L'INCHIESTA DELLA DDA

Il patto sporco tra Casalesi e «banca occulta» cinese: così il clan svuotava i bonus edilizi

Maxi-sequestro da 21 milioni di euro tra Napoli e Bologna. Sette indagati per associazione a delinquere e riciclaggio: ripulivano i soldi dello Stato compiendo acquisti di lusso nel Casertano.
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Il Patto Sporco Tra Casalesi E Banca Occulta Cinese Cosi Il Clan Svuotava I Bonus Edilizi 2026 07 17
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Napoli – Una gigantesca frode sui bonus edilizi, una fitta rete di prestanome e, a fare da “cassaforte” per ripulire il denaro sporco, il canale sotterraneo dell’underground banking gestito da operatori cinesi. È lo scenario emerso dall’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli che ha inferto un durissimo colpo alla fazione Schiavone del clan dei Casalesi.

I militari dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo da ben 21 milioni di euro. Il provvedimento, emesso dal gip su richiesta dei pm Giuseppe Visone e dell’aggiunto Michele Del Prete, contesta a sette indagati i reati di associazione a delinquere, riciclaggio e autoriciclaggio, con l’aggravante del metodo mafioso.

Il furto d’identità digitale e i crediti fantasma

Il meccanismo scoperto dagli inquirenti era tanto semplice nella sua genesi quanto sofisticato nella sua esecuzione. Al centro del sistema c’erano le credenziali Spid di contribuenti compiacenti, cedute ai membri del clan che stabilivano la loro base operativa nella provincia di Caserta.

Una volta ottenuto l’accesso ai cassetti fiscali delle vittime o dei complici, i sodali creavano dal nulla crediti d’imposta inesistenti legati ai bonus per l’edilizia. Da quel momento, le somme venivano gestite in totale autonomia dal gruppo criminale, pronte per essere monetizzate e fatte sparire nei canali finanziari internazionali.

La “banca occulta” e i corrieri del contante
Per ripulire i milioni sottratti allo Stato, il clan non ha utilizzato i canali tradizionali, fin troppo esposti ai controlli antiriciclaggio. I crediti venivano infatti trasferiti su conti correnti cinesi.

A quel punto entrava in gioco la cosiddetta “banca occulta” (underground banking), un sistema parallelo di trasferimento di denaro che sfugge a qualsiasi tracciabilità ufficiale. Una volta all’estero, i fondi venivano convertiti in contanti e riportati fisicamente in Italia grazie a una fitta rete di “corrieri”, incaricati di consegnare le mazzette direttamente nelle mani degli esponenti della malavita organizzata.

Dalle ville allo yacht: i sigilli al tesoro del clan

Le fiamme gialle sono riuscite a ricostruire i complessi flussi finanziari e a individuare come il denaro della frode venisse reinvestito. Il clan utilizzava prestanome per acquistare beni di lusso nel Casertano, in particolare nelle zone di Trentola Ducenta e Castel Volturno.

Il sequestro da 21 milioni di euro ha colpito duramente questo patrimonio: sotto sigillo sono finiti beni mobili e immobili, tra cui spiccano una barca da diporto di quasi 10 metri con due potenti motori fuoribordo, due automobili, una motocicletta e gli stessi crediti d’imposta non ancora riscossi, congelati direttamente all’interno dei cassetti fiscali delle ditte e delle società coinvolte nell’inchiesta.

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Commenti (1)

Mi pare una cosa complicata e pericolosa ma non capisco bene tuttop, sembra chehanno usato le SPID de persone che non sapevano ninte. L’indagine pare seria,però i conti e i nomi son intricatissmi e i soldi senevanno via come acqua. Speriamo la giustizia fa il suo lavoro presto.

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