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L'OMBRA DEL DRAGONE

Castellammare, «Ti faccio diventare la regina delle vendite»: le intercettazioni che incastrano i fedelissimi del boss Carolei

Dalle agenzie "fantasma" tra la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari alle estorsioni "porta a porta" per le scatole di San Valentino: l'inchiesta svela come il cartello criminale controllava il territorio imponendo persino gli addobbi della Juve Stabia.
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Castellammare Ti Faccio Diventare La Regina Delle Vendite Le Intercettazioni Che Incastrano I Fedelissimi Del Boss Carolei 2026 07 24
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Castellammare – Un impero economico parallelo nato all’ombra dei monti Lattari, capace di allungare le proprie ramificazioni dalle scommesse clandestine e online fino al cuore commerciale della Penisola Sorrentina. Un reticolato finanziario fatto di prestanome giovanissimi, commercialisti compiacenti e soci “ombra” già ben noti alle cronache giudiziarie, protetto dal peso asfissiante e dall’intimidazione del clan D’Alessandro.

È la mappa del potere e del riciclaggio tratteggiata con estrema precisione dal GIP del Tribunale di Napoli, Giovanni De Angelis, nell’ordinanza di custodia cautelare che ha travolto i vertici della consorteria criminale stabiese. Un’indagine complessa, condotta dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato all’emissione di cinque misure in carcere e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre sei persone.

Un’inchiesta che fotografa una camorra liquida ma capillare: da un lato gli investimenti ad alta tecnologia e le triangolazioni contabili per ripulire il denaro sporco, dall’altro l’imposizione predatoria di tipo arcaico, che va dalle scatole per le feste di San Valentino imposte ai baristi, finanche agli striscioni celebrativi per la promozione in Serie B della Juve Stabia.

La genesi dell’inchiesta: il “codice ATECO 920009” e l’asse dei Lattari

La genesi dell’attività investigativa risale a una soffiata precisa giunta alle Fiamme Gialle stabiesi. Una fonte confidenziale aveva rivelato come il clan D’Alessandro – storicamente radicato a Castellammare – stesse tornando a reinvestire ed a lavare i proventi delittuosi nel lucroso affare delle scommesse sportive, lecite e clandestine, e degli apparecchi da intrattenimento.

Un’operazione condotta in sinergia strutturale con il clan Di Martino di Gragnano, suggellata non solo dagli interessi economici ma anche da un’alleanza parentale: Fabio Di Martino (figlio del boss Leonardo ‘o Lione) è infatti legato sentimentalmente alla figlia di Paolo Carolei, 55 anni, considerato dagli inquirenti il coreggente del clan D’Alessandro.

Per riscontrare la soffiata, i finanzieri hanno avviato un monitoraggio capillare a raggio ampio. Hanno passato ai raggi X decine di nuove partite IVA aperte tra la fascia costiera e i comuni dei Lattari sotto il codice ATECO 920009 (servizi connessi con lotterie e scommesse). Il meccanismo era semplice quanto efficace: utilizzare attività commerciali “copertura” (come centri trasmissione dati, internet point, tabaccherie o bar) per raccogliere giocate sui circuiti paralleli o su bookmaker esteri privi della licenza TULPS (art. 88) e delle autorizzazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Nel mirino degli investigatori è finita subito la “LODE BET S.r.l.s.”, con sede legale a Gragnano e operatività a Sant’Antonio Abate. A muovere i fili formali della società figuravano due giovani poco più che ventenni, ma i riscontri anagrafici hanno tradito l’architettura formale: erano i figli di Antonio De Simone e Maurizio Lopez. Due nomi pesanti, già finiti al centro della storica inchiesta “Golden Goal” ed entrambi strettamente legati a Paolo Carolei.

La società, nell’arco di un triennio, ha iniziato un’espansione aggressiva verso la Penisola Sorrentina, rilevando agenzie a Sorrento e collezionando ben quattro “SOS” (Segnalazioni per Operazioni Sospette) inviate dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia.

