Non c’erano broker in giacca e cravatta né affari milionari da concludere, ma cinque uomini, una batteria di telefoni e un copione studiato per mettere le mani sui risparmi degli altri. A San Vitaliano, nella provincia di Napoli, i carabinieri hanno smantellato una presunta centrale operativa delle truffe telefoniche: una base nascosta in un appartamento al secondo piano di una palazzina anonima, lungo via Nazionale delle Puglie.
Un’organizzazione che, almeno nelle modalità descritte dagli investigatori, puntava tutto sulla manipolazione psicologica delle vittime. Prima il contatto con il finto operatore bancario, poi l’allarme per presunte operazioni sospette sul conto corrente e, infine, l’intervento del falso carabiniere, pronto a indicare la procedura da seguire per mettere al sicuro il denaro. Una messinscena costruita per trasformare la paura in un bonifico.
I cinque uomini sono stati arrestati dai militari del Nucleo investigativo e della Sezione operativa della compagnia di Castello di Cisterna e condotti in carcere. Dovranno rispondere di truffa aggravata.
La trappola del conto a rischio
La sceneggiatura, secondo quanto ricostruito, era semplice quanto insidiosa. I truffatori contattavano le potenziali vittime presentandosi come operatori antifrode di un gruppo finanziario che gestisce pagamenti digitali. Il pretesto era sempre lo stesso: qualcuno avrebbe tentato di effettuare bonifici attraverso il servizio di home banking del correntista.
«Il suo conto è a rischio», il messaggio che avrebbe dovuto far scattare l’allarme. Subito dopo arrivavano le istruzioni per intervenire e impedire il presunto furto.
A quel punto entrava in scena il secondo personaggio: un sedicente maresciallo dei carabinieri, che si presentava come l’uomo incaricato di guidare il cittadino nelle operazioni necessarie a proteggere i propri risparmi.
La richiesta, però, avrebbe avuto un effetto diametralmente opposto a quello dichiarato. Alla vittima veniva suggerito di trasferire immediatamente il denaro su un conto indicato dai truffatori. «Esegua immediatamente un bonifico a questo IBAN»: così la presunta procedura di sicurezza si sarebbe trasformata nello strumento per sottrarre i soldi.
Il meccanismo faceva leva sulla fiducia nelle istituzioni e sulla paura di perdere il patrimonio accumulato. Una telefonata dopo l’altra, il raggiro puntava a convincere le vittime ad agire in fretta, senza avere il tempo di verificare la reale identità degli interlocutori.
La base operativa e il blitz dei carabinieri
Dietro la facciata anonima dell’edificio di San Vitaliano si sarebbe concentrata l’attività del gruppo. Quando i militari del Nucleo investigativo e della Sezione operativa di Castello di Cisterna hanno fatto irruzione nell’appartamento, hanno trovato cinque uomini e una dotazione tecnologica ritenuta utile a gestire i contatti telefonici e le operazioni fraudolenti.
+Il materiale sequestrato restituisce le dimensioni della struttura individuata dagli investigatori: 22 telefoni cellulari, 20 schede Sim, tre notebook, un dispositivo Pos per i pagamenti elettronici e un router.
Un’attrezzatura che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stata impiegata per organizzare le chiamate, gestire le comunicazioni e condurre le vittime lungo le diverse fasi del raggiro.
Bloccati quasi 50mila euro
Tra gli episodi documentati dai carabinieri figura anche un’operazione da quasi 50mila euro. La somma è stata intercettata e congelata prima che potesse essere ulteriormente movimentata, impedendo così che il denaro finisse nella disponibilità dei presunti truffatori.
Il sequestro rappresenta uno degli elementi più rilevanti dell’attività investigativa, che ha portato all’arresto dei cinque uomini e al trasferimento di tutti in carcere.
L’indagine riporta al centro una modalità di truffa che sfrutta strumenti digitali e tecniche di persuasione, ma soprattutto un elemento decisivo: la capacità di costruire una falsa emergenza per indurre le vittime a consegnare spontaneamente il proprio denaro.
Altro che lupi di Wall Street: a San Vitaliano, secondo la ricostruzione degli investigatori, il business sarebbe passato attraverso telefoni, identità contraffatte e bonifici estorti facendo leva sulla paura.



