Seguici sui Social
Privacy Policy Cookie Policy

Cronaca

Camorra, i Casella volevano solo punire il pusher Cardicelli ma lo uccisero. Le dichiarazioni dei pentiti. I NOMI DEGLI ARRESTATI

Pubblicato

in



. Doveva essere soltanto punito e invece una delle pallottole gli perforo’ lo stomaco. Mori’ poche ore dopo, la sera del 9 gennaio del 2017, a Ponticelli, zona orientale di . Ma della morte di Gianluca Cardicelli, pusher di via Franciosa al servizio del clan Casella, non si e’ mai saputo nulla dai media. C’era invece una inchiesta sotterranea condotta dai carabinieri che stava ricostruendo passaggio dopo passaggio la struttura del gruppo che aveva mantenuto la sua autonomia in una zona che da una parte era dominata dai De Micco e dall’altra dai D’Amico, tra loro rivali. Dopo la morte di Cardicelli, la cosca alla quale lo stesso apparteneva era intimorita. Il motivo? Quel pusher non doveva morire, ma solo essere ferito, e soprattutto perche’ due giorni dopo l’agguato si era pentito , uomo del e  che conosceva molto dei Casella. I carabinieri hanno disarticolato la cosca portando in carcere 14 persone tra i quali i fratelli Giuseppe, Eduardo e i quali erano al comando del gruppo che vendeva cocaina, hashish e marijuana nelle case popolari del rione De Gasperi. Una delle ‘piazze’ era gestita da Cardicelli che pero’, cosi’ come racconta Capasso in un verbale del 5 giugno del 2017, poche settimane dopo l’agguato, faceva uso di droga e aveva debiti. “So che dovevano dargli due botte (ferirlo a colpi di pistola, ndr) ma poi ci e’ rimasto”, ha detto ai pm della Dda. “Sono stati stesso i Casella”. Ascoltando le intercettazioni telefoniche e ambientali nelle case dei boss e’ emerso anche il ruolo di una donna, al vertice del gruppo. Si tratta di Annamaria Milzi,  moglie di , anche lei arrestata dai carabinieri, la quale aveva non solo il compito di raggruppare i soldi della cosca e distribuirli agli affiliati e alle famiglie dei detenuti, ma anche di controllare il sistema di telecamere che erano state sistemate tutte attorno alle case dei capiclan e delle ‘piazze’. All’inchiesta hanno contributo un quindicina di pentiti tra cui tutti i fratelli Sarno con Ciro “Il sindaco” in prima fila e tra gli altri anche Luigi Casella, cugino dei boss che gestivano la piazza di spaccio a Ponticelli

Questo il racconto del pentito Rocco Galasso al magistrato il5 giugno del 2017

PM: ma di quest’ultimo omicidio che è avvenuto a Gennaio di Cardicelli Gianluca lei sa qualcosa? IND: non è stata una cosa dei De Micco è una cosa interna di via Ulisse Prota Giurleo
PM: cioè chi era questo Cardicelli?
IND:Cardicelli era una ragazzo che all’epoca era andato fuori, se ne era andato fuori, poi è tornato e si riempiva di crack
PM: ma lavorava con qualcuno?
IND: lavorava con questi qua di via Ulisse con I Casella
PM: e chi sono, ah con I Casella
IND: con i Casella, per come ho sentito lui si riempiva di crack e non è che lo volevano ammazzare solo un avvertimento e quella botta gli è costata cara
PM: queste sono solo cose che lei ha sentito
IND: ho sentito si
PM: da chi le ha sentile?
IND: le ho sentite la dietro andando a trovare qualcuno così
PM: la dietro parlando con i Casella
IND: no direttamente dai Casella no
PM·eh
IND: però ho sentito la dietro
PM: da chi lo ha sentito, dalla gente in mezzo alla strada o da qualcuno che fa parie di qualche organizzazione?
IND: l’ho sentito da Peppe o Blob, che fa parie
PM: da Peppe o Blob
IND: si
PM: ha sentilo dire che erano stati loro a dare un avvertimento
IND: si, da lui perchè camminava sempre tutto fatto, tutte queste cose qua
PM: e chi glielo avrebbe dovuto fare questo avvertimento Peppe o Blob in che rapporti era con Cardicelli
IND: ma erano di amicizia come fratelli stavano sempre era un gruppo
PM: Peppe o Blob stava con I Casella in quel periodo?
IND: si
PM: e quando come gliele ha dette queste cose, quando
IND: siamo andati andati a trovarlo così perché avevamo amicizie in comune con i cani
PM:eh
IND: perchè lui mi mandava a chiamare sempre quando succedeva stupidaggini la dietro, tipo si rubavano lo stereo, allora lui per dare dimostrazione come ultimamente a quello la che si era rubato lo stereo fuori al garage del papà di Luigi De Micco, steghetè come si chiamava sempre tossico e la PM: quindi la mandarono a chiamare e poi vi siete incontrali e Peppe o Blob le ha raccontato quello che era successo a Cardicelli
IND: avete detto questo qua stava camminando ancora male
PM:eh
IND: una botta la non voluta
PM: gli ha deuo chi ha sparato?
IND: no, chi ha sparato no
PM: però le ha detto che erano stati loro
IND: tutti dicono che erano stati loro
PM: non mi interessa tutti, Peppe o Blob cosa le ha dello?
IND: che la mano veniva dai Casella
P M: veniva dai Casella, allora lei hf! parlato di una serie di omicidi no prima
IND: si

