Restano tutti in carcere i nove indagati arrestati nell’ambito dell’operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli ed eseguita dalla Squadra Mobile di Caserta. Il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Angela Mennella, ha infatti confermato la custodia cautelare per gli uomini ritenuti coinvolti, a vario titolo, in un presunto sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina, lesioni personali aggravate, nonché in reati commessi con l’uso delle armi e con modalità riconducibili al metodo mafioso.
La misura riguarda Francesco Argenziano, Domenico Cuono Buonavolontà, Pasquale Campolattano, Andrea Menditti, Fabrizio Menditti, Antonio Rosato, Lorenzo Smeragliuolo, Marco Valletta e Carmine Derotti. Nell’inchiesta risultano inoltre coinvolti Marco Albertini, Pasquale Apicella e Pasquale Corvino.
Le pressioni e il richiamo ai clan
Secondo quanto emerso dalle indagini, il commerciante, titolare di una concessionaria di auto di lusso con sede a Curti, sarebbe stato sottoposto per settimane a una serie di pressioni e intimidazioni finalizzate a costringerlo a risolvere una controversia economica.
Gli investigatori hanno ricostruito una prima fase caratterizzata da contatti e avvertimenti che avrebbero fatto esplicito riferimento ad ambienti della criminalità organizzata. In particolare, la vittima sarebbe stata raggiunta da una videochiamata sui social da parte di Pasquale Apicella, ritenuto dagli inquirenti vicino alla fazione Bidognetti del clan dei Casalesi. Durante il colloquio gli sarebbe stato prospettato un presunto “problema” da risolvere legato a una vicenda riguardante un’autovettura.
Successivamente, attraverso Francesco Argenziano, l’imprenditore sarebbe stato invitato a recarsi a Recale, nell’abitazione dei fratelli Andrea e Fabrizio Menditti, per partecipare a una videochiamata con una persona detenuta. L’uomo, tuttavia, avrebbe rifiutato qualsiasi forma di mediazione e non si sarebbe presentato all’appuntamento.
Il blitz in strada e il falso controllo di polizia
L’escalation sarebbe culminata la sera del 12 maggio scorso. Dopo aver chiuso la concessionaria, l’imprenditore sarebbe stato intercettato da due automobili con a bordo otto persone.
Secondo l’accusa, gli aggressori, con il volto coperto e armati, si sarebbero qualificati falsamente come appartenenti alle forze dell’ordine, mostrando distintivi e palette con la scritta “Police”. Un espediente che avrebbe consentito loro di bloccare la vittima senza destare immediati sospetti.
L’uomo sarebbe stato quindi caricato con la forza su uno dei veicoli, incappucciato e immobilizzato con fascette ai polsi.
Il sequestro e il pestaggio vicino al cimitero
Il commerciante sarebbe stato condotto in una zona isolata nei pressi del cimitero di San Prisco. Qui, stando alla ricostruzione investigativa, sarebbe stato brutalmente picchiato e colpito anche con il calcio di una pistola.
Durante il sequestro gli sarebbero stati sottratti un marsupio contenente circa 10mila euro in contanti, una valigetta con le chiavi delle auto custodite nella concessionaria e un orologio Rolex.
L’inchiesta della Mobile e della Dda
L’operazione rappresenta il risultato di una complessa attività investigativa condotta dalla Squadra Mobile di Caserta sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
Per gli inquirenti, la vicenda evidenzierebbe modalità operative tipiche della criminalità organizzata, caratterizzate da un elevato livello di violenza, dalla capacità intimidatoria derivante dall’evocazione di importanti gruppi camorristici e dall’utilizzo di metodi ritenuti riconducibili alla matrice mafiosa.
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