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LA CONDANNA DEFINITIVA

Casalesi in Veneto, Luciano Donadio si consegna: dopo 4 giorni finita la fuga del boss condannato a 30 anni

Donadio si è presentato a Vicenza, dove è detenuto anche il figlio Adriano, condannato a sua volta. Per quattro giorni le forze dell’ordine avevano cercato di rintracciarlo dopo la decisione definitiva della Suprema Corte.
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Luciano Donadio ha scelto il carcere di Vicenza per affrontare la pena diventata definitiva con la pronuncia della Corte di Cassazione. Nel primo pomeriggio di sabato, l’ex boss legato alla criminalità organizzata dei Casalesi e attivo a Eraclea, nel Veneziano, è stato fermato dagli agenti della Squadra mobile della Questura nei pressi della casa circondariale, proprio mentre si stava recando a costituirsi.

Formalmente non risultava latitante, ma per quattro giorni le forze dell’ordine avevano cercato di rintracciarlo. La sua assenza aveva alimentato interrogativi sulla possibilità che potesse lasciare l’Italia e timori per un eventuale gesto estremo.

Secondo quanto riferito, prima della sentenza avrebbe confidato ad alcuni amici che, in caso di conferma dei 30 anni di reclusione da parte della Cassazione, avrebbe potuto togliersi la vita. Si tratta di parole riferite da terzi, che restituiscono il clima di tensione seguito alla decisione giudiziaria, senza consentire distabilire quali fossero le sue effettive intenzioni.

La consegna al carcere vicentino ha chiuso, almeno sul piano delle ricerche, quei giorni di incertezza. Per Donadio è stata la prima notte in cella dopo la conferma definitiva della condanna, ma non il primo periodo di detenzione nella stessa struttura.

Dal blitz del 2019 alla condanna definitiva per mafia

Per comprendere il peso della sentenza che ha portato Donadio in carcere occorre tornare alla lunga inchiesta sulla presenza dei Casalesi nel Veneto orientale. Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, l’organizzazione riconducibile all’imprenditore originario di Casal di Principe aveva consolidato la propria presenza a Eraclea, sul litorale veneziano, operando per quasi vent’anni attraverso un sistema criminale fondato su estorsioni, usura, riciclaggio e altri reati, con l’aggravante mafiosa.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Venezia, aveva portato al maxi-blitz del 19 febbraio 2019, quando furono eseguiti arresti e perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta che coinvolgeva numerosi soggetti e diversi territori, dalla Campania al Veneto.

Al centro dell’impianto investigativo, la contestazione di un’articolazione criminale di origine casalese capace di proiettare fuori dalla propria area d’origine metodi e relazioni tipici della camorra.

La vicenda giudiziaria ha attraversato diversi gradi di giudizio. Il Tribunale di Venezia, nel giugno 2023, aveva condannato Donadio a 26 anni di reclusione. Nel successivo giudizio d’appello, nel giugno 2025, la pena era stata elevata a 30 anni, con il riconoscimento dell’associazione di tipo mafioso. Una svolta che aveva rafforzato l’impianto accusatorio sulla natura e sulle modalità operative del gruppo.

La scarcerazione nel 2023 e il ritorno a Eraclea

Prima della condanna definitiva, Donadio aveva già trascorso un periodo in carcere a Vicenza. Nel febbraio 2023 era stato scarcerato per la scadenza dei termini di custodia cautelare, tornando in libertà in attesa degli sviluppi processuali. Il suo ritorno a Eraclea era stato accompagnato, secondo le cronache locali, da fuochi d’artificio esplosi da parenti e conoscenti.

La libertà, tuttavia, non significava la conclusione della vicenda giudiziaria. Restavano da affrontare l’appello e il successivo ricorso in Cassazione, mentre la ricostruzione accusatoria sulla presenza mafiosa nel territorio veneto veniva progressivamente consolidata dalle decisioni dei giudici.
La pronuncia della Suprema Corte del 6 ottobre 2026 ha quindi rappresentato il passaggio decisivo: la condanna a 30 anni è diventata definitiva, facendo scattare l’esecuzione della pena.

Quattro giorni di irreperibilità prima della consegna

È proprio in questo passaggio che si inserisce la breve fase di irreperibilità. Quando le forze dell’ordine si sono presentate per eseguire il provvedimento, Donadio non è stato trovato. Per quattro giorni gli investigatori hanno cercato di rintracciarlo, mentre si aprivano interrogativi sulla sua assenza. In quella fase non era ancora formalmente dichiarato latitante.

La vicenda si è conclusa sabato 10 ottobre, quando l’ex boss si è presentato nei pressi del carcere di Vicenza, dove gli agenti della Squadra mobile lo hanno fermato mentre si stava recando a costituirsi. Una scelta che lo ha portato nello stesso istituto penitenziario in cui si trova il figlio Adriano, anch’egli condannato nel procedimento.

Per il figlio, la pena residua indicata è di circa tre anni e mezzo, al netto del periodo già trascorso in detenzione. Per Luciano Donadio, invece, resta da stabilire la destinazione penitenziaria nella quale dovrà scontare i 30 anni di reclusione.

Il capitolo giudiziario si chiude, quello della pena comincia

La conferma della condanna segna un punto fermo nella vicenda processuale del gruppo criminale attivo a Eraclea. La Cassazione ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio e le principali condanne, pur disponendo un nuovo giudizio per due imputati, entrambi direttori di banca.

Per Donadio, la consegna a Vicenza chiude i giorni di irreperibilità e apre la fase dell’esecuzione della pena. La sua storia giudiziaria, iniziata con le indagini sulla presenza dei Casalesi nel Veneto orientale e passata attraverso il blitz del 2019, la scarcerazione del 2023 e le condanne dei successivi gradi di giudizio, arriva così al suo passaggio più significativo: la reclusione dopo il verdetto definitivo.

Cosa sapere

Punti chiave sulla vicenda di Luciano Donadio

Ecco una sintesi dei principali aspetti legati alla condanna e alla consegna di Luciano Donadio.

  • Condanna definitiva: Luciano Donadio è stato condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte di Cassazione.
  • Attività criminale: Era legato ai Casalesi e operava principalmente a Eraclea, nel Veneto.
  • Fase di irreperibilità: Donadio è stato ricercato per quattro giorni prima di costituirsi.
  • Blitz del 2019: La sua condanna è il risultato di un'inchiesta che ha portato a un maxi-blitz contro la criminalità organizzata.
  • Situazione familiare: Donadio condivide il carcere con il figlio Adriano, anch'esso condannato.
Articolo modificato il 12/10/2026 alle 00:04 per revisione testo.
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