IL CASO

La mamma di Martina Carbonaro: «Minacce? No, solo la disperazione per mia figlia»

Enza Cossentino rompe il silenzio dopo la misura disposta dal Gip di Napoli Nord nei confronti suoi e del marito Marcello Carbonaro: divieto di avvicinamento alla famiglia dell’imputato e braccialetto elettronico.
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La Mamma Di Martina Carbonaro Minacce No Solo La Disperazione Per Mia Figlia 2026 08 08
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Enza Cossentino, madre di Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa dal suo ex Alessio Tucci, sceglie di intervenire pubblicamente per chiarire la propria posizione e respingere quella che considera una lettura distorta delle frasi pronunciate nei momenti più drammatici.

«Non erano minacce, ma la disperazione di due genitori»

«Desidero precisare con forza che quelle che definiscono minacce sono state unicamente momenti di sfogo emotivo di genitori devastati dal dolore», afferma Cossentino.

La madre di Martina esclude qualsiasi intenzione concreta di fare del male ai familiari di Tucci. «In alcun modo si è trattato di minacce reali o intenzione di far male a qualcuno», sottolinea, aggiungendo che chi si trova ad affrontare una tragedia simile «merita di essere compreso nella propria disperazione, non frainteso».

Il riferimento è alle tensioni esplose nel corso del processo. Durante la prima udienza, il 19 maggio scorso, i familiari della vittima e quelli dell’imputato arrivarono a un duro confronto verbale, con gesti e frasi minacciose che resero necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Dopo quegli episodi, anche per ragioni di ordine pubblico, fu disposto che Tucci partecipasse alle successive udienze in videoconferenza.

Il provvedimento del Gip e il braccialetto elettronico

Le tensioni hanno avuto anche un seguito giudiziario. Dopo le denunce presentate dai familiari di Alessio Tucci, la Procura di Napoli Nord aveva chiesto una misura cautelare nei confronti di Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino. La questione è stata successivamente sottoposta al giudice, fino al provvedimento che ha imposto ai genitori di Martina il divieto di avvicinamento alla famiglia Tucci e il controllo attraverso il braccialetto elettronico.

Una decisione che ha suscitato amarezza nella famiglia della vittima e nel suo legale, l’avvocato Sergio Pisani, che aveva parlato del rischio di trasformare il dolore dei genitori in un reato e aveva richiamato la necessità di valutare il contesto nel quale erano state pronunciate le frasi contestate.

«Rispetto la legge e indosserò il braccialetto»

Cossentino, tuttavia, ribadisce di voler rispettare la decisione dell’autorità giudiziaria. «Provengo da una famiglia che ha sempre servito lo Stato», racconta la donna, ricordando di essere figlia di un maresciallo dei Carabinieri comandante di stazione e di essere cresciuta in un ambiente nel quale il rispetto della legge, della giustizia e delle istituzioni rappresenta un valore fondamentale.

Per questo, aggiunge, accetterà anche il braccialetto elettronico: «Lo indosserò con assoluta serenità, perché non ho nulla da nascondere e la mia condotta è sempre stata e continuerà a essere d’esempio e di totale trasparenza».
Una posizione che non significa, però, rinunciare alla battaglia giudiziaria per la figlia.

«La mia battaglia resta per Martina»

«La mia attenzione, la mia vita e la mia battaglia non si distrarranno mai dal vero e unico obiettivo: ottenere giustizia per la mia piccola Martina», afferma la madre.

E aggiunge: «Vogliamo che vengano accertate tutte le responsabilità, individuando chiunque abbia avuto un ruolo o sia stato complice nella sua morte. Alla mia bambina l’ho promesso e intendiamo mantenerlo».

Parole che riportano il caso al suo punto centrale: la morte di Martina, il processo a carico di Alessio Tucci e la ricerca della verità sulle responsabilità legate alla sua uccisione.

Il nuovo capitolo giudiziario, con la misura applicata ai genitori della vittima, rischia però di aggiungere ulteriore dolore a una famiglia già profondamente segnata dal femminicidio della figlia. La difesa dei Carbonaro contesta infatti la lettura intimidatoria degli episodi, sostenendo che quelle parole debbano essere valutate nel contesto di una sofferenza estrema e non come manifestazione di una concreta volontà aggressiva.

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