I 28 INDAGATI

L’algoritmo del malaffare: asse Sarno-Scafati, le estorsioni via cellulare e i fucili acquistati a Zagabria

L'indagine della Sisco e l'asse giudiziario istituzionale con la Croazia smantellano una consorteria camorristica di ultima generazione.
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Salerno – Non è più soltanto una questione di controllo del territorio tra le palazzine popolari e le piazze di spaccio della provincia. Le mafie dell’Agro nocerino-sarnese hanno cambiato pelle, digitalizzato i processi operativi, aperto filiali transnazionali nei Balcani e diversificato gli investimenti verso i più redditizi flussi burocratici dello Stato italiano.

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L’imponente operazione scattata all’alba di questa mattina su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno – che ha visto l’esecuzione di 23 misure cautelari (19 in carcere e 4 ai domiciliari) da parte della Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo (Sisco) e dello Sco – squarcia il velo su una holding criminale strutturata che considerava le città di Sarno e Scafati come semplici quartieri generali di un network molto più esteso. Un’organizzazione che trafficava in armi da guerra con Zagabria, piazzava quintali di hashish in Sicilia e aggirava i sistemi informatici del Ministero dell’Interno.

Il boss in cella col comando a distanza

Al vertice della piramide, secondo la ricostruzione del Gip del Tribunale di Salerno dott.ssa Annamaria Ferraiolo, siede un soggetto che la reclusione non è riuscita a neutralizzare. Nonostante lo stato di detenzione, il capo dell’organizzazione ha continuato a esercitare pienamente i propri poteri dittatoriali sul sodalizio in libertà. Lo faceva grazie a un telefono cellulare introdotto abusivamente nel penitenziario, trasformato in una vera e propria centrale di comando remota.

Da quella cella partivano le direttive quotidiane: quali imprenditori locali dovevano essere “taglieggiati”, quali modalità violente adottare per piegare la resistenza di chi provava a opporsi al pagamento del “pizzo”, e come dirimere le frizioni nate tra i pusher per il controllo delle piazze di spaccio di Sarno e Scafati.

Il denaro estorto non serviva solo all’arricchimento dei vertici, ma confluiva in una cassa comune indispensabile per il sostentamento economico degli affiliati detenuti e delle loro famiglie, garantendo così la fedeltà assoluta al clan.

La cella del Capo e l’azione punitiva in carcere

La spietatezza del gruppo e il livello di sottomissione imposto si misurano anche dall’analisi di un drammatico episodio accertato dietro le sbarre, nella stessa struttura carceraria in cui il boss era ristretto. Un detenuto è stato preso di mira da una violenta spedizione punitiva ordita dagli affiliati per conto del capo. L’uomo è stato selvaggiamente picchiato, riportando gravi fratture giudicate guaribili con una prognosi di 30 giorni.

Il motivo dell’aggressione rasenta il paradosso normativo: la vittima doveva essere costretta a firmare e formalizzare una richiesta ufficiale alla Direzione del carcere per accogliere nella propria cella il capo del sodalizio. Una coabitazione forzata che non rispondeva a logiche di solidarietà carceraria, ma a una precisa necessità logistica: permettere al boss di gestire con maggiore tranquillità e riservatezza, al riparo dai controlli delle guardie e sfruttando la copertura del compagno di stanza, le lunghe conversazioni telefoniche con i complici all’esterno.

 

[Mappa dei Flussi Criminali Accertati]
Sarno/Scafati (Direzione Logistica) ───► Palermo (Mercato Hashish: sequestro 80kg)

├───► Zagabria, Croazia (Canale Armi: sequestro AK-47 Kalashnikov)

└───► Ministero Interno (Fronte Digitale: >1000 istanze fittizie Click Day)

 

L’assalto informatico al “Click Day”

Ma se la violenza e le estorsioni rappresentano il codice genetico tradizionale della camorra, è nel settore del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che l’organizzazione dimostra una spiccata e moderna mentalità manageriale. Gli inquirenti della DDA hanno portato alla luce una truffa informatico-amministrativa su scala industriale legata ai flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari.

Sfruttando il meccanismo del cosiddetto click day sui portali telematici del Ministero dell’Interno, il sodalizio ha pianificato e inoltrato oltre 1.000 istanze fittizie destinate all’ottenimento di nulla osta al lavoro e ricongiungimenti familiari. Attraverso la creazione di contratti di lavoro dipendente fantasma e società paravento, ogni singola pratica veniva venduta a caro prezzo ai cittadini extracomunitari desiderosi di entrare in Italia, garantendo al clan un flusso costante di milioni di euro di capitali freschi e, soprattutto, a bassissimo rischio d’intercettazione rispetto ai canali tradizionali del narcotraffico.

