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Il suicidio in carcere

Il giallo di Costantino Russo tra segreti, rimorsi e domande senza risposta: perché non era video sorvegliato?

Dopo l'arresto aveva deciso di diventare collaboratore di giustizia, ma pochi giorni dopo aveva già tentato il suicidio. Il secondo gesto gli è stato fatale. Nella cella una lettera alla famiglia e un quaderno con gli appunti
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Il Giallo Di Costantino Russo Tra Segreti Rimorsi E Domande Senza Risposta Perche Non Era Video Sorvegliato 2026 08 05
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Napoli – La lettera di scuse indirizzata alla moglie e ai figli, un quaderno pieno di annotazioni sul percorso appena iniziato con la giustizia e una cella rimasta improvvisamente silenziosa. Sono questi gli ultimi tasselli lasciati da Costantino Russo, 35 anni, figlio di Giuseppe Russo, conosciuto negli ambienti criminali come “Peppe ‘o padrino”, storico esponente della fazione Russo del clan dei Casalesi, detenuto da oltre vent’anni e sottoposto al regime del 41-bis.

Un epilogo che, almeno per il momento, non chiude la vicenda ma apre una serie di interrogativi destinati ad accompagnare l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e della Procura competente.

Per gli investigatori l’ipotesi prevalente resta quella del suicidio. Ma restano numerose zone d’ombra che solo gli accertamenti tecnici e gli approfondimenti investigativi potranno chiarire.

La domanda che pesa sull’inchiesta: perché non era videosorvegliato?

È soprattutto questo l’interrogativo che oggi accompagna il dolore dei familiari. Secondo quanto emerso, Costantino Russo si trovava in isolamento nel padiglione T2 del carcere di Secondigliano. Pochi giorni prima aveva già tentato di togliersi la vita, un gesto estremo sventato grazie al tempestivo intervento degli agenti della Polizia Penitenziaria.

Proprio quel precedente rende ancora più delicata la ricostruzione delle ultime ore.

La famiglia, pur senza mettere in discussione l’ipotesi del suicidio, chiede di sapere perché un detenuto considerato particolarmente fragile sotto il profilo psicologico e già protagonista di un precedente tentativo autolesionistico non fosse inserito in un sistema di videosorveglianza continua.

Una circostanza che sarà inevitabilmente oggetto delle verifiche disposte dalla magistratura.

Il pentimento e quel percorso interrotto dopo pochi giorni

C’è poi un altro interrogativo che aleggia sull’intera vicenda. Costantino Russo si era pentito di essersi pentito? È una domanda che nessuno, almeno oggi, è in grado di sciogliere.

Il 7 luglio scorso era stato arrestato nell’ambito del blitz della Direzione Investigativa Antimafia che aveva colpito la fazione Russo con 23 misure cautelari, tra le quali figurava anche il fratello ventitreenne Nohak.

Dopo appena una settimana di detenzione aveva deciso di rompere con il proprio passato criminale, chiedendo di avviare il percorso di collaborazione con la giustizia. Una scelta destinata a provocare una frattura irreversibile con il clan di appartenenza.

Secondo quanto trapelato, Russo aveva rinunciato al ricorso davanti al Tribunale del Riesame, revocato i propri difensori di fiducia e nominato un avvocato esperto nell’assistenza ai collaboratori di giustizia. Una serie di decisioni considerate dagli investigatori il segnale concreto della volontà di intraprendere un percorso senza ritorno.

Le confessioni ai magistrati e il mistero del quaderno sequestrato

Che cosa aveva già raccontato ai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia? Chi aveva chiamato in causa? Quali equilibri criminali aveva iniziato a svelare?

Sono domande alle quali, almeno per ora, gli investigatori mantengono il massimo riserbo.

Durante il sopralluogo nella cella è stato sequestrato un quaderno contenente appunti riconducibili al percorso di collaborazione appena avviato.

Quel libretto rappresenta oggi uno degli elementi investigativi più delicati dell’intera vicenda.

Gli inquirenti dovranno stabilire se contenga ricostruzioni dei rapporti interni al clan, nomi di affiliati, riferimenti ai patrimoni dell’organizzazione o indicazioni utili alle indagini ancora in corso. Parallelamente dovrà essere ricostruito il contenuto dei primi verbali già resi ai magistrati dell’antimafia.

