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L'inchiesta

Giornalisti e politici alla corte di Valterino per organizzare la candidatura di Ranucci

Dall'indagine emerge con chiarezza il "piano politicio" di Lavitola che coinvolge nell'organizzazione non solo Ranucci ma anche Paolo Mieli e l'ex leghista Michelino Davico
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Giornalisti E Politici Alla Corte Di Valterino Per Organizzare La Candidatura Di Ranucci 2026 08 12
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Un progetto politico intorno al quale Valter Lavitola aveva aggregato il gotha del giornalismo italiano.

Sigfrido Ranucci proiettato in politica non è mai stato un progetto segreto negli ambienti culturali e giornalistici che frequentavano la risto-pescheria di Lavitola a Roma.

Un piano partito da lontano e che aveva come obiettivo, in primo luogo quello di convicere lo stesso ‘candidato’ Ranucci e aggregare intorno a lui personaggi capaci di influenzare l’opinione pubblica.

Stamane Valter Lavitola accusato di essere il mandante dell’attentato a ‘fin di bene’ ai danni del conduttore di Report comparirà davanti al Gip Iole Moricca per l’interrogatorio di garanzia. E, qualora decidesse di rispondere alle domande, dovrebbe spiegare anche il malsano movente che ha spinto il faccendiere a organizzare il raid esplosivo davanti alla casa del giornalista il 16 ottobre scorso.

Oggi Lavitola davanti al gip

Aldilà della verità giudiziaria, il progetto politico – poi fallito miseramente – ha sollevato polemiche politiche ma ha anche minato l’etica giornalistica non solo di Ranucci ma anche di un gruppo di ‘notabili’ che hanno collaborato con un personaggio sicuramente discusso, ma anche con precedenti giudiziari di non poco conto.

Dalle carte dell’indagine della Procura di Roma, già nell’ottobre del 2024 aveva gettato le basi del suo progetto su Ranucci, sollecitandolo con insistenza soprattutto via chat. L’ex editore rivolgendosi a Ranucci in afferma senza alcun dubbio: “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente”, per poi aggiungere: “allora ti avrebbe ceduto il posto”.

Nell’ordinanza il gip mette in luce che il 28 ottobre di due anni fa “Lavitola insisteva con le battute tese ad adulare” il giornalista e “a convincerlo a candidarsi alle prossime elezioni politiche, rispondendo ad alcuni messaggi di Ranucci” con la frase: “il discorso di Capodanno, che farai potrebbe anche fare di più…”. E ancora: “Valter non dice sempre cose sbagliate – scrive – oggettivamente saresti se non l’unico uno dei pochissimi leader potabili di questo Paese”.

Ranucci secondo Lavitola doveva diventare “l’aggregante” del Campo Largo

Secondo Lavitola, Ranucci doveva diventare l’aggregante politico del centrosinistra e del cosiddetto ‘campo largo’. Ma l’imprenditore tesseva una rete che tendeva ad evitare la debacle professionale del conduttore e andava aldilà degli schieramenti politici.

Quando Ranucci si trova in grosse difficoltà per gli attacchi del centrodestra alla sua trasmissione Lavitola, da un lato lo sprona a non mollare e dall’altro sembra quasi felice se lo licenziano. In questo caso, il giornalista avrebbe rotto gli indugi per la paventata candidatura.

Nel gennaio del 2025, annota il gip, “Ranucci inoltra a Lavitola alcuni messaggi consecutivi che gli sono stati a sua volta inviati da un soggetto sconosciuto”. Nel primo si legge: “Mercoledì Ruffo ha incontrato braccio dx della Meloni x Report. Stai facendo di tutto per passargli il testimone. Porca troia Sigfrido”. In un secondo invio anonimo si afferma che “ormai sta culo e camicia con tutti loro. Mercoledì  Donz ha detto ke a settembre Report deve passare nelle mani sue xké è ‘quello giusto e comunque tu sei vekkio'”. Nel terzo, più discorsivo, si afferma – come riporta il gip -, “ho sentito poco fa uno di quei comunicatori lobbisti che gravitano attorno alla politica e mi ha detto, parlando del più e del meno e di Report, che il tentativo sarà quello di mettere quel signore lì e dargli un mandato in discontinuità con te”.

