Giugliano – L’inchiesta sui poliziotti corrotti e i falsi verbali sulle auto rubate è solo all’inizio e promette di allargarsi a macchia d’olio. Gli investigatori della Procura di Napoli Nord sono infatti convinti che dietro i tre agenti arrestati ci sia una vera e propria rete di complicità.
Nel mirino degli inquirenti sono finiti avvocati, tecnici, periti assicurativi, ma anche ricettatori e meccanici compiacenti. Una filiera criminale in piena regola, necessaria per far funzionare un meccanismo illecito complesso che richiede precise competenze e diversi passaggi formali.
La trappola dei colleghi
L’operazione è scattata nelle scorse ore, portando quattro persone – tra cui tre poliziotti in servizio al Commissariato di Giugliano in Campania – agli arresti domiciliari con le accuse di associazione a delinquere finalizzata al falso e alla simulazione di reato. A condurre le indagini, coordinate dalla Procura, sono stati gli stessi agenti del commissariato di Giugliano, partiti dai sospetti nati su alcune anomalie all’Ufficio controllo del territorio.
Per mesi, gli investigatori hanno dovuto lavorare fianco a fianco con le presunte “mele marce”, mantenendo una facciata di assoluta cordialità per non compromettere l’inchiesta. Una volta ricostruito il modus operandi del gruppo, è scattata l’informativa decisiva.
Il business dei pezzi “fantasma”
Il sistema truffaldino ideato dagli indagati mirava a ottenere risarcimenti gonfiati dalle compagnie assicurative. Il meccanismo era semplice ma redditizio: i poliziotti infedeli mettevano a verbale il ritrovamento di auto precedentemente denunciate come rubate, dichiarando però il falso. Nei documenti ufficiali attestavano che i veicoli erano stati “cannibalizzati”, ovvero privati di componenti e pezzi di ricambio di altissimo valore economico.
Questo permetteva ai proprietari delle vetture di presentare alle assicurazioni richieste di rimborso astronomiche. Peccato che, dai successivi controlli tecnici sui veicoli, sia emerso che quei pezzi costosi non erano mai stati toccati ed erano ancora saldamente al loro posto.
Un trucco antico e le fatture false
Si tratta di un espediente ben noto nel mondo delle truffe assicurative, un tempo limitato ai falsi incidenti e oggi “aggiornato” grazie alla complicità di chi indossa la divisa. Gli agenti compiacenti firmavano verbali in cui il valore dei danni sfiorava quasi quello dell’intera vettura. Una collaborazione “esterna” che, secondo chi indaga, non avveniva certo per carità cristiana, ma in cambio di benefit e mazzette.
Il castello di carte è crollato davanti alle perizie tecniche. Inutili i tentativi di alcuni indagati di dimostrare la veridicità dei danni esibendo fatture di riparazione “farlocche”: gli accertamenti scientifici hanno confermato che quelle auto non avevano mai subito alcun intervento meccanico.
Approfondimento
Giugliano sotto choc: tre poliziotti del Commissariato coinvolti in una rete criminale che
falsificava verbali su auto rubate.
Non è solo corruzione, ma un sistema articolato che coinvolge avvocati, tecnici e meccanici compiacenti.
Un meccanismo complesso, smascherato dalla Procura di Napoli Nord, che tradisce la fiducia
dei cittadini e mina la sicurezza.





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