Il caso

Concerto annullato, il Comune di Termini Imerese nega un incontro a Mauro Nardi

Gli avvocati del cantante neomelodico: "Non ha nulla a che fare né con la mafia né con la camorra ma si è visto negare l'esibizione e il patrocinio comunale per una vecchissima intervista"
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Napoli – “Un’amministrazione e uno Stato forte non fuggono dal dialogo: la vera lotta alla mafia ha fatto passi da gigante proprio grazie all’ascolto e al confronto, si pensi per esempio al valore fondamentale dei pentiti. E allora come si può negare a un cittadino e artista incensurato il diritto elementare di spiegarsi e ribadire la propria estraneità ad ogni logica mafiosa?”. Gli avvocati Angelo e Sergio Pisani, legali del cantante Mauro Nardi, commentano la risposta negativa alla richiesta di un incontro con l’amministrazione comunale di Termini Imerese (Palermo) che la scorsa settimana ha bloccato un concerto nel Palermitano del cantante neomelodico.

“Pensavamo che la criminalità organizzata si combattesse con le indagini della magistratura, le forze dell’ordine, i pentiti di giustizia, con la confisca dei beni e con il contrasto all’assoggettamento economico e sociale”, continuano i due professionisti, “e invece no: la svolta epocale è arrivata grazie ai post su Facebook, alle sparate mediatiche e all’annullamento dei concerti”.

I due avvocati ricordano che Mauro Nardi, all’anagrafe Antonio Borrelli, “non ha nulla a che fare né con la mafia né con la camorra” nonostante questo si è visto “negare l’esibizione e il patrocinio comunale a causa di una vecchissima intervista. Un’intervista in cui l’artista si limitava a constatare, da semplice cantante, che la propria musica leggera e d’amore arrivava a qualunque tipo di pubblico, senza mai esaltare la violenza o la subcultura criminale”.

“La vera lotta alla mafia non si fa con la gogna social o negando la parola”, concludono Angelo e Sergio Pisani, “sarebbe stato enormemente più efficace ed educativo far esibire l’artista sul palco di Termini Imerese, facendogli prendere chiaramente la parola per ribadire davanti a tutti la propria condanna di ogni forma di criminalità: si è scelta la strada della censura e della propaganda da tastiera. Ma la lotta alla mafia non si fa con i ‘like’ su Facebook”.

Articolo modificato il 19/10/2026 alle 13:13 per revisione testo.
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