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Attentato a Ranucci

i bombaroli irpini al pm: «La bomba doveva essere innocua»

«Non conosciamo Lavitola e Ranucci, solo Tavares»: D'Avino e Passariello hanno risposto alle domande. Tavares parla dall'Africa
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I Bombaroli Irpini Al Pm La Bomba Doveva Essere Innocua 2026 08 27
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Roma – “Non conosciamo Lavitola e Ranucci, solo Gomez Tavares”: Antonio Passariello e Pellegrino D’Avino hanno risposto quasi all’unisono sulle domande del pm che in carcere li ha interrogati separatamente. Le indiscrezioni sulle dichiarazioni fornite dai due esecutori materiali dell’attentato a Sigfrido Ranucci sono arrivate in serata dai legali dei due indagati.

Un lungo pomeriggio nel carcere di Rebibbia quello trascorso dai legali Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri che uscendo dalla casa circondariale dopo oltre nove ore hanno detto “Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello hanno avuto rapporti solo con Gomes Tavares”.

La versione già desumibile dalle indagini della Procura di Roma che ha accertato i contatti della banda con il factotum di Lavitolal, latitante in Africa, è stata così avallata da Passariello e D’Avino, padre e figlio che in precedenza si erano avvalsi della facoltà di non rispondere.

Dunque i due “non conoscevano Ranucci, né Lavitola e hanno confermato che non volevano far del male a nessuno”. Sulla natura della bomba e sul mandato fornito da Gomez Tavares si è appuntata l’attenzione degli inquirenti anche per confrontare quanto sostenuto da Valter Lavitola nel suo interrogatorio. Il mandante ha riferito di aver chiesto al suo braccio destro di sparare 4-5 colpi di pistola all’esterno dell’abitazione del giornalista e assicurarsi di non fare del male a nessuno.

D’Avino e Passariello: Tavares ha chiesto di posizionare la bomba non di esplodere colpi di pistola

Poi invece è arrivato l’esplosivo da cave che ha fatto saltare in aria le auto della famiglia Ranucci e parte del muro di cinta.

La linea della difesa resta comunque la stessa: “Sono stati toccati i temi che già sapevamo. Il perimetro del mandato è quello della prima ordinanza – ovvero la richiesta di Tavares di collocare l’ordigno sotto casa di Ranucci – non i colpi di pistola”.

Di fronte ai magistrati, D’Avino e Passariello “hanno risposto a tutte le domande, non si sono sottratti”. Rispondendo ai quesiti, i due avrebbero posto l’accento anche sulla natura dell’ordigno, che non sarebbe stato piazzato per far del male: insomma, doveva essere una farsa.

La difesa: pronta un’istanza di scarcerazione, non c’è l’aggravante del metodo mafioso

I difensori – che puntano ad escludere l’aggravante contestata del metodo mafioso – presenteranno “un’istanza per l’attenuazione della misura cautelare”, verosimilmente i domiciliari, “se non una sua revoca”, in quanto non ci sarebbe pericolo di fuga, né rischio di inquinamento probatorio. L’istanza sarà passata al vaglio del parere del pm e del gip: la risposta potrebbe arrivare già nella prossima settimana.

Nessuna domanda – dicono i legali – sarebbe stata invece posta su chi fosse quel “Corrado” che pure compare nei dialoghi captati. Rispondendo ai quesiti, i due avrebbero posto l’accento anche sulla natura dell’ordigno, che non sarebbe stato piazzato per far del male: insomma, doveva essere una farsa.

Nei prossimi giorni sarà ascoltato anche Saverio Mutone, in forse l’interrogatorio di Marika De Filippis

La difesa sta anche valutando la possibilità di accedere a un rito alternativo, patteggiamento o abbreviato. Al vaglio della procura anche le posizioni di Saverio Mutone, anche lui in carcere, e Marika De Filippis, compagna di D’Avino, attualmente ai domiciliari. Il primo sarà probabilmente anche lui ascoltato nei prossimi giorni su richiesta dei suoi legali mentre per la donna tutto dipenderà anche dalle sue condizioni di salute, visto che sarebbe in procinto di partorire.

Il braccio destro di Lavitola dall’Africa: “Tornerò in Italia, Lavitola resisti ed esci presto”

La versione di D’Avino e Passariello si conferma quanto riferito da Lavitola, tranne per il particolare delle modalità, e alle dichiarazioni di Tavares arrivate ieri pomeriggio. L’intermediario tra Lavitola e la banda ha detto in un intervista al Tg1 dall’Africa: “Conosco alcuni degli arrestati per l’attentato ma della bomba non parlo. Se volessi scappare andrei in Russia dove conosco e dove nessuno potrebbe chiedere estradizione”.

Poi ha ribadito: “Tornerò in Italia per parlare con i magistrati”. Poi il messaggio all’ex editore e amico: “Lavitola resisti ed esci presto”.

Secondo Sergio Cola, avvocato dell’ex editore, da questi interrogatori, emerge che “la versione di Valter Lavitola non è smentita, anzi sembrerebbe essere riscontrata parzialmente o totalmente”, tanto che il legale – in vista del Riesame per Lavitola che sarà nuovamente ascoltato dai magistrati il 7 settembre – chiederà al pm l’acquisizione della copia di questi ultimi atti prodotti.

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