Napoli – La Procura dovrà effettuare ulteriori accertamenti e le indagini non possono chiudersi. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, Sabato Abagnale, ha accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero, disponendo nuove indagini sul caso della sedicente sensitiva attiva sui social network.
La donna sosteneva di essere in grado di entrare in contatto con i defunti durante alcune dirette streaming, chiedendo in cambio “regali virtuali” monetizzabili.
Il meccanismo delle dirette e il finto titolo da psicologa
Attraverso le piattaforme social, in particolare TikTok, la donna avrebbe fatto leva sullo stato di profondo dolore delle persone collegate per ottenere un profitto economico. Nel corso delle live, la presunta sensitiva prometteva di fare da tramite con i cari estinti dei follower, ma a una condizione: l’invio continuativo di donazioni.
Se i regali virtuali tardavano ad arrivare, la donna minacciava di interrompere la trasmissione. A quel punto intervenivano i moderatori della chat, che fornivano agli utenti vere e proprie istruzioni pratiche – una sorta di “tutorial” – su come effettuare i versamenti tramite l’acquisto di carte prepagate.
A gravare sul quadro indiziario è anche il presunto abuso di titolo: la donna veniva infatti presentata come psicologa, un elemento che avrebbe spinto soggetti particolarmente vulnerabili ad affidarsi a lei con ulteriore fiducia. Gli accertamenti svolti presso l’Ordine degli Psicologi della Campania hanno tuttavia confermato che la sedicente professionista non è mai stata iscritta all’Albo.
La posizione della Procura e la decisione del GIP
La richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Napoli si fondava sulle complessità tecniche legate ai reati informatici e sulla difficoltà di ottenere dati rilevanti senza ricorrere a rogatorie internazionali verso le società estere che gestiscono i social media.
Di diverso avviso il gip Abagnale, secondo il quale non sono affatto “esaurite le possibilità di identificazione dell’autore” del reato. Per il giudice esistono ancora margini investigativi concreti per risalire all’identità degli amministratori dei profili e di chi ha incassato i proventi delle donazioni.
La reazione delle vittime: “Tutelare chi vive un dolore”
Soddisfazione per la decisione del giudice è stata espressa dalle persone che hanno sposto denuncia e dall’associazione “La Battaglia di Andrea”, che le ha sostenute nell’iter giudiziario.
“Dietro queste vicende non ci sono soltanto donazioni e denaro, ma persone che attraversano momenti di estrema fragilità, anche psicologica, e che meritano tutela e rispetto”, spiegano i responsabili dell’associazione. “Chiediamo che questo caso possa rappresentare l’occasione per un’indagine più ampia, a livello nazionale, su fenomeni analoghi che ormai inondano i social e che possono coinvolgere soggetti vulnerabili”.