Il secondo tentativo non ha lasciato scampo

Il primo campanello d’allarme era arrivato il 17 luglio. Appena ventiquattr’ore dopo avere formalizzato la volontà di collaborare con la giustizia, Russo aveva tentato il suicidio all’interno del penitenziario.

Gli agenti della Polizia Penitenziaria erano riusciti a salvarlo. Lunedì scorso, poco prima della mezzanotte, il secondo gesto.

Secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbe impiccato utilizzando alcuni lacci fissati alla grata della finestra della cella. Quando gli agenti sono intervenuti insieme ai sanitari del 118 era ormai troppo tardi. I tentativi di rianimazione si sono protratti a lungo, ma ogni sforzo si è rivelato inutile.

L’intervento della Dda e gli accertamenti sulla morte

Sul luogo della tragedia sono intervenuti il magistrato di turno della Direzione distrettuale antimafia, Alessandra Converso, il medico legale, gli specialisti della Polizia Scientifica e gli investigatori della Squadra Mobile di Napoli.

La salma è stata sequestrata e posta a disposizione dell’autorità giudiziaria, che dovrà decidere se disporre l’autopsia per accertare definitivamente le cause del decesso e verificare eventuali ulteriori elementi utili all’inchiesta.

Parallelamente saranno esaminati tutti i protocolli adottati dall’amministrazione penitenziaria nei confronti del detenuto dopo il primo tentativo di suicidio.

Il ruolo nel clan e il patrimonio dell’organizzazione

Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, Costantino Russo non rappresentava un semplice affiliato.

Per gli investigatori era diventato uno dei principali punti di riferimento della fazione Russo, storicamente alleata degli Schiavone e riconducibile all’orbita del clan dei Casalesi.

Gli veniva contestata la gestione della cassa comune del clan, la distribuzione del denaro destinato al mantenimento delle famiglie dei detenuti, il collegamento tra i capi ristretti in carcere e gli affiliati ancora liberi, oltre alla gestione di una rete di intestazioni fittizie finalizzate a occultare patrimoni e investimenti.

L’inchiesta patrimoniale aveva già individuato numerose attività economiche ritenute riconducibili all’organizzazione criminale: il Bar Miramare, lo Chalet del Mare, il Conca Beach, La Scimmietta Bis, il New Crazy Horse, oltre a presunti investimenti in un negozio di articoli sportivi, in un centro estetico, nell’acquisizione di quote della Nereo Club e in un articolato traffico di sostanze stupefacenti.

Una morte che rischia di lasciare domande senza risposta

La morte di Costantino Russo arriva nel momento probabilmente più delicato dell’intera inchiesta sulla fazione Russo.

Il suo eventuale contributo investigativo avrebbe potuto fornire agli inquirenti una fotografia aggiornata degli assetti del clan, dei rapporti con i vertici detenuti, delle strategie economiche e delle nuove dinamiche criminali sviluppatesi negli ultimi anni.

Ora quel percorso si è interrotto improvvisamente.

Resta una lettera di addio destinata alla famiglia. Restano gli appunti sequestrati dagli investigatori. E resta soprattutto un’inchiesta chiamata a chiarire non soltanto le cause della morte, ma anche se tutte le misure necessarie fossero state adottate per proteggere un detenuto che aveva già manifestato un concreto rischio suicidario e che, per il suo ruolo e per la scelta di collaborare con lo Stato, rappresentava uno dei protagonisti più delicati delle recenti indagini sulla camorra casertana.

FAQ

Domande frequenti sulla vicenda di Costantino Russo

Ecco alcune domande comuni riguardanti il caso di Costantino Russo e le circostanze della sua morte.

Perché Costantino Russo non era videosorvegliato?

La famiglia e gli investigatori si chiedono perché un detenuto considerato fragile non fosse sottoposto a videosorveglianza continua, nonostante un precedente tentativo di suicidio.

Quali erano le sue intenzioni di collaborazione con la giustizia?

Russo aveva manifestato la volontà di collaborare con la giustizia, rompendo con il suo passato criminale dopo un arresto avvenuto il 7 luglio.

Cosa conteneva il quaderno sequestrato?

Il quaderno sequestrato dagli investigatori potrebbe contenere appunti relativi ai rapporti interni al clan e informazioni utili per le indagini.

Quali sono le prossime fasi dell'inchiesta?

L'inchiesta si concentrerà sulle cause della morte di Russo e sull'adeguatezza delle misure di sicurezza adottate nei suoi confronti.

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