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Il giallo del pentimento

Morto in carcere per Costantino Russo: si era appena pentito. E’ il figlio del boss dei Casalesi Peppe o’ Padrino

Stroncato da un presunto malore a 39 anni. Era stato arrestato a luglio come reggente della fazione Russo-Schiavone e aveva deciso di collaborare con i magistrati. La DDA di Napoli avvia gli accertamenti.
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Morto In Carcere Per Costantino Russo Si Era Appena Pentito E Il Figlio Del Boss Dei Casalesi Peppe O Padrino 2026 08 04
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È avvolta dal mistero la morte di Costantino Russo, 39 anni, figlio del boss del clan dei Casalesi Giuseppe Russo, noto negli ambienti criminali come Peppe ’o Padrino. Il 39enne si è spento all’interno dell’istituto di pena in cui si trovava recluso, secondo le prime ricostruzioni stroncato da un improvviso malore, probabilmente un infarto. +Tuttavia, la Procura della Repubblica di Napoli – attraverso la Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal procuratore aggiunto Michele Del Prete – ha deciso di disporre immediati accertamenti per chiarire senza margine di dubbio le cause del decesso.

La scelta del pentimento e l’avallo della famiglia

A rendere il caso particolarmente delicato è la decisione presa da Russo poco dopo il suo arresto: il 39enne aveva infatti intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia. Una scelta d’impatto rilevante sugli equilibri della criminalità organizzata casertana, approvata e condivisa apertamente anche dalla moglie e dai figli dell’uomo.

È proprio in virtù di questo imminente e prezioso patrimonio informativo destinato agli inquirenti che la magistratura intende fare piena luce sulle circostanze della sua scomparsa.

La reggenza del clan e il blitz dello scorso luglio

Russo era finito in manette lo scorso 7 luglio a seguito di un’operazione congiunta della DIA e della Guardia di Finanza. Secondo le ricostruzioni investigative, l’uomo aveva assunto la guida della fazione camorristica Russo-Schiavone per colmare il vuoto di potere generato dalla detenzione del padre e degli zii Massimo, Francesco e Corrado, storici fedelissimi del capoclan Francesco “Sandokan” Schiavone.

Il sequestro dell’impero finanziario

L’inchiesta sfociata nel blitz estivo aveva svelato un’articolata e fiorente rete di riciclaggio e autoriciclaggio dei proventi illeciti. Le forze dell’ordine avevano eseguito il sequestro preventivo di oltre 14 aziende – per un valore stimato attorno ai due milioni di euro – tra cui gelaterie, bar adibiti alla raccolta di scommesse e rinomati stabilimenti balneari dislocati sul litorale tra Castel Volturno e Pineta Grande, oltre a beni di lusso e a un sequestro di 100 mila euro in contanti.

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