I 13 INDAGATI PER I QUALI E’ STATO CHIESTO L’ARRESTO

1. CASELLA Giuseppe, nato a Napoli il 25/09/1978
2. CASELLA Eduardo, nato a Napoli il 10/05/1984
3. CASELLA Vincenzo, nato a Napoli il 11/09/1996
4. MILZI Annamaria, nata a Napoli il 12/04/1984
5. RIGHETTO Giuseppe, nato a Napoli il 14/02/1985
6. AULISIO Luigi, nato a Cercola (NA) il giorno 02/11/1970
7. MILZI Giuseppe, nato a Massa di Somma (NA) il 24.11.1992,
8. BORRELLI Enrico, nato a Napoli il 25/01/1977
9. ERRICO Pasquale, nato a Napoli il 07/04/1991
10. DE LUCA Alfonso, nato a Napoli i103/05/1954
11. DEL GATTO Raffaele, nato a Napoli il 20/12/1976
12. AUSTERO Ida, nata a Napoli il 03/10/1960
13. DE STEFANO salvatore nato a Napoli il 02/09/1976

ARRESTI DOMICILIARI

AUSTERO Antonio nato a Napoli il 22/03/1935

 

Rosaria Federico

@riproduzione riservata

Continua a leggere
Pubblicità

Attualità

CORAGGIOSO TREVISO Bimbo di 6 anni dimenticato sull’autobus,sfonda il vetro e si libera

Pubblicato

in

Storia per fortuna a lieto fine quella raccontata da tgcom e riportata da “la tribuna di treviso” di un bimbo di soli 6 anni che si libera dall’autobus in cui era stato dimenticato

E’ successo nella zona di  Treviso , un bimbo di 6 è stato dimenticato sul bus che lo riportava a casa da scuola.Una volta capito di essere stato lasciato solo non si è perso d’animo ma ha preso il martelletto di sicurezza, ha sfondato un vetro ed è uscito. Ha riportato solo un piccolo taglio e per fortuna è stato notato da alcune donne alle quali ha raccontato il brutto episodio.Le signore si sono subito attivate per riportarlo a casa e affidarlo alla madre.Il bus sul quale il piccolo è stato “dimeenticato”  fa anche servizio per una serie di plessi scolastici a cavallo tra le province di Venezia e Treviso e a bordo oltre all’autista c’è anche una inserviente che segue i bimbi.
Ma il bimbo durante il viaggio di ritorno a casa  si è addormentato e quando è stato il momento di scendere non se n’è accorto. E nemmeno gli altri a bordo si sono accorti di lui e quando si è svegliato si è trovato da solo nel deposito degli autobus con le porte chiuse.Ma indubbiamente non si è spaventato ma anzi ha subito trovato il modo , a soli 6 anni, di uscire dal mezzo e ritornare “libero”. Alla famiglia del piccolo comunque sono state fatte le scuse dai responsabile del servizio Bus scolastico.Una storia a lieto fine.

Continua a leggere



Cronaca

Omicidio Willy, dopo il pestaggio i fratelli Bianchi tentarono di nascondere il suv

Pubblicato

in

La sera dell’omicidio di Willy i fratelli Bianchi avrebbero tentato di nascondere il Suv

Dopo il pesteggio di Willy Monteiro Duarte i fratelli Bianchi, che ricordiamo sono accusati di omicidio volontario, tentarono di nascondere il loro suv in un parcheggio privato della zona.Infatti è riportato tale episodio sul verbale di arresto dei Carabinieri ; il fuoristrada era parcheggiato in Largo Colombo presso un parcheggio privato,distante circa 300 metri dal Pub dove si erano fermati a prendere un caffè ; non c’èera motivo annotano i militari per lasciare li l’auto poichè vicino al locale c’erano parcheggi pubblici quasi vuoti considerata l’ora tarda.
E c’è anche la dichiarazione,riportata dal Corriere della Sera, di Francesco Belleggia, il 23enne accusato di concorso nell’omicidio di Willy che durante il suo interrogatorio ha riferito che “Era salito in auto con loro solo per fuggire e mi “consigliarono” di non raccontare niente”.
A differenza dei fratelli Bianchi il giovane è agli arresti domiciliari: infatti il gip ha ritenuto la sua versione attendbile confrontandola con le altre testimonianze per cui la sua partecipazione al violento pestaggio sarebbe meno diretta.

Ed è riportata anche la deposizione dell’amico di Willy Federico Zurma, che avrebbe “battibeccato” con uno degli arrestati. Il ragazzo ha riferito ai Carabinieri che alla fine della rissa , dopo che l’autobulanza ha portato via Willy in ospedale, lui e gli amici di Willy avrebbero preferito allontarsi dal luogo dell’efferato pestaggio per evitare altre violenze da parte dei Bianchi.
E secondo i carabinieri di Colleferro i 4 del pestaggio a Willy avrebbero agito come una specie di commando,una spedizione punitiva contro chiunque si trovava davanti e potesse ostacolarli,proprio con l’idea di prevalicare le persone in minoranza con dimostrazioni di forza di gruppo cara a molte ideologie violente ed estreme , con le quali il nostro paese deve iniziare a fare i conti realmente e seriamente per rifiutare un idea di società nella quale soggetti del genere possano essere liberi di compiere atti atroci.

Continua a leggere



Pubblicità

Pubblicità

DALLA HOME

Iscriviti alla Newsletter

Inserisci la tua email:

Gestito da Google FeedBurner

Le Notizie più lette