Racket e camorra

Racket ad Arzano: tutti pagano, nessuno denuncia: il ‘libro mastro’ del pizzo

Tra estorsioni sistematiche, omertà e infiltrazioni nei settori chiave dell’economia locale, emerge il quadro di una pressione criminale mai sopita.
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Arzano – – Racket, molti pagano ma nessuno denuncia. Il caro estinto continua ad essere gestito da famiglie di camorra. Un territorio soffocato dall’ombra della criminalità organizzata, dove la paura continua a imporre un silenzio fragoroso e l’ingerenza dei clan condiziona persino l’ultimo saluto ai propri cari. Tutti sanno, tutti in silenzio raccontano di quanto la camorra sia invasiva sul territorio.

Dietro le pubblicità di facciata, poi, quali i manifesti dell’antiracket si celerebbero, secondo voci, vittime e carnefici che all’occorrenza fungerebbero da “ufficio informazioni”. È questo il quadro drammatico che emerge dalle tante indagini su Arzano, città simbolo di una pressione criminale mai sopita.

Il “libro mastro” del pizzo: nomi, attività e rapporti ambigui

Al centro delle inchieste c’è il “libro mastro del pizzo”, un registro meticoloso in cui gli affiliati annotano ogni estorsione. Nero su bianco nomi, attività e imprenditori che a volte sembrano addirittura intessere rapporti amicali con i loro aguzzini.

Nel corso di questi ultimi anni sono almeno 50 tra capi, gregari, sodali e spacciatori finiti in cella e già condannati a pene pesantissime. Ma la longa manus della mafia nostrana non sembra arrestarsi. Commercianti, piccoli imprenditori e artigiani: la lista delle vittime del racket è lunghissima. Quasi tutti “pagherebbero” il pizzo, secondo le indagini, ricucendo mese dopo mese le casse della camorra.

Omertà e abbandono: perché le vittime non denunciano

Pochissimi trovano la forza di denunciare, paralizzati dalla certezza che l’omertà sia l’unica garanzia di sopravvivenza. Infatti, dopo la denuncia e per i primi mesi di mera pubblicità mediatica, la vittima rimane sola e abbandonata. A svelare la capillarità del sistema sono le ultime ordinanze di custodia cautelare a carico dei ras del clan della 167.

La lunga mano dei clan: spaccio, mediazioni e la “pax mafiosa”

Tra i verbali degli inquirenti emergono dettagli inquietanti sulle dinamiche territoriali, come la florida piazza di spaccio che sarebbe stata allestita e blindata in via Zanardelli, vero e proprio snodo per i traffici di stupefacenti. Non solo: le intercettazioni agli atti raccontano anche le sottili mediazioni necessarie a mantenere la pax mafiosa.

Emblematico il caso che ha visto coinvolto un elemento di spicco del clan Amato-Pagano ( oggi libero) nel cuore del centro storico, dove nella sua abitazione vennero captate conversazioni durante la riorganizzazione del clan.

Il monopolio dei funerali: il clan Ferone e le interdittive antimafia

Ma la piovra non si arresta all’economia legale né al narcotraffico: travalica ogni confine. A fare da padrone nel settore delle onoranze funebri resta il clan Ferone, la cui influenza pesa come un macigno. Nonostante le aziende collegate siano state raggiunte da interdittive antimafia ed estromesse formalmente dal mercato, i funerali continuerebbero nei fatti a essere monopolizzati dagli stessi ambienti criminali presenti sia durante il rito religioso che al funerale.

Smantellare le reti criminali: il ruolo di forze dell’ordine e magistratura

Le forze dell’ordine e la magistratura proseguono nell’incessante opera di smantellamento delle reti criminali, ma la risposta civile stenta a decollare. Fino a quando la paura prevarrà sulla fiducia nelle istituzioni, il “libro mastro” della camorra continuerà a dettare legge in città.

P.B.

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