I 21 INDAGATI

Arzano, «Tutti pagavano il clan»: le confessioni del pentito e il libro mastro del racket

Decisive le dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Gennaro Salvati e il sequestro di un dettagliato "libro mastro" in formato A4. I boss continuavano a comandare e a percepire lo stipendio anche da dietro le sbarre.



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Arzano Tutti Pagavano Il Clan Le Confessioni Del Pentito E Il Libro Mastro Del Racket 2026 05 14
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Una cappa di piombo asfissiante, metodica, calcolata al centesimo. È quella che il clan della 167 aveva steso sul tessuto economico e sociale di Arzano, comune a nord di Napoli. Un sistema criminale che non ha mai smesso di funzionare, nemmeno quando i vertici venivano assicurati alla giustizia.

A squarciare il velo su questo spietato ingranaggio è l’imponente ordinanza cautelare firmata dal Giudice per le Indagini Preliminari, Donatella Bove. Un documento che cristallizza l’organigramma, le gerarchie e, soprattutto, i flussi finanziari di un sodalizio capace di trasformare commercianti e artigiani in un bancomat per i clan.

Il quadro probatorio, avvalorato da intercettazioni ambientali, pedinamenti e riscontri incrociati dei Carabinieri, ha delineato l’operatività di una struttura di tipo gerarchico, caratterizzata da una spiccata forza intimidatrice e da un controllo capillare del territorio. Ma a fornire la chiave di volta per smontare il sistema sono stati due elementi cruciali: le rivelazioni di un giovane affiliato passato dalla parte dello Stato e il sequestro di un vero e proprio “registro contabile” delle estorsioni.

Le confessioni del pentito: le liste del pizzo e la divisione dei bottini

A svelare i meccanismi interni della macchina del pizzo è Gennaro Salvati, neo collaboratore di giustizia, le cui dichiarazioni hanno trovato puntuali riscontri nelle indagini della polizia giudiziaria. Il giovane ha spiegato agli inquirenti di aver assunto un ruolo attivo nella riscossione delle estorsioni a cavallo tra l’autunno e l’inverno del 2025, subentrando a precedenti referenti allontanati per ordine dei vertici.

Salvati ha descritto un sistema di taglieggiamento su doppio binario. Da un lato, vi era una lista mensile di circa dieci esercizi commerciali, che garantiva alle casse del clan un introito fisso stimato tra i 7.000 e i 7.500 euro. Dall’altro, una rete ben più ampia e redditizia veniva attivata in occasione delle classiche festività: Natale, Pasqua e Ferragosto. Il collaboratore ha ricordato come quest’ultimo elenco includesse una moltitudine di attività, tra cui fruttivendoli, bar, pescivendoli e ferramenta di Arzano. Le quote richieste variavano da un minimo di 300 fino a 1.500 euro, permettendo all’organizzazione di incassare cifre esorbitanti, quantificate tra i 60.000 e i 70.000 euro per ogni tornata festiva.

Il denaro raccolto, stando al racconto del pentito, non aveva un punto di consegna fisso, ma veniva affidato ad Antonio Caiazza al termine di incontri fugaci organizzati tramite messaggi sui social network, spesso nei pressi di distributori di benzina o nelle strade di quartieri limitrofi.

I vertici, in particolare Caiazza e Davide Pescatore, si occupavano poi della spartizione: prima veniva garantito lo stipendio ai detenuti, e solo in un secondo momento si procedeva alla divisione dei restanti proventi e al pagamento, spesso esiguo e discontinuo, degli esattori operativi sul territorio.

Il “Libro Mastro” di marzo: 33 attività sotto scacco

La conferma documentale dell’infernale sistema estorsivo è emersa durante la perquisizione nell’abitazione di un altro indagato, Pietroangelo Leotta. Tra telefoni cellulari e modiche quantità di stupefacenti, gli investigatori hanno rinvenuto un elemento di straordinario valore investigativo: un foglio A4 stampato con orientamento orizzontale, intitolato chiaramente “MESE DI MARZO – ANNO 2026”.

Si tratta, a tutti gli effetti, di un foglio di calcolo della malavita. La tabella, organizzata con precisione manageriale, incrociava nelle colonne i giorni del mese e nelle righe ben 33 attività commerciali arzanesi. Un vero e proprio censimento del terrore che annoverava pizzerie storiche e di recente apertura, pasticcerie, cornetterie, market alimentari e rosticcerie.