Il progetto di candidare “l’amico conduttore alle future elezioni” inizia ad assumere maggiore concretezza nei primi mesi del 2025. Lavitola gli comunica “che aveva in animo – si legge nelle carte – di commissionare un sondaggio sulla popolarità dei personaggi pubblici, finalizzato a verificare l’indice di gradimento del giornalista, propedeutico a una discesa in campo politico”. La sua intenzione di fare commissionare un sondaggio sulla popolarità dei personaggi. “Appena ho un po’ di soldi, io faccio commissionare un sondaggio sulla popolarità dei personaggi: vogliamo scommettere sui risultati??”, gli scrive in chat.

Nei primi mesi del 2026, dopo l’eclatante attentato e la risposta ‘mediatica’ a favore di Ranucci, Lavitola torna a sognare in grande per la candidatura. Quello del faccendiere – condannato nel 2013 per tentata estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi, in merito alla vicenda delle escort – è un piano istillato nella mente di Ranucci giorno per giorno che coinvolge di volta in volta personaggi politici e esponenti del mondo del giornalismo.

Dalle carte emerge un legame amicale e confidenziale di Valter Lavitola con persone che non potevano non conoscere i trascorsi e la personalità del faccendiere che aggregava intorno al progetto Ranucci esponenti politici e personaggi del mondo della cultura bipartisan. Per mettere a punto le domande del sondaggio, Valterino si è avvalso dell’aiuto di giornalisti come Paolo Mieli, oltre che dello stesso Ranucci, e dei ‘pareri’ di Stefano Cappellini, nominato recentemente direttore de La Repubblica.

Cappellini, sentito dagli inquirenti, ha confermato di essere stato contattato da Lavitola che gli aveva svelato il piano e il nome del suo candidato, ma di essere estraneo alle manovre del faccendiere salernitano. D’altra parte, a confermare il coinvolgimento del nuovo direttore di Repubblica è stato lo stesso Ranucci che si risente, nei messaggi scambiati con l’amico Lavitola, del coinvolgimento del giornalista: “Ma perché gli hai detto Ranucci? Ranucci non si candiderà mai” scrive il conduttore di Report.

L’obiettivo del faccendiere, probabilmente, era quello di creare la massima ‘pubblicità e condivisione’ intorno alla sua idea, coinvolgendo personaggi influenti del mondo della cultura. Quasi sicuramente, la candidatura del conduttore di Report è stata al centro delle tavolate al ristorante Cefalù, luogo in cui si aggregavano spesso noti personaggi televisivi e politici.

L’ex leghista Davico intermediario del sondaggio

Nelle carte dell’inchiesta che ruota attorno a Sigfrido Ranucci, a proposito di politici si narra anche del ruolo di Michelino Davico, leghista, ex senatore ed ex sottosegretario all’Interno in uno dei Governi Berlusconi, citato negli atti per il suo ruolo di intermediario in un sondaggio sul possibile ingresso del giornalista in politica.

Davico non è indagato, il suo nome compare nelle conversazioni e nella documentazione acquisita dagli investigatori in relazione ai rapporti con Valter Lavitola, al quale sarebbe stato legato da un rapporto di amicizia.

Il passaggio riguarda una ricerca commissionata alla società Izi, intitolata Studio sul potenziale elettorale, immagine e credibilità politica di Sigfrido Ranucci per valutare la notorietà del conduttore e il suo eventuale potenziale elettorale nel caso di una candidatura.

Negli atti vengono citati documenti, proposte tecnico-economiche e messaggi scambiati su WhatsApp. In particolare, viene richiamato un messaggio del 6 luglio scorso accompagnato dal file relativo allo studio preparato per Izi. La documentazione contiene anche le osservazioni di un ricercatore sulla formulazione del questionario e sulla necessità di misurare correttamente la notorietà spontanea del giornalista.

Nel quadro dell’inchiesta, il sondaggio assume un significato determinante rispetto al movente dell’attentato. Resta da chiarire, quale fosse l’obiettivo concreto di Lavitola e perché anche l’ex senatore sia stato coinvolto nella sua elaborazione.

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