Napoli – “Una vittima innocente, del tutto inconsapevole del piano criminale e ignara che quel gruppo fosse sceso in strada armato”. È il nodo centrale al centro della discussione del legale di parte civile, l’avvocato Carla Maruzzelli, intervenuta oggi davanti ai giudici della Corte di Assise di Napoli nel processo per la morte di Emanuele Tufano, il quindicenne ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 2024 nella zona tra Corso Umberto I e via Carminiello al Mercato.
La dinamica del sangue: il raid tra la Sanità e piazza Mercato
L’inchiesta condotta dalla Polizia di Stato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha ricostruito una notte di fuoco segnata dallo scontro tra bande di minorenni rivali, contrapponendo il gruppo del rione Sanità a quello del rione Mercato.
Secondo l’accusa, la vittima si trovava in sella a uno degli scooter partiti dal rione Sanità per compiere la scorribanda armata. Tuttavia, gli accertamenti tecnici e le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza avrebbero delineato una posizione ben distinta per il ragazzo rispetto ai suoi compagni di viaggio.
La tesi della difesa: “Nessun ruolo organizzativo né armi”
Durante l’udienza, l’avvocato Maruzzelli ha depositato una memoria difensiva di ventisei pagine, insistendo sulla totale estraneità del quindicenne alle logiche della sparatoria:
“Emanuele non risultava armato né autore di colpi d’arma da fuoco — ha sottolineato con forza il legale — e nessun elemento individualizzante dimostra che egli conoscesse il programma criminoso o la disponibilità delle armi. La sua morte è la conseguenza della condotta armata altrui, non della sua adesione a essa”.
Dalle indagini è emerso che il proiettile che lo ha raggiunto mortalmente alla schiena sarebbe partito, drammaticamente, proprio da uno dei suoi compagni in sella allo stesso mezzo, ferendo al braccio anche l’altro ragazzo a bordo.
Gli imputati alla sbarra e il filone con rito abbreviato
Il procedimento principale vede attualmente alla sbarra sette imputati: Giuseppe Auricchio, Mattia Buonafine, Raffaele Criscuolo, Francesco Esposito, Simone Gioffredo, Cristian Scarallo e Vincenzo Zerobio, chiamati a rispondere a vario titolo degli scontri armati di quella notte.
Il quadro giudiziario legato ai fatti di piazza Mercato registra intanto un primo pronunciamento di responsabilità: nel mese di maggio scorso, Gennaro De Martino — unico maggiorenne del gruppo contrapposto — è stato condannato in abbreviato a dodici anni di reclusione per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, a fronte di una richiesta della pubblica accusa fissata a quattordici anni per aver aperto il fuoco ad altezza d’uomo contro i rivali della Sanità.