La rotta dei Kalashnikov oltre il confine

Accanto all’ufficio virtuale delle truffe amministrative, il sodalizio manteneva però un arsenale militare di spessore. L’indagine ha documentato la costante disponibilità di armi da fuoco, individuando un canale di approvvigionamento diretto con i Balcani. Il 24 aprile 2024, un meticoloso servizio di osservazione e pedinamento transfrontaliero si era concluso a Gorizia, subito dopo il confine italo-sloveno.

In quell’occasione, la Polizia di Stato intercettò un’autovettura condotta da un cittadino italiano incaricato di trasportare il carico fino a Sarno. Nascosti nell’abitacolo c’erano fucili d’assalto AK-47, i famigerati Kalashnikov, acquistati poche ore prima in territorio croato. Q

uell’arresto in flagranza è stato il grimaldello che ha permesso alla magistratura salernitana di attivare una monumentale cooperazione internazionale, assistita dall’agenzia europea Eurojust e dalla Direzione Nazionale Antimafia. Lo scambio informativo in tempo reale con l’Uskok (la Procura speciale croata contro la corruzione e la criminalità organizzata) ha consentito oggi, in contemporanea con i fermi in Campania, di fare scattare le manette a Zagabria nei confronti del fornitore croato delle armi, colpito da un mandato di arresto europeo. Un cerchio che si chiude, dalle sponde della Croazia fino alle campagne di Sarno, a dimostrazione che i confini geografici, per il malaffare, sono ormai soltanto linee sulla carta geografica.

Elenco completo degli indagati

 

  • LA ROCCA Nicola, nato a Sarno (SA) il 11.02.1990

  • SPINOSA Annapaola, nata a Sarno (SA) il 19.03.1990

  • STELLATO Giovanni, alias “Giovanniello”, nato a Sarno (SA) il 09.05.1995

  • D’ANGELO Antonio, alias “Maradona”, nato a Sarno (SA) il 29.07.1981

  • TROTTA Francesco, alias “Ciccio”, nato a Nocera Inferiore (SA) il 09.05.1986

  • TAUMATURGO Vincenzo, nato a Nocera Inferiore (SA) il 15.05.1971

  • TESTA Daniele, nato a Sarno (SA) il 19.06.1996

  • LA ROCCA Francesco Paolo, nato a Sarno (SA) il 15.12.1964

  • CORRADO Antonio, alias “Giurino”, nato a Sarno (SA) il 19.07.1965

  • NOCERA Rosario, nato a Sarno (SA) il 19.11.1991

  • D’ANGELO Rosario, nato a Sarno (SA) il 24.02.1983

  • MONTELEONE Gaetano, nato a Sarno (SA) il 09.02.1982

  • FRANCO Salvatore, alias “Tore a befana”, nato a Sarno (SA) il 17.06.1982

  • BELPASSO FLORIO Michele, nato a Sarno (SA) il 02.03.1988

  • MONTELEONE Laura, nata a Sarno (SA) il 03.09.1984

  • ZUCCOIA Bartolo, nato a Napoli il 23.05.1996

  • TROTTA Vincenzo, nato a Nocera Inferiore (SA) il 06.05.1987

  • VESPOLI Steven, nato a Sapri (SA) il 16.03.1993

  • DALANI Genti, nato a Durazzo (ALBANIA) il 29.09.1974

  • RUSSO Eduardo Junior, alias “Eddy Melito”, nato a Napoli il 16.02.1999

  • PIGNATARO Alessandro, nato a Nocera Inferiore (SA) il 29.07.1992

  • VITOLO Gianluca, nato a Sarno (SA) il 21.10.1994

  • PEPE Gianfranco, nato a Napoli il 29.07.1991

  • DEMERAC Tomislav, nato in CROAZIA il 25.06.1982

  • MANCUSO Antonio, nato a Sarno (SA) il 21.03.1987

  • LAGRARI Mohamemd Amine, nato in MAROCCO il 31.05.1997

  • CARPINELLI Daniele, nato a Salerno il 09.10.1980

  • GENTILE Francesco, nato a Napoli il 09.12.1970

  • TESTA Salvatore, nato a Torre Annunziata (NA) il 02.06.1971

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