La visita sulle montagne

Dall’America a Salerno per ritrovare lo zio aviatore morto in guerra: dopo 83 anni la famiglia torna sul luogo dello schianto

Cheri Stewart è arrivata da Philadelphia per ricostruire gli ultimi momenti di Charles M. Stewart, mitragliere americano di appena 20 anni. Ad accompagnarla i volontari dell’Associazione Salerno 1943.
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Dallamerica A Salerno Per Ritrovare Lo Zio Aviatore Morto In Guerra Dopo 83 Anni La Famiglia Torna Sul Luogo Dello Schianto 2026 10 05
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Salerno – Ha attraversato l’oceano per inseguire una storia di famiglia rimasta sospesa per 83 anni. Cheri Stewart, arrivata da Philadelphia, ha raggiunto il Salernitano con un obiettivo preciso: vedere con i propri occhi le montagne dove, nel 1943, trovò la morte suo zio Charles M. Stewart, giovane aviatore americano di appena vent’anni.

Un viaggio nato da un’eredità familiare fatta di ricordi, silenzi e domande rimaste senza risposta. Il fratello di Cheri aveva trascorso gran parte della sua vita a custodire la memoria dello zio, raccogliendo documenti e testimonianze sulla sua vicenda. Il padre della donna, invece, aveva scelto di non parlare di quella tragedia, troppo dolorosa da affrontare.

Dopo la morte del fratello, Cheri ha deciso di raccogliere quel testimone e di partire per l’Italia.

La ricerca sulle montagne di Salerno

A guidarla nei luoghi dello schianto sono stati i volontari dell’Associazione Salerno 1943, da anni impegnati nella ricostruzione delle vicende legate all’Operazione Avalanche attraverso documenti militari, testimonianze e reperti.

Il sopralluogo si è trasformato in un momento particolarmente intenso quando, tra la vegetazione, è stato individuato un frammento metallico ritenuto riconducibile al B-17.

Un piccolo pezzo di metallo, rimasto per decenni sul terreno, che ha assunto un significato enorme per la famiglia Stewart: una traccia concreta capace di riannodare il presente a una tragedia consumata durante la guerra.

Il bombardiere colpito dalla contraerea

La vicenda di Charles M. Stewart risale al periodo dell’Operazione Avalanche. Il B-17 sul quale viaggiava era impegnato nel rientro da una missione sugli aeroporti di Foggia quando venne intercettato e gravemente danneggiato dalla contraerea e dai caccia dell’Asse.

Due motori fuori uso e l’aereo ormai in condizioni critiche costrinsero il comandante Bernard B. Pasero a ordinare l’evacuazione. I dieci membri dell’equipaggio si lanciarono in momenti diversi.

Stewart, che aveva il ruolo di mitragliere laterale, riuscì a raggiungere il suolo, ma riportò gravissime ferite alle gambe. Morì il giorno successivo.

Fu inizialmente sepolto in Italia, nel cimitero di Sant’Angelo dei Lombardi. Nel 1952 la salma venne restituita alla famiglia e trasferita negli Stati Uniti.

Una storia ricostruita attraverso documenti e testimonianze

A ricostruire nel dettaglio la vicenda dello schianto è stato Matteo Pierro, referente storico dell’Associazione Salerno 1943 e autore del volume Salerno 1943. Gli aviatori, le storie ed i ritrovamenti dell’Operazione Avalanche.

La storia del B-17 è stata approfondita insieme a Luigi Fortunato e Gigino Vitolo, residente nella frazione ai piedi della collina, mettendo insieme documentazione storica, testimonianze e tracce ancora presenti sul territorio.

È proprio questo lavoro a consentire oggi ai discendenti di quei militari di dare un volto e un luogo a vicende che, per decenni, sono rimaste confinate nei documenti militari e nei ricordi familiari.

«La guerra non finisce quando tacciono le armi»

«Cheri ha attraversato l’oceano per ricordare un familiare morto durante la guerra», racconta all’Ansa Vincenzo Pellegrino, presidente dell’Associazione Salerno 1943.

Un viaggio che, secondo Pellegrino, dimostra quanto sia ancora viva la memoria dell’Operazione Avalanche e di quegli uomini arrivati in Italia da migliaia di chilometri di distanza.

«L’Operazione Avalanche non è soltanto una pagina nei libri di storia: è ancora dentro le famiglie, anche a migliaia di chilometri di distanza», sottolinea.

E il viaggio di Cheri Stewart sembra racchiudere proprio questo significato: la memoria di una guerra può attraversare le generazioni, superare oceani e decenni e tornare esattamente nel luogo in cui tutto ebbe fine.

«Se dopo oltre ottant’anni una donna attraversa un oceano per raggiungere il luogo dove è morto suo zio – conclude Pellegrino – significa che le conseguenze di un conflitto non finiscono quando tacciono le armi. Conservare queste storie significa ricordare il valore della pace».

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