LA FAIDA DI POGGIOREALE

Napoli, Raffaele Cinque aveva tentato di uccidere la sorella dei Bove prima di essere ammazzato

Il 50enne fu giustiziato all'alba del 21 gennaio 2024 dopo un'escalation di violenza iniziata a Santo Stefano: fatali i dissidi per la gestione dello spaccio
Ascolta questo articolo ora...
Caricamento in corso...

Napoli – Una spietata caccia all’uomo culminata in un’esecuzione spietata. Erano le 6 del mattino del 21 gennaio 2024 quando un commando armato fece irruzione nell’appartamento di via Dello Scirocco, nel rione Stadera a Napoli.

L’obiettivo era Raffaele Cinque, 50enne con numerosi precedenti di polizia per reati associativi e ritenuto intraneo al clan Contini. I sicari, armati di pistole calibro 7,65, aprirono il fuoco esplodendo ben nove colpi. Ferito alla schiena,

Cinque tentò un’estrema e disperata fuga lanciandosi dal balcone della cucina. Ma i killer non gli lasciarono scampo: affacciatisi a loro volta dal balcone, lo finirono mentre era riverso al suolo con un colpo di grazia alla testa.

Oggi, le indagini della Squadra Mobile di Napoli, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno chiuso il cerchio su quell’efferato delitto. In manette sono finiti tre dei quattro presunti componenti del commando di morte: Giuseppe Bove, Salvatore Bove e Gennaro Ziccardi. Nelle stesse ore, la Polizia di Stato ha blindato il quartiere Poggioreale con un blitz che ha visto decine di perquisizioni alla ricerca di armi e droga nelle roccaforti del gruppo criminale.

L’escalation di sangue e le vendette incrociate

La morte di Raffaele Cinque non è stata un fulmine a ciel sereno, ma l’epilogo di una scia di sangue e vendette incrociate. L’omicidio era stato preceduto da ben due agguati falliti. Il primo campanello d’allarme suonò il giorno di Santo Stefano del 2023. Il 26 dicembre Cinque venne investito da un’auto mentre viaggiava a bordo del suo scooter, per poi essere accoltellato almeno tre volte alla schiena dai rivali.

La risposta della vittima non si fece attendere. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 50enne si rese protagonista del secondo episodio delittuoso: tentò di uccidere la sorella di Giuseppe Bove, uno dei ras oggi finiti dietro le sbarre. Una spirale di violenza inarrestabile che ha portato inevitabilmente alla sentenza di morte eseguita la mattina del 21 gennaio.

La faida interna al clan Contini

Dietro questo botta e risposta armato si celava una profonda spaccatura interna alle fazioni che controllano il quartiere. L’intero scontro è infatti maturato all’interno del clan Contini, colonna portante della temibile Alleanza di Secondigliano. Ad innescare la miccia furono i violenti dissidi legati alla gestione delle piazze di spaccio nella zona della Stadera.

Cinque si era scontrato frontalmente con la famiglia Bove, nota negli ambienti criminali della zona come i “Polpetta”. Un affronto per il controllo del territorio e dei fiumi di denaro derivanti dalla droga che il gruppo egemone non poteva tollerare, sfociato in una sentenza capitale eseguita senza pietà tra i palazzi di via Dello Scirocco.

RIPRODUZIONE RISERVATA

PUBBLICITA

Primo piano

PUBBLICITA