Ondate calore e salute

Caldo record, allerta emicrania: «Ogni 5 gradi in più sale il rischio di attacchi»

Gli esperti della Sisc: temperature elevate abbassano la «soglia emicranica». Ma pesano anche disidratazione, sonno disturbato, pasti sregolati e luce intensa. I consigli per i 9 milioni di italiani che soffrono di mal di testa
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Caldo Record Allerta Emicrania Ogni 5 Gradi In Piu Sale Il Rischio Di Attacchi 2026 08 12
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Milano – L’afa che sta opprimendo l’Italia e l’Europa si trasforma in un nemico silenzioso per chi soffre di emicrania. Non è il caldo di per sé a «provocare» il mal di testa, ma le temperature elevate contribuiscono ad abbassare la cosiddetta «soglia emicranica», rendendo più probabile l’insorgenza di un attacco.

Lo spiegano i neurologi riuniti nella Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc), citando dati di una ricerca condotta per oltre sette anni da Kenneth Mukamal dell’università di Harvard e pubblicata su «Neurology»: il rischio aumenta in modo significativo per ogni incremento della temperatura di almeno 5 gradi.

I fattori scatenanti: non solo termometro

«Il caldo agisce anche indirettamente», precisa la Sisc. Le alte temperature favoriscono disidratazione e perdita di elettroliti, possono alterare la qualità del sonno, modificare gli orari dei pasti e aumentare l’esposizione alla luce intensa. A questi si aggiungono umidità e pressione atmosferica: «Esiste una relazione certa tra temperatura, umidità ambientale, pressione atmosferica e attacchi emicranici», afferma Marina De Tommaso, ordinario di Neurologia all’università di Bari e presidente Sisc.

Quello che ancora non è chiaro, osservano gli esperti, è quanti casi di emicrania stia provocando l’abnorme calore di questa estate. «Gli effetti del cambiamento climatico sulla salute sono qualcosa di nuovo che dobbiamo studiare e chiarire, in tema di emicrania come in tutti i campi della medicina», sottolinea De Tommaso.

Non esiste una «temperatura soglia» universale

«Non esiste una temperatura soglia oltre la quale possiamo prevedere che una persona avrà un attacco di emicrania», puntualizzano i neurologi. Non conta solo la colonnina di mercurio, ribadiscono: la sensibilità meteorologica è estremamente individuale. Il cervello emicranico è come un sistema particolarmente sensibile alle perturbazioni dell’equilibrio dell’organismo (la cosiddetta omeostasi).

«Caldo, disidratazione, sonno insufficiente, digiuno, luce intensa, stress e cambiamenti delle abitudini tipici delle vacanze estive possono sommarsi», rimarca Antonio Russo, ordinario di Neurologia e direttore del Programma interdipartimentale di Medicina delle cefalee all’università della Campania «Luigi Vanvitelli» di Napoli. «Nessuno di questi elementi è necessariamente sufficiente da solo, ma insieme possono superare la soglia oltre la quale l’attacco diventa più probabile. Per questo il “bollino rosso” è una misura personale».

Quando preoccuparsi e rivolgersi al medico

Ma allora, quando è necessario allarmarsi? «Quando insorge un mal di testa “nuovo”, molto intenso, diverso dal solito o associato a febbre, confusione, alterazioni della coscienza o sintomi neurologici, è necessaria una valutazione medica», raccomanda il neurologo napoletano.

I consigli della Sisc per i 9 milioni di emicranici italiani

In attesa di studi più approfonditi sul rapporto tra cambiamenti climatici e mal di testa, la Sisc indica alcune misure di prevenzione per i 9 milioni di italiani che soffrono di emicrania.

Aria condizionata: sì o no?

«Non esiste alcuna evidenza per cui chi soffre di emicrania debba evitare l’aria condizionata», chiarisce la società scientifica. Sebbene molti pazienti riferiscano che l’esposizione al condizionatore, soprattutto per molte ore o quando si passa continuamente dalle alte temperature esterne a un ambiente fresco, scatena una crisi, «più che demonizzare il condizionatore, è meglio ricercare una certa stabilità termica: il problema, come spesso avviene negli emicranici, può nascere dagli estremi».

Farmaci: mai il fai-da-te

«Alcuni pazienti mostrano una chiara stagionalità e riferiscono un aumento degli attacchi durante i mesi estivi», analizza Russo. «Se questa relazione e il peggioramento è clinicamente significativo, può essere ragionevole programmare con lo specialista una strategia preventiva personalizzata per il periodo di maggiore vulnerabilità, soprattutto per evitare il ricorso ai farmaci sintomatici. Ma sia chiaro: solo con l’accordo dello specialista, no all’automedicazione».

Aria e sole, non sempre amici

«Altri fattori che gli emicranici dovrebbero considerare per evitare attacchi di mal di testa sono il vento, che può scatenare allodinia, fenomeno per cui stimolazioni nervose innocue sulla pelle in alcuni casi vengono trasformate in dolore», avverte De Tommaso. Attenzione anche alla luce solare intensa: la fotofobia è uno dei fattori che accompagnano sempre la crisi emicranica. Gli esperti raccomandano dunque occhiali da sole e cappello.

Idratazione: la regola d’oro

«Il caldo aumenta la sudorazione e la perdita di acqua favorendo la disidratazione. Questa è un fattore ben noto delle crisi emicraniche e può spiegare almeno una parte dell’aumento degli attacchi nelle giornate molto calde. Ricordarsi perciò di bere molta acqua», conclude la Sisc.

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