All’interno delle celle, cifre variabili da 25 a 110 indicavano presumibilmente le somme incassate quotidianamente, con tanto di righe e colonne dedicate ai calcoli dei “totali”. Un monitoraggio sistematico che dimostra, secondo il GIP, come il documento non fosse frutto di annotazioni occasionali, ma il pezzo di una contabilità organizzata e strutturata, necessaria per rendicontare ai vertici i flussi economici provenienti dal sangue del tessuto produttivo locale.

Il comando dal carcere: cellulari, “mesate” e gerarchie intatte

L’aspetto forse più inquietante dell’ordinanza riguarda la permeabilità delle carceri e la capacità dei boss di continuare a gestire il potere pur trovandosi dietro le sbarre. Le indagini hanno dimostrato come Giuseppe Monfregolo, considerato a capo della fazione, continuasse a percepire una “mesata” superiore a quella degli altri affiliati e a impartire direttive strategiche. Attraverso l’uso di telefoni cellulari illecitamente introdotti in cella, Monfregolo decideva quali attività colpire, nominava i referenti sul territorio e decretava persino le punizioni per i sodali ritenuti inaffidabili.

Simile la posizione di Renato Napoleone e Domenico Russo, anch’essi capaci di orchestrare faide interne e inviare messaggi all’esterno tramite ambasciatori fidati, alimentando le contrapposizioni tra i vari sottogruppi del clan. La percezione dello stipendio mensile per i detenuti di lungo corso (come Piscopo, Bussola, D’Aria e Raffaele Alterio) viene considerata dal giudice non solo come forma di sostentamento, ma come la prova evidente del perdurante vincolo associativo, finalizzato a garantire l’omertà e la fedeltà assoluta all’organizzazione.

L’elenco degli indagati

ROMANO Salvatore (“Sasi”), nato a Napoli il 05.05.1992 CARCERE

CAIAZZA Antonio (“AC”), nato a Massa di Somma (NA) il 02.08.2001 CARCERE

PESCATORE Davide (“Pal ‘e fierr”), nato a Napoli il 09.02.1983 CARCERE

SCOGNAMIGLIO Vittorio, nato a Napoli il 01.04.2003

REA Mattia (“‘o cinese”), nato a Napoli il 05.07.2005 CARCERE

ATTRICE Francesco (“Francuccio ‘o ferrar”), nato a Casoria (NA) il 10.10.1966 CARCERE

LUPOLI Salvatore (“trombone”), nato a Napoli il 27.07.1994

ALTERIO Antonio (“‘o sceriffo”), nato a Napoli il 27.10.1994 CARCERE

LUPOLI Umberto (“o’ nano”), nato ad Arzano il 23.09.1978

SILVESTRO Raffaele, nato a Napoli il 23.08.1977 CARCERE

LEOTTA Pietroangelo (“‘o chiatt”), nato a Frattamaggiore (NA) il 23.12.2000 CARCERE

NAPOLEONE Renato, nato a Napoli il 01.04.1983 (attualmente detenuto) CARCERE

MONFREGOLO Giuseppe (“‘o guallarus”), nato a Napoli il 12.03.1988 (attualmente detenuto) CARCERE

SALVATI Gennaro (“Genny”), nato a Napoli il 25.02.2003 (attualmente detenuto)

OLIVELLO Andrea, nato a Castel Volturno (CE) il 21.03.2002 (attualmente detenuto) CARCERE

GAMBINO Giovanni, nato a Napoli il 23.08.1990 CARCERE

RUSSO Domenico (“o’ mussut”), nato a Napoli il 28.11.1989 (attualmente detenuto)CARCERE

BUSSOLA Salvatore (“Scarulella”), nato a Napoli il 5.09.2001 (attualmente detenuto) CARCERE

D’ARIA Mario (“Marittiello”), nato a Napoli il 9.01.1991 CARCERE

PISCOPO Raffaele (“Raffele o biond o Lello o biond”), nato a Napoli 27.01.2001 CARCERE

ALTERIO Raffaele (“Vavarone”), nato a Napoli il 29.5.1989 CARCERE

 

Nella foto da sinistra in alto Salvatore “Sasy Romano, Davide Pescatore pale e fierr, Antonio Alterio, Salvatore Alterio e  Raffaeele Alterio; in basso da sinistra Giuseppe Monfregolo, Renato Napoleone, Angelo Antonio Gambino, Antonio Caiazza e Francesco Attrice detto francuccio ‘o ferraro)

In breve

Una cappa di piombo asfissiante, metodica, calcolata al centesimo.

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