Le intercettazioni: la pax mafiosa per dirimere i debiti e il ruolo del “consigliere”

L’eccezionale forza probatoria dell’impianto accusatorio emerge dall’uso combinato di cimici, microspie ambientali, monitoraggio telematico e telecamere nascoste negli abitacoli delle auto.
Il 27 marzo 2024 gli investigatori registrano un summit di fondamentale importanza investigativa presso l’abitazione di Francesco di Paola Avallone, braccio destro e factotum del boss Carolei. A richiedere la riunione sono Antonio De Simone e Maurizio Lopez. I due sono in rotta di collisione con un gestore di un’agenzia “Planetwin365” di Sant’Antonio Abate.

Il gestore, per eludere una fetta consistente di debiti accumulati per l’acquisizione della struttura, avrebbe provato a fare “il furbo”, paventando parentele altolocate vicine proprio al gruppo di Carolei per non sborsare il dovuto.
Di fronte allo sgarbo economico, Lopez e De Simone non esitano a ricorrere alla “corte d’appello” di camorra: invocano la discesa in campo diretta del boss Paolo Carolei affinché metta la sua parola e risolva la controversia con la forza dell’intimidazione del clan.

Accanto all’ala militare ed economica, l’ordinanza del GIP De Angelis meticolosamente ricostruisce il ruolo dei colletti bianchi. Tra i destinatari delle misure figura infatti un commercialista G. C, con studio a Gragnano. A lui viene contestato il concorso nell’associazione a delinquere .

Nelle ambientali raccolte dalle Fiamme Gialle, il professionista viene intercettato mentre suggerisce le strategie giuridiche e contabili più idonee a mettere al riparo le agenzie da eventuali sequestri della Magistratura o misure di prevenzione patrimoniale. È sempre il commercialista a spronare Lopez e De Simone in vista di un imminente summit commerciale a Malta con i vertici del brand Planetwin365, indicando come truccare i bilanci per mostrare flussi d’entrata maggiori e promettendo:

“Ci penso io poi a sistemare tutto con operazioni contabili artificiose…”

Prestanome a “mille euro”: il ragazzo del 2000 e i marchi della ragnatela

Quando l’attenzione delle forze dell’ordine sul gruppo “Lode Bet” s’inizia a fare soffocante, il sistema tenta la mossa del cavallo. Il 22 gennaio 2025 le quote della società vengono cedute frettolosamente.

L’acquirente è A.A., un ragazzo classe 2000. Gli accertamenti economico-patrimoniali della Guardia di Finanza riveleranno un quadro paradossale: il venticinquenne, nel quinquennio 2021-2025, non ha mai presentato una dichiarazione dei redditi e negli ultimi tre anni risultava aver percepito soltanto qualche sussidio INPS.

Il giovane rileva la Lode Bet – che l’anno prima muoveva un bilancio ufficiale da oltre 65mila euro – per la cifra simbolica ed irrisoria di 1.000 euro.

Una cessione fittizia “a prezzo vile”, utile unicamente a fare da scudo umano alle misure di prevenzione patrimoniale per i reali padroni del business, cioè Antonio De Simone (già condannato per mafia nel 2007) e Maurizio Lopez.

La ragnatela societaria messa in piedi dal binomio De Simone-Lopez era impressionante e contava diverse scatole cinesi create per bypassare la legge composta da sei società tra Gragnano, Sant’Antonio Abate, Sorrento, Castellammare e San Marzano sul Sarno.

Un’organizzazione capillare che gestiva anche un fittissimo giro di scommesse telefoniche o via WhatsApp a credito, muovendo cifre imponenti frazionate ad arte per sfuggire ai radar dell’antiriciclaggio bancario.
Dai grandi affari al pizzo capillare: le scatole di San Valentino e la festa per la “Juve Stabia”

Ma il clan D’Alessandro non vive soltanto di alta finanza e piattaforme informatiche. L’ordinanza del giudice De Angelis restituisce la fotografia di un controllo del territorio ossessivo, molesto e pervasivo, operato sul campo da Francesco di Paola Avallone ed eseguito sotto l’egida di Paolo Carolei.

