse dell’Alleanza di Secondigliano.
L’ELENCO DEGLI INDAGATI
Ecco i profili dei 15 soggetti coinvolti nell’inchiesta:
ARGENZIANO Carla, nata a Napoli il 28.04.1968, residente a Napoli. ARRESTI DOMICILIARI
ATTANASIO Concetta, nata a Napoli il 12.02.1985, residente a Napoli. ARRESTI DOMICILIARI
ATTANASIO Salvatore (detto “Savio”), nato a Napoli il 19.05.1977, residente a Napoli. ARRESTI DOMICILIARI
CATENA Emanuele (detto “o’ Biond”), nato a Napoli il 14.09.1989, residente a Napoli. CARCERE
DILILLO Ferdinando (detto “o’ Foggian”), nato a Napoli il 13.11.1981, residente a Napoli. ARRESTI DOMICILIARI
ESPOSITO Stefano, nato a Napoli il 01.12.1982, residente a Napoli. ARRESTI DOMICILIARI
ESPOSITO Vincenza, nata a Napoli il 08.02.1976, residente a Napoli. INDAGATA
GALIERO Carmine, nato a Napoli il 15.07.1972, residente a Napoli. . CARCERE
GALIERO Gaetano (detto “O’ Micion”), nato a Napoli il 13.05.1994, residente a Napoli. . CARCERE
GALIERO Mariarca, nata a Napoli il 11.10.1990, residente a Napoli. ARRESTI DOMICILIARI
SERLENGA Mario, nato a Napoli il 10.09.2003, residente a Napoli. INDAGATO
RUSSAROLLO Ferdinando, nato a Napoli il 20.02.1972, residente a Napoli. ARRESTI DOMICILIARI
SCUDIERO Alessandro, nato a Napoli il 23.06.1994, residente a Napoli. . CARCERE
SCUDIERO Giovanni, nato a Napoli il 02.05.1975, residente a Napoli. . CARCERE
VECCHIONE Nicola, nato a Napoli il 02.04.1985, residente a Napoli. . CARCERE
(nella foto da sinistra Emanuele Catena, Giovanni Scudiero, Gaetano Galiero, Carmine Galiero e Nicola Vecchione, in basso sempre da sinistra Mariarca Galiero, Concetta Attanasio, Carla Argenziano e Alessandro Scudiero)
In breve
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L’articol ppare interesante, ma ci son tropp puntie e dettagli che confondono, la spiegazion e scritt mal, i nomi van menzionat senza contest0, le frasi si accavallano e pare tutto un elenco secco, non si capisce ben i ruoli e la dinamica, comunque buon lavoro di inqesta.
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