La tragedia-Le indagini

Sub investito e ucciso a Marina di Puolo: caccia al pirata del mare

Luigi Belardo ha riportato profonde ferite al volto compatibili con l'impatto di un'elica. Il dettaglio della maschera sulla fronte suggerisce l’investimento in superficie. Sotto la lente degli inquirenti il traffico di natanti nell'area protetta.
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Sorrento – Una domenica di passione e biodiversità nel cuore dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella si è trasformata in tragedia. Luigi Belardo, sub di 54 anni originario della provincia di Napoli ma residente a Ravenna, è stato trovato privo di vita nelle acque di Marina di Puolo, al confine tra Sorrento e Massa Lubrense.

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Sul corpo della vittima sono state riscontrate profonde lesioni alla testa: ferite che i primi rilievi considerano compatibili con l’impatto violento contro l’elica di un’imbarcazione. La Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo per omicidio, coordinando le indagini della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia.

L’allarme e il tragico ritrovamento

Belardo si era immerso intorno a mezzogiorno insieme a un gruppo di quattro amici, supportato da un diving center di Castellammare di Stabia. Un’escursione regolare, pianificata nel rispetto delle norme: il gruppo era provvisto di tutte le autorizzazioni necessarie e la presenza dei sub in immersione era regolarmente segnalata dalla boa e da una barca d’appoggio.

Il dramma si è consumato al momento del rientro in superficie. Quando gli altri componenti del gruppo sono riemersi, del 54enne non c’era traccia. Le ricerche, scattate immediatamente, sono durate circa due ore. A fare la tragica scoperta è stata una ragazza, anche lei operatrice di un diving locale, che ha individuato il corpo di Belardo ormai esanime a circa 30 metri di profondità.

Il dettaglio della maschera: l’ipotesi del pirata del mare

Nelle ultime ore gli investigatori si stanno concentrando su un dettaglio tutt’altro che trascurabile: al momento del ritrovamento, la maschera da sub della vittima era sollevata e poggiata sulla fronte. Si tratta di un movimento classico, che i subacquei compiono quasi in automatico non appena completano la risalita ed emergono dall’acqua per respirare a pieni polmoni.

Questo elemento sposta l’asse delle indagini: l’ipotesi più accreditata è che Belardo abbia regolarmente concluso l’immersione e che l’impatto killer con un natante – probabilmente di piccole dimensioni – sia avvenuto proprio mentre si trovava in superficie. Il natante lo avrebbe travolto per poi fuggire senza prestare soccorso. Il colpo alla testa avrebbe causato la perdita di conoscenza o il decesso immediato, facendolo successivamente sprofondare sul fondale.

Fari puntati sull’area protetta

Resta aperta, seppur secondaria, la pista di un malore improvviso che potrebbe aver preceduto l’impatto co i numerosi scogli che si trovano in quella zona. Sarà l’autopsia, disposta dal magistrato di turno, a stabilire con certezza se la morte sia sopraggiunta per annegamento o come conseguenza diretta del trauma cranico.

Nel frattempo, la Guardia Costiera sta raccogliendo le testimonianze dei presenti. Numerosi bagnanti e diportisti hanno segnalato, proprio in quelle ore, un passaggio massiccio e caotico di imbarcazioni nella zona di Marina di Puolo.

Un affollamento anomalo e pericoloso, considerando che il tratto di mare in questione è una riserva protetta in cui vige il divieto assoluto di transito a meno di 100 metri dalla linea di costa. Le indagini puntano ora a identificare lo scafo pirata attraverso i registri di navigazione e le immagini delle telecamere di sorveglianza della costa.

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