Nel mese di gennaio 2024, in vista della ricorrenza di San Valentino, il clan decide di sponsorizzare le merci di un’imprenditrice locale, Simona Coppola. È Carolei in persona a chiedere la lista dei “clienti da visitare”:
“Mandami la lista di tutti i bar…”

L’Avallone prende l’elenco e inizia il giro di estorsioni porta a porta tra Castellammare di Stabia e Sant’Antonio Abate: tutti vengono costretti con la forza dell’intimidazione mafiosa a comprare le scatole di gadget e dolciumi fornite dalla Coppola.

Intercettato mentre rassicura la donna sul buon esito del “lavoro” sul territorio, Avallone fa una promessa roboante che tradisce la logica di monopolio imposto dal clan:
“Non ti preoccupare… ti devo far diventare la più grande rappresentante da Sorrento a venire a Castellammare!”

Ancor più surreale è la vicenda che ha coinvolto il titolare di un ristorante  sul corso Garibaldi a Castellammare. Nell’aprile 2024 la squadra di calcio locale, la Juve Stabia, sta per conquistare la storica promozione in Serie B. La città si veste a festa, ma anche le decorazioni devono passare per la “cassa” del clan.

Avallone nota il ristorante e invia un messaggio vocale di fuoco via WhatsApp al ristoratore per imporgli di far allestire il locale da una ditta amica:
“A questo …omissis… lo dobbiamo far campare un poco con queste strisce o no?… Sta mettendo strisce ovunque questo!”
Per il ristoratore non c’è possibilità di scelta: l’addobbo gialloblù viene installato e pagato.

Le violazioni del boss e la “notorietà” del vincolo mafioso

A completare il quadro c’è la posizione dello stesso Paolo Carolei. Il referente del clan, nonostante fosse sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Castellammare di Stabia, violava sistematicamente le prescrizioni imponendosi un’agenda fitta di incontri con soggetti pluripregiudicati.

I pedinamenti della Guardia di Finanza hanno documentato vertici e incontri continuativi tra la fine del 2023 e la primavera del 2024 con Avallone, Michele Scannapieco, Massimiliano Sola e Salvatore Amodio. Incontri avvenuti sempre per gestire le dinamiche estorsive e il controllo delle agenzie di scommesse.

Il GIP De Angelis, nell’accogliere gran parte delle richieste cautelari avanzate dalla Procura Distrettuale Antimafia, ha sottolineato come la permanenza e il radicamento sul territorio del clan D’Alessandro costituiscano ormai un “fatto notorio” sotto il profilo giurisprudenziale attestato da decine di sentenze irrevocabili di condanna. Una struttura criminale che, nonostante i continui arresti e blitz, riesce ciclicamente a rigenerarsi, affiancando la violenza arcaica del pizzo di strada alle più moderne tecniche di infiltrazione contabile e societaria.

Elenco degli indagati

A. A., 22 anni. INDAGATO
AVALLONE Francesco di Paola, 55 anni. CARCERE
CAROLEI Paolo, 55 anni CARCERE
COPPOLA Simona, 44 anni ARRESTI DOMICILIARI
D. S. A., 26 anni INDAGATO
DE SIMONE Antonio, 57 anni ARRESTI DOMICILIARI
F. A., 27 anni INDAGATO
LOPEZ Giulio, 26 anni
LOPEZ Maurizio, 61 anni ARRESTI DOMCILIARI
R. R, 53 anni INDAGATA
C. G., 55 anni INDAGATO

Cosa sapere

Punti chiave sull'inchiesta contro il clan D'Alessandro

Ecco una sintesi dei principali elementi emersi dall'inchiesta che ha coinvolto il clan D'Alessandro e le sue attività illecite.

  • Impero economico: Il clan gestiva un vasto impero economico che spaziava dalle scommesse clandestine a operazioni commerciali legali.
  • Indagini e arresti: L'inchiesta ha portato all'arresto di cinque persone e all'iscrizione di altre sei nel registro degli indagati.
  • Sistemi di riciclaggio: Utilizzavano prestanome e società fittizie per riciclare denaro sporco attraverso attività commerciali.
  • Controllo del territorio: Il clan esercitava un controllo capillare sul territorio, imponendo pizzi e sponsorizzando eventi locali.
  • Collaborazione con altri clan: Esisteva una sinergia tra il clan D'Alessandro e il clan Di Martino, anche attraverso legami familiari.
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