Napoli – La Campania si conferma uno degli osservati speciali nelle dinamiche investigative dedicate al monitoraggio e al contrasto dei flussi illeciti di rifiuti su scala nazionale. È quanto emerge dall’ultima azione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, che ha condotto all’applicazione di misure cautelari nei confronti di Stanislao Corvino (finito agli arresti domiciliari) e del fratello Francesco Corvino (destinatario del divieto di dimora in regione), rispettivamente amministratore di fatto e formale della “New Ecology Srl” di Castel Volturno.
L’indagine, condotta sul campo dagli specialisti del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) di Napoli e Caserta guidati dal colonnello Pasquale Starace, fotografa un quadro complesso in cui l’operatività d’impresa si sarebbe intrecciata con gli interessi finanziari delle organizzazioni criminali dell’area casalese.
Al centro dell’ordinanza figurano complessivamente undici indagati, chiamati a rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere, traffico e gestione illecita di rifiuti speciali, riciclaggio e concorso esterno.
Il contenuto delle intercettazioni: la gestione sul campo
I riscontri tecnici raccolti dai Carabinieri nel corso delle intercettazioni telefoniche e ambientali rappresentano uno dei pilastri su cui si fonda l’impianto accusatorio. Dai dialoghi emergono indicazioni chiare sulla gestione logistica dei carichi di rifiuti speciali, quantificati provvisoriamente dalle indagini in oltre 25mila tonnellate complessive, costituiti prevalentemente da fanghi industriali di depurazione e scarti da demolizione edile.
In un passaggio agli atti, Francesco Ianuese si rivolge a Stanislao Corvino evidenziando le difficoltà logistiche del sito:
“Stanù, qua per andare dentro all’acqua la roba esce fuori.”
La risposta dell’amministratore indica la necessità di proseguire lo stoccaggio spostando l’azione all’interno dell’area:
“Vai avanti più in là.”
Le conversazioni documentano anche la pianificazione quotidiana dei flussi e l’individuazione delle aree di scarico. In un altro colloquio, Stanislao Corvino comunica a Carmine Diana l’organizzazione delle attività per il giorno successivo:
“Domani mattina scarichiamo un altro po’, ma sopra la vasca.”
Il problema della saturazione degli spazi aziendali emerge chiaramente nel confronto tra Corvino e Giovanni Gesmundo. Il primo evidenzia il limite ricettivo della struttura:
“Deve gettare la roba, ma in azienda siamo pieni.”
Gesmundo risponde proponendo l’utilizzo di una proprietà alternativa:
“E buttala dentro la terra mia.”
Un’ipotesi che lo stesso Corvino scarta per non compromettere le colture in essere, scambiando una battuta con l’interlocutore:
“No, no, sei un cristiano che ha seminato, là non esiste.”
La declassificazione dei codici e l’impatto sul territorio
L’attività investigativa, avviata nell’aprile del 2023, ha permesso di ricostruire la presunta metodologia utilizzata per aggirare i controlli documentali. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, i flussi di rifiuti speciali — tra cui i residui della lavorazione industriale del pomodoro provenienti dall’Agro nocerino-sarnese — venivano sistematicamente registrati nei formulari di identificazione (FIR) con codici non conformi alla reale natura del carico, spesso catalogati come semplice “sabbione” o inerti da demolizione già sottoposti a trattamento.
Questo schema burocratico avrebbe consentito ai vettori stradali di movimentare i carichi senza sollevare sospetti, per poi dirigerli verso una serie di terreni agricoli situati tra i comuni di Capua, Mondragone e Castel Volturno.
In base ai rilievi del NOE, lo smaltimento avrebbe interessato anche due bacini idrici naturali attigui alla sede della New Ecology, determinando una significativa alterazione dello stato dei luoghi con forti esalazioni odorigene segnalate a più riprese dalla popolazione locale.
Gli accertamenti si sono estesi anche alla provincia di Napoli: a Boscofangone di Nola, i militari hanno individuato un’area di oltre 83mila metri quadrati destinata a un insediamento industriale, posta sotto sequestro in collaborazione con la Procura di Nola per la presenza di ingenti quantitativi di scarti edili sversati senza autorizzazione.
I verbali del collaboratore e il ruolo dei professionisti
Il vero punto di svolta nelle indagini della DDA, coordinate dall’aggiunto Michele Del Prete e dai sostituti Vincenzo Ranieri e Vincenzo Toscano, coincide con le dichiarazioni rese nel maggio 2023 da Vincenzo D’Angelo, esponente di rilievo della cosca Bidognetti e oggi collaboratore di giustizia. I suoi verbali descrivono i meccanismi di infiltrazione economica del clan nel settore dei servizi ecologici attraverso il versamento di capitali in contanti.
D’Angelo ha dettagliato ai magistrati la genesi del rapporto finanziario con la compagine societaria indagata:
“Corvino mi disse che attraversava un momento di difficoltà. Mi chiese di procurargli lavoro. In cambio mi avrebbe corrisposto il 50 per cento degli utili sui lavori in quanto esponente del clan Bidognetti.”
Il flusso di capitali avrebbe garantito, secondo il collaboratore, una redditività costante nel tempo attraverso commesse di rilievo nell’area domizia:
“Dal 2016 introdussi Corvino nei lavori di smaltimento e movimento terra della clinica Pineta Grande, garantendogli un introito che mi assicurava 80mila euro al mese.”
L’evoluzione del rapporto si sarebbe poi formalizzata con l’ingresso occulto nella New Ecology srl a fronte di un investimento iniziale:
“Dal 2021 sono il socio occulto. Dalla società ho tratto costanti introiti pari al 50 per cento degli utili per i lavori e al 20 per cento per gli utili della gestione dell’impianto.”
Per garantire la stabilità di questo circuito economico e permettere l’uscita delle liquidità verso l’organizzazione, la New Ecology si sarebbe avvalsa del supporto di figure tecniche specializzate. Tra gli indagati figurano infatti il ragioniere Mario Camasso e il commercialista Danilo D’Angelo (già consigliere comunale a Casagiove). Secondo l’ipotesi della Procura, i professionisti avrebbero predisposto un sistema di fatturazioni per operazioni inesistenti tramite società collegate, utile a giustificare contabilmente i prelievi di denaro contante destinati ai vertici della cosca.
Il quadro delle misure e la tutela delle parti
Nonostante il rigetto delle richieste di custodia cautelare in carcere da parte del giudice per le indagini preliminari Chiara Bardi, il Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale della New Ecology, comprendente i mezzi d’opera, i beni mobili e immobili e sei suoli agricoli individuati come siti di sversamento abusivo. Parallelamente, è stato eseguito un sequestro per equivalente fino alla concorrenza di circa 1,6 milioni di euro, cifra corrispondente al presunto profitto illecito generato dal traffico di rifiuti speciali.
La misura patrimoniale ha trovato applicazione nei confronti della quasi totalità degli indagati, escludendo il professionista Danilo D’Angelo e lo stesso collaboratore di giustizia. Le autorità inquirenti evidenziano che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari: tutte le persone iscritte nel registro degli indagati e destinatarie dei provvedimenti sono da ritenersi non colpevoli sino all’eventuale emissione di una sentenza definitiva di condanna.






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