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L'ARRESTO DELLA GINECOLOGA

Castellammare, il ‘sistema dittatoriale’ della dottoressa Eutalia Esposito nel reparto di ginecologia

Tra falso e frode processuale, emerge il ritratto di una gestione "dispotica" nel reparto: così la verità sulla morte del bimbo è rimasta sepolta per due anni.
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Castellammare Il Sistema Dittatoriale Della Dottoressa Eutalia Esposito Nel Reparto Di Ginecologia 2026 10 08
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Castellammare. – Per quasi due anni quella cartella clinica era rimasta sigillata negli archivi, tesa a dimostrare un’amara ma inevitabile fatalità biologica. La storia di una vita spezzata sul nascere, quella del piccolo Salvatore Abrunzo — figlio di una giovane coppia di Torre Annunziata —, sembrava essersi conclusa con la rassegnazione di fronte all’imponderabile e con una richiesta di archiviazione formulata nel 2024 dalla stessa Procura.

Ma dietro le pareti del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “San Leonardo” di Castellammare di Stabia, la verità era un’altra. Non una tragica sfortuna, ma un mosaico di errori medici drammatici, seguiti da una fredda e scientifica operazione di insabbiamento orchestrata per evitare conseguenze penali.

All’alba di ieri, i militari della Guardia di Finanza delle compagnie di Torre Annunziata e Castellammare hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Giudice per le Indagini Preliminari. Il provvedimento più grave colpisce la dottoressa Eutalia Esposito, 71 anni, all’epoca primaria pro tempore del reparto, figura di peso nella sanità locale ed ex consigliera comunale a Castellammare: per lei sono scattati gli arresti domiciliari.

Per altri tre componenti dell’équipe — i ginecologi Salvatore Ercolano e Natalina Buono, e l’ostetrica Roberta Vinaccia — è stata disposta la sospensione dall’esercizio dell’attività professionale e dai pubblici uffici per la durata di dodici mesi. Le accuse, a vario titolo, sono spaventose: omicidio colposo in ambito sanitario, falso materiale e ideologico commesso da pubblico ufficiale, frode in processo penale e depistaggio.

Il dramma in sala parto e la manovra della finzione

I fatti risalgono al marzo di due anni fa. La madre di Salvatore entra in travaglio al San Leonardo, ma la nascita svela fin dai primi istanti un quadro soffocante di complicazioni post-parto severe. Il bambino viene immediatamente trasferito d’urgenza nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale. Lì, per un mese intero, le apparecchiature mantengono accesa una fioca speranza, fino alla resa finale: il cuore del neonato cessa di battere.

Secondo l’impianto accusatorio costruito dalla Procura oplontina e minuziosamente ricostruito dai finanzieri, il personale sanitario avrebbe commesso imperizie e negligenze decisive durante la fase operatoria ed espulsiva, causando le lesioni letali al bimbo. Ma è ciò che sarebbe accaduto subito dopo il parto a trasformare una tragica mala sanità in un vero e proprio caso giudiziario.

Presi dal panico per le possibili conseguenze legali, i sanitari avrebbero concordato una strategia di autodifesa. Per giustificare l’asfissia e le lesioni del neonato, avrebbero confenzionato una vera e propria scenografia della fatalità: la creazione ad hoc di un nodo vero sul cordone ombelicale. Un’anomalia rara ma naturale che, se presente in utero, avrebbe giustificato l’impossibilità per i medici di salvare il bambino.

La distruzione delle prove e il concordato di corsia

Nelle carte dell’inchiesta emerge l’eccezionale rapidità con cui il gruppo avrebbe agito per cancellare ogni traccia biologica difforme dal racconto ufficiale. Cordone ombelicale e placenta sono stati smaltiti immediatamente, violando in modo palese i protocolli operativi e la prassi clinica ordinaria del nosocomio stabiese, che impongono la conservazione e il tracciamento dei reperti in presenza di eventi avversi o critici.

Non solo la materia biologica: anche la carta è stata piegata alle esigenze degli indagati. Gli investigatori delle Fiamme Gialle, attraverso incroci di testimonianze, tabulati e riscontri documentali, hanno accertato una sistematica falsificazione della cartella clinica. Sarebbero stati alterati gli orari reali di intervento, i tempi delle manovre chirurgiche, la sequenza delle somministrazioni e le edizioni delle schede d’andamento del parto, col solo scopo di mostrare un quadro di perfetta rispondenza ai manuali medici.

Infine, la barriera del silenzio. Gli indagati avrebbero concordato nei minimi dettagli le versioni da fornire agli inquirenti durante le prime sommarie informazioni, allineando i dettagli per fugare qualsiasi sospetto. Un piano che la Procura definisce promosso e diretto con decisione proprio dalla dottoressa Esposito, forte del suo ruolo apicale e del peso carismatico e gerarchico esercitato all’interno del reparto, descritto nelle testimonianze come un ambiente condizionato da una gestione rigida, dittatoriale e priva di repliche.

Il depistaggio riuscito e la riapertura del caso

Il piano di copertura aveva inizialmente funzionato. La versione del “nodo imprevedibile”, avvalorata dalle carte cliniche truccate e dall’assenza dei reperti organici distrutti, aveva indotto gli esperti e i periti a ritenere inattaccabile la condotta dell’équipe. Nel 2024, la Procura di Torre Annunziata si era vista costretta a formulare richiesta di archiviazione per il fascicolo aperto sulla morte del piccolo Salvatore.

A rompere il muro di vetro sono stati gli approfondimenti successivi della Guardia di Finanza. Intercettazioni, analisi incrociate sui registri d’ingresso del personale ed esami comparativi tra i diari di bordo della sala parto e le schede di ricovero hanno fatto emergere le incongruenze orarie e le crepe nelle deposizioni “concordate”.

L’ordinanza cautelare eseguita ieri rende giustizia al dolore della coppia di Torre Annunziata, che per due anni ha convissuto con il dubbio che la morte del proprio primogenito non fosse stata scritta dal destino. Ora il quadro si sposta nelle aule di tribunale, dove la medicina difensiva cede il passo all’accusa più grave: aver tradito contemporaneamente il giuramento d’Ippocrate e la legge dello Stato.

Cosa sapere

Punti chiave sulla vicenda della dottoressa Eutalia Esposito

Ecco una sintesi dei principali aspetti legati al caso della dottoressa Eutalia Esposito e alle accuse mosse nei suoi confronti.

  • Accuse principali: Omicidio colposo, falso materiale e ideologico, frode in processo penale e depistaggio.
  • Ruolo della dottoressa: Eutalia Esposito era la primaria del reparto di ginecologia e figura influente nella sanità locale.
  • Circostanze della morte: Il neonato Salvatore Abrunzo è deceduto a causa di complicazioni post-parto, seguite da presunti errori medici.
  • Strategia di insabbiamento: Il personale sanitario avrebbe alterato la cartella clinica e distrutto prove biologiche per coprire le proprie responsabilità.
  • Sviluppi legali: Dopo indagini approfondite, è stata emessa un'ordinanza di custodia cautelare per la dottoressa e sospensioni per altri membri dell'équipe.
Articolo modificato il 08/10/2026 alle 08:56 per revisione testo.
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