Sventato un efferato femminicidio

«Uccidetela e fatela sparire»: 20mila euro al boss per liberarsi della ex che l’aveva denunciato

Cinque ordini di custodia cautelare in carcere per il boss di Gricignano, Andrea Autiero e il mandante Vincenzo Russo, ex compagno della vittima. L'ombra del clan dei Casalesi e una scia di intimidazioni dietro l'affare di morte.
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Uccidetela E Fatela Sparire 20mila Euro Al Boss Per Liberarsi Della Ex Che Laveva Denunciato 2026 07 29
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Un’esecuzione spietata, pianificata nei minimi dettagli e venduta al prezzo di un’utilitaria. Ventimila euro per cancellare una vita, cinquemila già versati come caparra a garanzia del patto di sangue. È il macabro retroscena svelato dall’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta, che ha sventato in estrema ratio l’omicidio di una donna residente nel Napoletano.

Il Giudice per le Indagini Preliminari di Napoli Nord ha confermato la custodia cautelare in carcere per tutti e cinque gli indagati rimasti bloccati nella rete degli inquirenti. Tra loro spiccano due figure chiave: Andrea Autiero, ritenuto elemento di vertice della fazione degli “Scusuti” — gruppo criminale di Gricignano d’Aversa legato a doppio filo al clan dei Casalesi — e Vincenzo Russo, 44 anni, ex compagno della vittima e presunto mandante del delitto.

Sebbene il GIP non abbia convalidato i fermi d’urgenza inoltrando gli atti per competenza territoriale alla Procura partenopea, la solidità dell’impianto accusatorio ha imposto la permanenza in cella degli indagati.

Il kit del killer: targhe clonate, foto e chiavi di casa

L’indagine dei militari dell’Arma, guidata dai PM Belluccio e Toscano sotto la supervisione del Procuratore Aggiunto Michele Del Prete, restituisce il quadro drammatico di un delitto d’odio coniugato alla cinica operatività camorristica. Autiero, svestiti i panni del capoclan per indossare quelli del sicario a pagamento, aveva già allestito la macchina operativa.

Dalle intercettazioni ambientali e telefoniche emerge la preparazione minuziosa dell’attentato: auto con targhe clonate per eludere i varchi elettronici, “citofoni” (cellulari usa e getta intestati a prestanome) dedicati esclusivamente alle comunicazioni della commando, e dossier specifici sulla vittima.

“Sequestratela e pugnalatela”: il patto tra l’ex rancoroso e il boss

Russo aveva fornito ai killer fotografie, abitudini e persino le chiavi dell’abitazione e dell’automobile della donna. Il piano non prevedeva solo un’uccisione rapida: la donna avrebbe dovuto essere sequestrata, trasferita in un luogo isolato, massacrata a coltellate e infine fatta sparire nel nulla, nel più classico e spietato stile della lupara bianca. Un rancore cieco, quello dell’ex compagno, già noto alle forze dell’ordine e denunciato in passato dalla vittima per stalking e revenge porn.

La scia di piombo e l’attacco alle istituzioni

L’inchiesta non ha solo disinnescato la bomba ad orologeria del femminicidio, ma ha permesso di ricomporre un mosaico criminale più ampio che insanguina l’Agro Aversano. A carico del gruppo, la DDA contesta anche la detenzione illegale di due armi da fuoco — una pistola calibro 7,65 e una 9×21 — impiegate lo scorso 30 aprile per una doppia spedizione punitiva.

In quell’occasione, un commando a bordo di moto di grossa cilindrata e con i volti travisati da caschi integrali aveva aperto il fuoco prima contro l’abitazione di un imprenditore locale e, a poche ore di distanza, contro il distributore di carburante della famiglia di Vittorio Lettieri, sindaco di Gricignano d’Aversa. Un chiaro messaggio intimidatorio rivolto al primo cittadino, “colpevole” di stare coordinando i lavori per la riqualificazione e l’imminente inaugurazione — prevista per giugno — di un bene confiscato alla camorra appartenuto in precedenza proprio al boss Andrea Autiero.

L’ombra del clan e il contributo decisivo della stampa d’inchiesta

A completare il quadro di un’indagine complessa e delicatissima si aggiunge il contributo informativo fornito durante le attività investigative da Marilena Natale, cronista di giudiziaria da anni costretta a vivere sotto scorta per le sue inchieste sul clan dei Casalesi. Le informazioni e i dettagli forniti dalla giornalista si sono rivelati tasselli preziosi per gli investigatori per tracciare le mosse di Autiero e stringere il cerchio attorno alla banda prima che il piano di morte venisse portato a compimento.

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